Riflessioni sul referendum scozzese: l'impegno politico e quel 45%

Articolo pubblicato il 03 ottobre 2014
Articolo pubblicato il 03 ottobre 2014

Attenzione, questo articolo non è stato ancora editato, né pubblicato in alcun gruppo

Il risultato più importante del referendum scozzese è stato quello di coinvolgere una nuova generazione nel proprio futuro politico. 

Giovedì, dopo due anni di dura campagna elettorale per entrambe le parti del dibattito, gli scozzesi hanno votato contro l'indipendenza. Sebbene il risultato non sia per niente simile a quanto era stato previsto nei sondaggi, una minoranza significativa di elettori é convinta delle ragioni a favore - appena sotto il 45%.

L'affluenza del 84,59%, storicamente alta per la Scozia, equivale a più di 1,6 milioni di persone. Quindi, nonostante l'evidente vittoria della campagna contro l'indipendenza, la fiducia nelle idee politiche di Westminster - e nel sistema politico del Regno Unito nel suo insieme - resta fragile.

Chi fa parte di questo 45%? E perché hanno votato in quel modo? Una breve analisi di tali domande - secondo i risultati del sondaggio post-referendum di Lord Ashcroft - porta a un'interpretazione confortante del futuro impegno politico, sfidando così la tendenza solitamente diffusa in tutta Europa dell'apatia dell'elettorato. Se dobbiamo tentare di promuovere tale impegno, quest'azione avrà ripercussioni anche sulla politica europea.

Il 45% sono i pragmatici

Tra coloro che hanno votato Sì, il 74% ha affermato che un importante elemento nella loro decisione era rappresentato dall'insoddisfazione nei confronti della politica di Westminster, piuttosto che da cause nazionaliste o economiche. Oltre la metà ha preso la decisione finale sulla direzione da seguire meno di un anno prima del voto.

Al contrario, chi ha votato No era principalmente preoccupato di mantenere la moneta, e il 72% ha detto di aver maturato la decisione più di un anno prima del voto o di aver sempre saputo come avrebbe votato.

Il 45% sono i giovani

La differenza generazionale nell'atteggiamento elettorale è stata davvero marcata.  Il 73% degli elettori dai 65 anni in su ha votato No. Il diritto di voto a questo referendum è stato discutibilmente allargato ai giovani di 16 e 17 anni - tutti per la prima volta elettori, che hanno scelto di impegnarsi ed erano in gran maggioranza a favore dell'indipendenza (71%).

In aggiunta, sabato il gruppo sostenitore del Sì Yes Scotland ha riferito sui social network che in 48 ore i sostenitori del Sì, i tre partiti politici a favore - il Partito Nazionale Scozzese, il relativamente piccolo Partito Verde e il Partito Socialista Scozzese - avevano acquisito circa 5800 nuovi membri. La Scozia è pronta a continuare nell'impegno politico.

Le persone si impegnano quando gli viene data voce.

Da un'ottica scozzese, l'affluenza alle urne è stata storica. Vale la pena notare che l'affluenza in altri referendum sull'indipendenza in altri paesi è stata anche eccezionalmente alta - ad esempio nel 1995 nel Quebec fu 93.5%. Ciò sta a significare che quando la gente si rende conto che ha la possibilità di attuare un cambiamento reale e duraturo, di solito si sente più coinvolta. E' una lezione per l'Unione Europea.

Il Partito per l'Indipendenza del Regno Unito (UKIP) ha guadagnato un notevole consenso - specialmente alle ultime lezioni europee - in relazione a una sentita perdita della sovranità, ostacolo per la democrazia, dovuto alle istituzioni europee apertamente burocratiche.

L'ascesa dell'UKIP rivela uno squilibrio democratico più ampio tra le istituzioni europee e i cittadini.  In una recente lettera aperta indirizzata a Jean Claude Juncker, Presidente della Commissione Europea, il direttore del giornale New Europe ha sottolineato il bisogno dell'Europa di affrontare tale questione: "Aprite l'Europa ai suoi cittadini. I funzionari di ogni grado della Commissione devono smettere di nascondersi alla gente e alla stampa ... si devono aprire alle persone."

Se l'Europa imparasse la lezione da questo referendum e si sforzasse di entrare in contatto in modo più diretto con i cittadini dei Paesi Membri, comunicando i propri obiettivi e la propria filosofia, riusciremmo a promuovere un interesse politico, giovane e pragmatico e a creare essenzialmente una società europea più democratica.