RISVEGLIARSI DA UN SONNO TOSSICO

Articolo pubblicato il 05 novembre 2013
Articolo pubblicato il 05 novembre 2013

La Terra dei Fuochi è l’ultimo scandalo che coinvolge Napoli e le sue terre vicine. Ma lo sversamento di rifiuti industriali, e i roghi di materiali tossici appiccati per mano della criminalità organizzata, sono pratiche che vanno avanti da più di vent’anni. 

Napoli, uscita secondaria d’Europa. La percezione comune di essere l’ultima della classe, il peggior marcatore del campionato. La città dei contrasti, quella del “o la ami, o la odi” che diventa una giustificazione a tanto che dovrebbe essere ingiustificabile. Tra le contraddizioni di Napoli la più pressante è quella di essere fisicamente vicina all’Italia o all’Europa che conta, ma sentirsi la più provinciale tra le città europee che sgomitano per essere all’avanguardia e che senza nemmeno troppa fatica ci riescono.

“Erano anni che non scendevo in piazza, ma non volevo mancare sebbene fossi anche un po’ timoroso. Invece che gran cosa vedere padri tenere per mano i bambini e dare loro un primo esempio di senso civico e di protesta, a loro che dovranno viverla questa terra”. Queste le parole di Aldo, 22 anni, che sabato 26 ottobre è sceso in piazza per manifestare e con lui altre 20.000 persone. Finalmente. 

Parla di terra e non lo fa in modo generico, o casuale: la terra in questione è quella dei comuni di Qualiano, Giugliano, Acerra, Nola, Marcianise, solo per citarne alcuni, ma in realtà riguarda una zona ancor più vasta. Qualcuno azzarda ancora a chiamarla Campania Felix, anche se ormai anacronistico e fuori luogo considerando che quella terra “fertile” è solo un ricordo. Ora tutti la chiamano Terra dei fuochi.

Il problema riguarda lo sversamento illegale di rifiuti, anche tossici, da parte della camorra. I cumuli di rifiuti vengono incendiati ai margini delle strade, a pochi passi da centri abitati o campi di coltivazione, e il danno è fatto appena la prima fiamma è accesa. Non c’è più nessuna qualità italiana di cui vantarsi.   

IL SILENZIO DELLE ISTITUZIONI

Le autorità locali e governative vennero a conoscenza dei fatti nel 1997 dopo le dichiarazione del pentito di camorra Carmine Schiavone, il quale fece luce per la prima volta sul problema. La risposta fu una commissione bicamerale d’inchiesta, ma poi, il silenzio.  

La visione di una coscienza ancora poco matura, era tanto da non poter immaginare cosa quegli incendi realmente significassero. Ora la consapevolezza da adulti spinge a combattere contro l’ennesima pratica criminale, di cui siamo vittime fino ad ora inconsapevoli. È finalmente arrivato il risveglio da questo lungo sonno tossico? 

La manifestazione di sabato è stato un esempio di mobilitazione generale dopo anni in cui qualcosa di simile non avveniva. Una scia umana in corteo, tra i 20 mila e i 30 mila, finalmente reagiva all’immagine di Napoli come scarico d’Europa. Era fatto di persone di ogni età, o estrazione sociale, di ogni quartiere o paese.

e il nostro DIRITTO ALLA SALUTE?

Andrea, 23 anni, studente di medicina, parla di diritto alla salute: “La manifestazione in sé è stata una manifestazione sensata, e già questo per Napoli è tanto. Lo scopo della manifestazione è stato unire tutti contro un diritto che ci è stato tolto in maniera meschina e illegale e cioè il diritto alla salute”.

Sono decenni, infatti, che nelle campagne campane sono sversati rifiuti industriali, provenienti anche dal nord Italia e dal nord Europa. Inoltre per quanto se ne possa dibattere, è ormai confermato che i roghi abbiano un’incidenza fondamentale sull’elevato tasso di tumori che riguarda soprattutto giovani donne e bambini. 

SENTIRE COMUNE

“E’ un tema importante, è l’esigenza di un sentire comune. Vuol dire portare le persone a reagire e questo risultato prova la loro partecipazione e sensibilità” dice Raffaele, impegnato nella tematica da diverso tempo, con la sua compagnia teatrale “Delirio creativo”, al cui tema ha dedicato anche un reportage fotografico. 

Non basta la critica all’incapacità degli organizzatori della manifestazione di ospitare persone competenti (medici specializzati, ingegneri ambientali, agronomi), di dare contenuti validi, informazioni, una proposta concreta, di argomentare in modo valido. 

Non bastano le polemiche che hanno preceduto e seguito la manifestazione, e che riguardano le divisioni tra i diversi movimenti che si occupano della questione (il 16 novembre, il movimento #fiumeinpiena organizzerà una seconda mobilitazione generale, che ha suscitato polemiche da parte degli organizzatori de La Terra dei fuochi).

Non basta nulla di tutto questo ad eliminare i risultati veri, che contano di questo evento, ossia ventimila persone scese in piazza per risvegliarsi da un sonno lungo vent’anni.