Riot Belfast: la bandiera inglese trascina la città nel caos

Articolo pubblicato il 24 gennaio 2013
Articolo pubblicato il 24 gennaio 2013
È difficile scrivere un articolo sulla mia amata Belfast, soprattutto cercando di essere razionali. Secondo Jonathan Drennan, giornalista protestante nato a Belfast: "chi crea disordini lungo le strade non segue la logica ma cerca l’anarchia".

Belfast è tornata in cima alle notizie di cronaca: nelle ultime sette settimane le immagini di bombe molotov, disordini e scontri tra la polizia e i dimostranti sono state diffuse in Europa e in tutto il mondo. Tutto è cominciato quando, con il voto della maggioranza dei consiglieri nazionalisti dell’amministrazione cittadina, si è scelto di limitare l’esposizione della bandiera inglese sul Municipio solo per particolari occasioni e non per tutto l’anno. Gli unionisti protestanti, che vedono riflessa nella bandiera inglese una parte della propria identità, si oppongono, e come spesso accade, si è arrivati alla violenza.

Chi partecipa ai disordini di Belfast non agisce certo a nome della maggioranza dei cittadini e così facendo ha infranto il delicato equilibrio e l’immagine positiva che si era creata. Nelle strade della città, la tensione è palpabile e Belfast rischia di perdere quanto gran parte della cittadinanza ha contribuito a costruire negli ultimi dieci anni. Spesso cerchiamo di trovare una ragione politica o un significato socio-economico per spiegare questi tristi eventi. La decisione di ammainare la bandiera britannica è stata presa troppo alla leggera, tuttavia ci si è arrivati in modo democratico. La vera ragione che sta dietro i disordini è un ossimoro ridicolo quanto la definizione di ‘fuoco amico’. Questo è il motivo: disordine ricreativo.

Belfast rischia di perdere quanto gran parte della cittadinanza ha contribuito a costruire negli ultimi dieci anni

Ogni notte, persone di ogni età creano blocchi nelle strade di Belfast. La violenza è indiscriminata e, ironia della sorte, i più colpiti sono proprio i protestanti e le barricate poste in vari punti della città rendono impossibili le normali attività commerciali, le vere vittime, almeno a sentire chi si dichiara a favore dei disordini. Tuttavia, quando leggi di bambini di otto anni coinvolti nei disordini ti rendi conto che la città nel caos è diventata il loro cortile, i loro giochi sono diventati i sassi e le bombe molotov. La maggioranza dei ragazzini è tranquilla, ma alcuni di loro sono stati trascinati nelle discussioni bigotte e prive di senso che prevalgono sulle altre. All'inizio, nelle zone protestanti dell’Irlanda del Nord si stava dalla parte delle proteste pacifiche, ma ora che questo caos colpisce le loro vite e la loro città la pazienza è terminata. Nella situazione di Belfast sembra di rivedere quella della caduta di Saigon: i costi in termini di sicurezza e sulle attività economiche del centro sono saliti alle stelle. Il vero danno però riguarda l’immagine di Belfast ed è quasi impossibile da quantificare.

Questo articolo è pubblicato grazie all'attività del gruppo cafebabel.com Dublin, il nostro nuovo local team di blogger, giornalisti e fotografi di base nella capitale irlandese. In attesa del blog dedicato alla città di Dublino, qui la pagina facebook.

Image: (cc)Michal Osmenda/ flickr; video: Russia Today/YouTube