Revolushow: la graphic novel che sovverte "i giorni nostri"

Articolo pubblicato il 24 maggio 2016
Articolo pubblicato il 24 maggio 2016

Alessandro Caligaris e Antonio L. Falbo presentano a Firenze Revolushow: la prima graphic novel che trasforma i lettori in telespettatori. Disegni graffianti, battute taglienti e tanto altro ancora per un libro che ha un ritmo incalzante. Tutti pronti per la pseudo-rivoluzione 2.0? Recensione.

Mentre le persone (inutili) come me, che non sanno fare niente, si rilassano bevendo economiche birrette alla spina e curiosando tra i banchetti di fumetti, tanti ragazzi e ragazze – che fanno cose fighissime, come calchi in gessodisegni su dischi 43 giri e fumetti con le fototessere dei propri amici molesti – lavorano indefessi. Questa è più o meno un'istantanea della due giorni di live painting, organizzata dallo Studentato autogestito Ponte di Mezzo presso lo Spazio autogestito del polo di Scienze Sociali a Novoli. Finalmente un po' di colore sui tristi e grigi muri di "Novograd", com'è stato ribattezzato dagli studenti questo angolo di Firenze, tra il polo universitario e il nuovo Palazzo di Giustizia.

In questa atmosfera piacevole e allegra per grandi, piccini e animali domestici al seguito, gli ospiti d’onore sono Alessandro Caligaris, disegnatore, ed Antonio Lorenzo Falbo, giovane e sorridentissimo scrittore torinese, autori della graphic novel Revolushow, pubblicata dalla lungimirante casa editrice Eris.

La proiezione distopica di un talk show senza fine

È davvero difficile raccontare a parole che cosa sia questo immenso romanzo a fumetti: 197 pagine di disegni letteralmente ininterrotti, che hanno richiesto oltre un anno di sudore e inchiostro, una sintesi perfetta di una serie di fenomeni sociali e da baraccone di cui pullulano le nostre vite reali e virtuali. Le pagine seguono il filo ininterrotto della diretta di un grottesco talk show (intitolato appunto "Revolushow"), un espediente narrativo che pone l’osservatore nel duplice ruolo di lettore e di spettatore. In una proiezione distopica popolata da personaggi assurdi, King Hashtag, un mezzo-uomo ricoperto di videocamere – più ego che centimetri di altezza – conduce il programma che oggi, udite!, udite!, avrà l’onore di ospitare il personaggio più chiacchierato del momento: il supercattivo in "odore di santità", il benefattore con le mani sporche di sangue, niente po’ po’ di meno che il boss del Bazura Empire! Da questo momento in poi si snodano una serie di eventi che, come direbbe Lefty Ruggiero, "che te lo dico a fare".

Alcuni contributi video, con tanto di inviati speciali, ci tengono aggiornati su quanto succede Fuori: fuori dallo studio televisivo, fuori dalle mura, fuori dalla porta, in quel Fuori che si ha troppa paura che entri Dentro. A quanto pare fuori, insomma tra una cosa e l’altra, tra un like ed un commento alla diretta TV, c'è la rivoluzione. Ma non è una rivoluzione priva di ombre: i suoi protagonisti sono caricature deformi, sono invasati senza arte né parte che pensano di poter fare la lotta di classe, sempre che accettino la "classe" come una categoria ancora valida – il povero Karl Marx a forza di rigirarsi nella tomba avrà scavato un tunnel – dietro lo schermo del proprio PC.

Senza vie di fuga

In questo libro non si può parteggiare per nessuno, fatevene una ragione. Tutto è descritto in un modo così sorprendentemente efficace ed allo stesso tempo sottile, che renderebbe gli autori meritevoli di una laurea ad honorem in sociologia. I testi di Antonio sono diretti ed incisivi, l’inconfondibile tratto di Alessandro funziona da catalizzatore di energia: l’impatto è forte, impossibile non restare entusiasti. In questo libro-trasmissione c’è tutto. In ordine sparso: fondamentalismi religiosi, rosso-brunismo, cultura pop, autoironia, hashtag, antieroi (ma non eroi), poliziotti violenti, scontri, vegane radicali, profezie, sosia, autoreferenzialità, citazioni di Jacques-Louis David, e finalmente una totale assenza di moralismo e buonismo. 

Revolushow è da leggere e da scoprire, possibilmente più di una volta. Ci ricorda tutto sommato che nessuno può salvarsi dalla forza manipolatrice dei luoghi comuni e delle frasi fatte, e che – è proprio il caso di dirlo – affinché tutto resti uguale è necessario che tutto cambi. È una spassionata, travolgente e a tratti violenta canzonatura dei così detti "giorni nostri", che non risparmia nessuno e che fa riflettere su cosa significhi "consapevolezza". Perché senza consapevolezza, per fare la rivoluzione non ci resta che la birra del discount. E visto i tempi che corrono, neanche più quella