Rencontres Henri Langlois: giovani registi in azione

Articolo pubblicato il 14 gennaio 2013
Articolo pubblicato il 14 gennaio 2013
Più intimi e più audaci di quelli dei loro predecessori, i film presentati come saggi di fine anno da 41 giovani registi al festival “Rencontres Henri Langlois”, che si è tenuto dal 30 novembre al 9 dicembre scorso a Poitiers, si distinguono per la loro originalità.

Hanno 24, 26 e 31 anni. Sono croati, inglesi, belgi o tedeschi. E hanno lo stesso obiettivo: stupire e creare meraviglia grazie a una telecamera trasformando la loro passione in vera e propria professione. All’interno delle scuole di cinema, questi registi in erba scrivono storie e poi ne girano un film. Appena diplomati, hanno approfittato del festival internazionale "Rencontres Henri Langlois" come trampolino di lancio per proiettarsi verso quello che è il mondo dei grandi.

Rilevatore di nazionalità

Un film francese si riconosce da lontano, e di solito è ambientato nel mondo ovattato della media borghesia

Il sogno di tutti è quello di dar vita a film universali. Ma improvvisamente il pubblico li fraintende e li sorprende. In Volume, il cortometraggio di 27 minuti presentato al festival, la regista inglese Mahalia Belo conduce lo spettatore in un ambiente pittoresco, quasi indifferente alla scomparsa di uno dei suoi abitanti. “AMonacogli spettatori si sono divertiti. APoitiersil mio film è stato percepito in maniera molto profonda”, si stupisce la giovane donna. Per i registi, le attese del pubblico di solito sono imprevedibili e ben più oscure del lavoro dei loro colleghi.

Il film francese si riconosce da lontano”, sottolinea Sonja Tarokiç, regista croata di 24 anni, “generalmente è ambientato nello scenario ovattato e perfetto della media borghesia”. Per non parlare di questo dettaglio, che la dice lunga: “il cantante o il pianista in un angolo del bar mentre le persone bevono sedute al tavolo: sarebbe veramente impossibile una cosa del genere in Croazia”. La regista londinese ha ben affinato questo senso della nazionalità. “A forza di esaminare i festival, adesso riesco a riconoscere e comprendere lo humour nero dei finlandesi”, dice divertendosi la regista Mahalia Belo. Ed è in maniera spesso contraddittoria che la giovane regista si vede spesso giudicata. “Alla fine di una proiezione, alcuni spettatori mi dicono che i miei film non hanno niente a che vedere con il cinema inglese, altri mi dicono che sono terribilmente britannici”, sorride.

Alla nostra età si può osare un po’ di più, corriamo più rischi

La tendenza a definire il cinema in base alla sua nazionalità fa parte ormai dell’esperienza quotidiana di Maxence Robert. All’età di 26 anni questo regista belga, appena diplomato, ha il fortunato ardire di presentare per la prima volta uno dei suoi film al festival. Le Fils du blanc racconta le relazioni piene di silenzi e di parole non dette tra un padre e suo figlio durante il periodo di maggior declino dell’industria belga. “Spesso mi viene detto che faccio del cinema sociale, alla Dardenne, ma non sono per nulla d’accordo”, sottolinea Maxence. Davanti ai suoi compagni di classe che trovano il suo cinema talmente belga da sembrare “quasi folkloristico”, Maxence Robert assume pienamente questa identità. La fabbrica, il mondo operaio: il regista in erba intende filmare “le cose prima che svaniscano”. Sempre alla ricerca della verità, si è ripromesso di non cancellare mai il suo accento, “senza peraltro farne una parodia”.

Il buio oltre la siepe: l'uscita dalla scuola

Seguire o liberarsi del cinema del proprio paese, della propria scuola…questo dilemma preoccupa tutti i giovani registi presenti al festival. “Alla nostra età osiamo certamente di più, corriamo qualche rischio in più”, replica Mahalia Belo. Dall’animazione ai video passando per i soldati di carta. “Ho visto cose qui che non avevo mai visto altrove”, si entusiasma la giovane regista. “Uscendo dalla scuola diventa più difficile spingere la propria originalità, nessuno va a trovare il suo produttore dicendo: ehi, datemi dei soldi, mi piace correre rischi!”, scherza.

Senza la pressione dell'audience e del botteghino, i registi si sentono liberi di fare il cinema che più li aggrada, “è arrivato il momento di fare accettare le nostre idee innovative, di dimostrare che le nostre invenzioni son in grado di trovare un pubblico”, ribadisce Mahalia Belo. Un ottimismo che scoraggia il suo collega belga: “in realtà ci conteniamo sempre, siamo piuttosto convenzionali e sicuramente molto accademici”. Nella sua scuola l’accento viene posto sull’essenziale: “innanzitutto bisogna padroneggiare la storia basilare prima di imbarcarsi in costruzioni più audaci”. Uno schema questo nel quale il regista si deve conformare. “Per i nostri primi film non abbiamo margine di errore”, rassicura il giovane regista prima di precisare che “produrre un film costa molto e siamo davvero in tanti a voler fare questo lavoro”.

Questo è il motivo per il quale la croata Sonja Tarokiç vede in questi incontri internazionali delle occasioni da non perdere. “In Croazia i nostri cortometraggi hanno molto successo ma con 4 milioni di abitanti, il mercato nazionale è davvero ristretto”. I festival consentono loro di portare questi corto-metraggi nel mercato europeo. E con You Bitch!, Sonja Tarokiç è riuscita a parlare di gelosia e amore molto al di là delle strette frontiere croate.

Foto: copertina estratto del cortometraggio di Mahalia Belo, "Volume" © sito ufficiale diMahalia Belo; nel testo © Amélie Mougey. Video: Volume (cc) VolumeNFTS/YouTube, You Bitch infoHAVC/YouTube