Renzi a Dakar: i giovani e il nostro futuro

Articolo pubblicato il 03 febbraio 2016
Articolo pubblicato il 03 febbraio 2016

Il Premier a Dakar: i giovani sono il nostro investimento più grande, urge soccorrere la cultura e l'Università, laboratorio in cui si formeranno le menti che guideranno il futuro dei nostri Paesi. L'Italia è vicina al Senegal approvando la cooperazione intellettuale ed economica tra le due Nazioni. Riflessione di una studentessa italiana all'Università Cheikh Anta Diop di Dakar.

Il viaggio in Africa Occidentale di Matteo Renzi si è concluso con la visita del Premier all'Università Cheikh Anta Diop di Dakar. Il Senegal è stata infatti l'ultima tappa, dopo Nigeria e Ghana, della rapida visita del Presidente del consiglio nel continente africano. I punti all'ordine del giorno: lotta al terrorismo, attenzione al fenomeno dell'immigrazione, investimento nella cultura e nei giovani, una considerazione maggiore del ruolo della donna nell'universo economico, politico e culturale. 

La cultura contro il terrorismo

Il discorso dell'ex Sindaco di Firenze si è aperto sull'importanza che la cultura ha e deve avere nella lotta al terrorismo. Un problema che il Senegal non deve affrontare in prima persona, ma che è ormai di portata mondiale. Un terrorismo che recluta giovani e di cui sempre i giovani sono le vittime. Occorre essere attenti alle necessità delle nuove generazioni, occorre ascoltarle e tendere loro una mano. E questo è possibile investendo nell'istruzione pubblica per poter dare loro uno spazio di espressione e di crescita. 

C'è bisogno di un'istruzione che porti alla formazione di menti giovani ed illuminate che possano costruire un futuro economicamente importante per il loro Paese, in modo che non ci sia più bisogno di un viaggio disperato attraverso il deserto ed il mare. E proprio in questo campo, Renzi ha sottolineato che l'Italia continuerà ad essere presente ed operativa con ogni mezzo per salvare tutti coloro che si troveranno in difficoltà in mare a causa dell'immigrazione clandestina. 

Giovani a confronto

Il discorso di Renzi non ha interessato solo i giovani senegalesi, bensì anche i giovani europei. Il premier infatti ha confermato la sua posizione a favore dell'Europa unita, parlando più di Europa che d'Italia. L'importanza degli scambi culturali e universitari che vede protagonisti programmi come l'Erasmus, deve aiutare una vera cooperazione tra i giovani provenienti dai diversi Paesi europei. Ma questa cooperazione non deve arrestarsi qui. Occorre che possa espandersi fino in Africa e aprire un dialogo tra gli studenti europei ed africani. Occorre che i giovani costruiscano insieme ed uniti un futuro sicuro per tutti. Un futuro che deve legare passato e presente per uno slancio consapevole nel futuro. 

Il Premier ha sottolineato, alla fine del suo discorso, l'importanza dell'unità dei popoli e l'utilizzo di un nuovo umanesimo che possa essere un antidoto al male del terrorismo. Ha richiesto ai giovani senegalesi di costruire, insieme all'Italia perché no, un futuro solido che ha bisogno di basi importanti, grazie ad energia, intelligenza, pazienza ed entusiasmo. Per costruire il futuro, non c'è bisogno solo di economia, bensì anche di valori ed ideali.

Il vero spirito universitario l'ho trovato in Senegal

Il discorso presidenziale è stato, a mio avviso, molto bello da vedere: nella Salle de Conférence dell'UCAD II abbiamo visto un premier speranzoso, ottimista e caloroso. Che ha parlato sempre e solo in francese, nonostante le difficoltà della lingua, e che ha pronunciato queste parole in maniera molto spontanea. Un perfetto discorso politico che idealmente abbraccio calorosamente.

Ma, caro Presidente Renzi, vedo anche io ciò che succede all'interno dell'Università. Sono una studentessa Erasmus Mundus che dall'Università di Bologna ha intrapreso un lungo percorso, passando da un soggiorno di studi in Francia e finendo in Senegal, all'Università Cheikh Anta Diop di Dakar. Devo ammettere che un vero spirito universitario io l'ho trovato in questa università africana, molto più di quanto l'abbia incontrato nella nostra amata Italia. Non avranno biblioteche fornite come le nostre, il numero dei professori è probabilmente inferiore, da qualche parte la qualità dell'istruzione non eguaglia la nostra. Ma lo spirito degli studenti senegalesi e dei professori è ricco di ideali e di umanità. Quell'umanità che noi riteniamo di avere, ma che purtroppo dimentichiamo da qualche parte nel nostro tempo senza sosta, nell'urgenza delle decisioni da prendere, nella fretta di essere umani. 

Mettiamoci in gioco

Nel nostro Continente, signor Presidente, vedo un'università che sta diventando sempre più una mera macchina economica. Un'università che esattamente come un'azienda è composta da un direttore e dai suoi impiegati; ed in ultima istanza ci sono i clienti: noi studenti. Signor Presidente, lo so che il suo è stato un discorso politico. Un bellissimo discorso che per un giovane pieno di energia ed idealista può dare carica e conforto. La ringrazio per non mancare mai di visitare scuole ed università. Ma la prego, pensi davvero a mettere in pratica ciò che dice. Pensi davvero a far sì che l'Università italiana possa raggiungere quello splendore degno del passato della nostra Nazione. Guardiamo davvero al futuro dell'Italia, perché non sia un Paese abitato da macchine ma da uomini liberi.

Cari studenti, approfittate delle opportunità che l'Università vi dona. Smettiamo di criticare la politica, non si sa fare altro oggigiorno. Ebbene viaggiate, scoprite il mondo, accumulate sapere ed esperienze, e fatene buon uso, prima di diventare "grandi" e veder perdere le passioni e gli ideali della giovinezza. Forse anche i nostri politici prima di rimanere invischiati nei giochi diplomatici, erano giovani pieni di speranze e di ideali. Non diventiamo macchine incollate a degli schermi che non riescono ad esprimersi se non attraverso i social network. Mettiamoci in gioco in prima persona, siate curiosi e desiderosi di muovervi, criticate costruttivamente e costruite davvero il vostro futuro.