Riflessioni sull'attacco al Charlie Hebdo

Articolo pubblicato il 13 gennaio 2015
Articolo pubblicato il 13 gennaio 2015

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Rientrando dalle vacanze con ottime aspettative per il nuovo anno, i miei pensieri sono stati messi in prospettiva dal crudele attacco al settimanale satirico “Charlie Hebdo” di Parigi. 

Il  7 gennaio 2015 non verrà dimenticato: sarà parte della storia. Dodici vite spezzate, dodici esseri umani colti di sorpresa da tre individui armati  che hanno brutalmente messo fine alle loro vite. Perché? A causa di un disegno satirico sul Profeta islamico. Abbiamo appena raggiunto il preoccupante punto in cui il fanatismo ha cozzato con i princìpi fondamentali della libertà d'espressione. 

Nonostante manchino reali prove, sappiamo che si è trattato di un chiaro attacco terroristico in nome dell'Islam. Non soltanto perché abbiamo sentito “Allahu Akbar” in uno dei video registrati da un cittadino, ma anche perché l'attacco è avvenuto subito dopo la pubblicazione di un'edizione satirica su“Muhammad”.

Dinfonte a questo atroce evento, metto in luce alcuni punti importanti di cui tenere conto. Primo, non dobbiamo condannare l'intera comunità Islamica (specialmente in mancanza di molti dettagli importanti della tragedia). Abbiamo già sentito molte voci Islamiche condannare questa carneficina, e mostrare il loro supporto alle vittime e alle loro famiglie. Inoltre, un paio di giorni prima dell'attentato al “Charlie Hebdo”, abbiamo avuto testimonianza di massimo supporto da parte di cittadini tedeschi contro il Pegida Movement, un gruppo anti-islamico, a Dresden e Köln. Vediamo dunque mobilitazione e supporto nei confronti dei Musulmani, che dimostrano quanto civile possa essere l'Europa in caso di situazioni estremamente importanti. Ciononostante, dopo il brutale attacco, abbiamo visto diverse moschee diventare oggetto di vandalismo. Questo è il giusto ringraziamento? Assolutamente no.

Commettendo questo gesto, i terroristi hanno cercato di seminare la paura tra i cittadini ed i governi. Non possono vincere. Sappiamo che gli atti terroristici sono necessariamente collegati ai mezzi di comunicazione. Sappiamo che i media vivono di situazioni tragiche come quella di “Charlie Hebdo”, sappiamo che ne hanno bisogno per vivere, ma ora sappiamo anche come questa disgrazia abbia profondamente colpito la comunità giornalistica. Tutto il supporto arrivato dalle altre testate è stato impressionante ed incoraggiante. Non dimenticheranno, non perdoneranno.  

La Western Community vede “Charlie Hebdo” come il nuovo 11 settembre, e questo avrà ripercussioni in tutta Europa. A cominciare dalle misure di sicurezza, ora pià severe che mai. Le leggi sull'immigrazione lo saranno allo stesso modo. Ma un preoccupante dubbio serpeggia ora nell'Unione Europea: i partiti di estrema destra vinceranno grazie a questo caotico sentimento di instabilità?  Sfortunatamente la risposta sembra essere positiva, perché il sentimento di paura diffusa potrebbe essere abbastanza forte da spingere le persone verso politiche discriminatorie e xenofobiche.