Rifugiati a Parigi: "Un paio di giorni e ricostruiranno il campo"

Articolo pubblicato il 14 novembre 2016
Articolo pubblicato il 14 novembre 2016

In solo sei ore le forze dell'ordine francesi hanno smantellato "la macchia di Parigi": una tendopoli vicino alla stazione della metro Stalingrad, al centro di una capitale che dimostra di non avere politica efficace in materia di immigrazione. Ma dove ne andranno ora queste persone? 

Non è ancora chiaro quante persone abbiano vissuto  nella più grande tendopoli di Parigi situata sotto i binari della metro. Secondo i media francesi si tratta di un numero variabile tra le 2.500 alle 3.500 persone, che alloggiavano al di sotto di una sopraelevata nel centro della capitale francese, nei pressi di Canal St. Martin, in tende acquistate da loro stessi o fornite da volontari.

Ogni giorno da qui passano centinaia  di auto, insieme ad altre centinaia di passanti che cambiano strada per sfuggire al penetrante odore di urina. La notte non va meglio: è in questo momento della giornata che la tendopoli si rianima, rendendo la propria presenza quantomani evidente a chi decide di trascorrere la propria serata sul canale.

Oggi solo alcuni sporadici piatti di plastica o resti di tenda ricordano chi ha abitato questo luogo fino a qualche giorno fa, quando le forze dell'ordine francesi hanno sgomberato l'intero campo profughi di fortuna nel centro di Parigi. 

La polizia riporta che questi profughi, ormai senzatetto, verranno ospitati nei centri d'accoglienza della banlieu parigina. Ma non è così semplice.

«Un paio di giorni e ricostruiranno il campo» ci dice Youssef, un rifugiato siriano che ha alloggiato per un po' di tempo nel campo e poi da amici in un appartamento. Quella mattina in cui hanno smantellato il campo Youssef è corso alla stazione metro, ma è stato fermato da dei poliziotti. Una fotografa e un attivista che si trovano con lui sono convinti che i profughi saranno solamente portati via dalle autorità competenti per essere registrati,  ma solo le donne e i bambini avranno un posto nei centri di accoglienza.

«Così si distruggono solo le tende, che spreco!» si lamenta la fotografa. Anche lei è sicura che i profughi e coloro che li appoggiano ripianteranno delle tende, e si arrabbia perché tutto ciò potrebbe venire smontato e impacchettato dai profughi stessi e dai loro aiutanti senza bisogno di un intervento così radicale.

Questo è stato il sesto smantellamento del campo alla stazione metro Stalingrad quest'anno. Però è stato il più radicale finora, ed ha avuto luogo proprio una settimana dopo lo sradicamento della cosiddetta giungla di Calais, il più grande campo profughi della Francia. Quanto ci metteranno a tornare qui, senza sistemazioni adeguate?