Richieste asilo nell’Ue: un disastro

Articolo pubblicato il 19 marzo 2009
Articolo pubblicato il 19 marzo 2009
Europarlamentari, Unhcr e ong sottolineano le falle del regolamento Dublino II, mentre la Commissione decide di lanciare un ufficio per migliorare le pratiche. Ecco i principali punti del rapporto della Commissione libertà civili e le critiche delle Ong.

Alla fine del 2007 erano 1,4 milioni i rifugiati nell’Ue provenienti da paesi in guerra o nazioni in cui i diritti umani sono violati. Il numero è in continuo aumento e ciò provoca problemi nell’accoglienza e nell’esame delle domande. Per risolverli, la Ce ha deciso di creare un Ufficio di sostegno per l’asilo. L’esecutivo ha così accolto le proposte del Consiglio e le segnalazioni del Parlamento che, il 5 febbraio scorso, ha approvato con 487 voti favorevoli il rapporto della Commissione libertà civili, giustizia e affari interni presentato da Martine Roure. Con il suo rapporto, la commissione LIBE ha chiesto all’esecutivo di studiare strumenti per rendere più semplice il compito degli Stati membri sottoposti a un alto flusso di rifugiati. Si riempirebbero così le falle del regolamento Dublino II, che sancisce le regole per determinare qual è lo Stato membro competente per l’esame delle domande di asilo.

Condizioni dignitose per i richiedenti asilo. Il rapporto Roure denuncia che le misure in vigore spesso non sono ben applicate, soprattutto quelle sui diritti fondamentali dell’Ue e dell’uomo Va migliorata l’accoglienza e, soprattutto, l’assistenza giuridica dei richiedenti asilo, operazione che richiede la presenza di esperti e interpreti.

Armonizzazione delle regole. L’Alto Commissariato dell’Onu per i Rifugiati (Unhcr) evidenzia che l’armonizzazione iniziata dal regolamento Dublino II ha creato una maggior ristrettezza nell’ammissione dei richiedenti asilo. Nel discussion paper sul regolamento sono sottolineati i differenti modi di agire degli Stati, a partire dalla notifica dell’esame della domanda, il trattamento dei minori non-accompagnati, il ricongiungimento familiare. La “clausola di sovranità”, che permette a uno Stato membro non competente di vagliare una domanda d’asilo per «considerazioni politiche, umanitarie o pratiche », non è usata mai in Belgio, Cipro, Grecia, Lituania, Polonia, Portogallo e Slovenia. L’uso della clausola umanitaria è restrittivo e cambia di Stato in Stato. L’Unhcr consiglia di estendere l’applicazione delle due clausole, soprattutto per evitare la separazione familiare.

Foto, Neno / FlickrCentri di detenzione. Durante la discussione in Parlamento, uno dei temi più dibattuti è stato il centro di Lampedusa. Maria De Donato, responsabile giuridica del Consiglio Italiano per i Rifugiati Onlus (Cir) denuncia la grave situazione dopo il provvedimento del governo che dal gennaio 2008, blocca i trasferimenti ad altri centri. Ora ci sono 1800 persone, mille più del limite massimo. Il problema di Lampedusa è l’assenza di associazioni e avvocati che assistano legalmente i profughi: «La commissione di eleggibilità era stata trasferita a Lampedusa, ma mancava tempo per l’esame dei dossier e per il contenimento degli arrivi», dichiara De Donato. «Quando si fa la richiesta d’asilo, la registrazione avviene dopo molte settimane, provocando rischi ai richiedenti», specifica. «La procedura dovrebbe avvenire in 35 giorni, ma passano mesi prima che l’esame avvenga, tra gli otto e i nove a Roma. Poi, ne passano altri due per la notifica. Vivono in un limbo». Per tale ragione l’ Unhcr consiglia la riduzione dell’attesa.

Minori. Molte le preoccupazioni per i minori non accompagnati. Il discussion paper dell’Unhcr mette in allerta sull’applicazione dell’art. 6 del Dublino II, mentre l’associazione France terre d’asile ha espresso timori sulla loro detenzione in zone d’attesa alla frontiera, sulla rappresentanza legale e sull’accesso alla protezione. «Ci sono molti adolescenti che, arrivati in Italia, si dichiarano adulti per poi andare in Inghilterra o in Norvegia», dice la dottoressa del Cir, «Però, una volta arrivati in questi Stati, si scopre che sono minorenni e vengono rispediti in Italia». Quindi, continua, «bisognerebbe chiarire la procedura in ambito europeo omologando le analisi mediche per valutare l’età, e le procedure da adottare». Per l’Unhcr bisognerebbe invece individuare delle pratiche specifiche basandosi sulla Convenzione dei Diritti dell’Infanzia.

Violazione dei diritti. Un altro problema è il rispetto dei diritti negli Stati membri: «In Grecia i profughi subiscono violazioni dei diritti umani, privi di assistenza e di possibilità di essere considerati rifugiati. Quando agli afgani arrivati in uno Stato membro attraverso la Grecia si dice che devono ritornarci, preferiscono rischiarare la clandestinità, vivendo in un paese più civile, privi di documenti, come delle ombre, dei fantasmi». L’Ufficio di Supporto per l’Asilo sarà attivato solo nel 2010. I suoi impiegati avranno un carico di lavoro considerevole per migliorare le condizioni di quanti sono in fuga da situazioni difficili.