Rifugiati a Idomeni: così vicini eppure così lontani

Articolo pubblicato il 28 aprile 2016
Articolo pubblicato il 28 aprile 2016

Idomeni è una piccola cittadina al confine tra Grecia e Macedonia. Centro di transito dei migranti provenienti dalla rotta dei Balcani. Questo luogo così anonimo e tranquillo è diventato un grande campo profughi pieno di tende. Un'opinione.

Il ritmo di vita tranquillo, tipico delle zone rurali, è stato interrotto dal transito frequentissimo dei migranti. Dal momento in cui i Paesi balcanici hanno deciso di chiudere le frontiere, la vita ad Idomeni è caratterizzata da attese, difficoltà ed insicurezza.

Più di 10.000 uomini, donne e bambini sono accampati qui, tra rifiuti e tende, in attesa che i governi e le istituzioni europee trovino una soluzione che possa permettere loro una vita libera e lontana dalla miseria e dalla guerra. 

 

La maggior parte di loro proviene dalla Siria, dall'Iraq, dall'Afghanistan e dal Kurdistan. Uomini e donne che, fuggiti dai loro Paesi in guerra e tormentati da una estrema povertà, una volta arrivati in Europa vengono respinti e costretti a vivere in condizioni molto difficili.

Il grido silenzioso che  proviene ora da Idomeni, piccolo villaggio di confine tra Grecia e Macedonia, ha raggiunto tutto il mondo. Si tratta di un grido silenzioso e potente, che richiede accoglienza e giustizia, ma come risposta riceve solo indifferenza, paura e chiusura delle frontiere.

Il paradosso diviene ancora più preocccupante se si considera che Idomeni si trova in Europa, e precisamente in Grecia, culla della civiltà europea. È incredibile che nel 2016 chi fugge dalla guerra e arriva in Europa non viene ben accolto, ma è respinto. Se si pensa a Idomeni, l'Europa rappresenta un continente pieno di divisioni, risentimenti ed egoismi. La situazione al confine greco-macedone, come del resto negli altri campi sparsi per la Grecia, è davvero preoccupante. È ancora più scandalosa se vista attraverso gli occhi di un bambino.  

Il 40% degli abitanti di Idomeni sono minorenni ed anch'essi sono esposti ad una vita precaria e complessa. È confortante, però, vedere che nonostante le difficoltà i bambini continuano ad alimentare le loro speranze, i loro giochi ed i loro sogni, più di quanto probabilmente sappiano fare gli adulti. La loro voglia di vivere e di immaginare un avvenire diverso emergerà da questo ambiente degradato e dall'egoismo dei Paesi europei. 

Attualmente Idomeni, nonostante si trovi nel cuore dell'Europa, appare così lontana... In questi ultimi mesi, molti attivisti e volontari hanno cercato di ridurre questa distanza distribuendo aiuti, vestiti, cibo, organizzando attività per bambini e fornendo cure mediche. Vi sono anche molte attività di volontariato, frutto del lavoro di cittadini provenienti da tutto il mondo. È un'esperienza di solidarietà molto intensa, a volte commovente, che dà speranza e fiducia, per non lasciare soli gli uomini e le donne di Idomeni. E per dimostrare che un'Europa aperta, accogliente e solidale non è un'utopia.