Regno Unito: restituitemi il mio Paese... da chi vota "Leave"

Articolo pubblicato il 23 giugno 2016
Articolo pubblicato il 23 giugno 2016

(Opinione) Il dibattito sulla Brexit ha disseminato paura ed ha fomentato una retorica anti-immigratoria in tutto il Paese. La frase "Ridatemi il mio paese" risuona per tutta la Gran Bretagna: è ora di fare un passo indietro e di chiedersi quale sia il suo vero significato, se ne ha uno.

Oggi si vota, si decide se rimanere o uscire dall'UE, e mi sembra doveroso fermarsi un attimo a riflettere sulle ultime settimane, che hanno profondamente cambiato l'arena politica inglese. 

Se il referendum del 2014 per l'indipendenza della Scozia aveva suscitato l'entusiasmo di chi ne era coinvolto, interessando la gente grazie a un ampio ventaglio di questioni politiche, quello attuale non è riuscito a fare altrettanto. Anzi, il referendum che si terrà oggi non ha fatto altro che incoraggiare e fomentare odio e ulteriori divisioni. Il nazionalismo spassionato, in altre parole, ha sollevato la sua orribile testa.

L'assassinio della deputata Jo Cox ha sconvolto il Paese, spingendolo nell'abisso di una triste riflessione sul clima politico cupo ed esasperato dal dibattito referendario, che ha permesso all'estrema destra di alimentare le proprie visioni di disprezzo nei confronti di immigrati e dei rifugiati. La risposta dell'assassino della deputata al giudice che gli chiedeva di pronunciare il proprio nome in aula, d'altronde, è stata: «Il mio nome è morte ai traditori, libertà al Regno Unito».

L'insensato omicidio di Jo Cox ha fatto venire fuori il peggio di questo referendum: la paura insulare degli stranieri, l'islamofobia e il razzismo. Questa brillante e promettente deputata, un esempio di fedeltà ai principi ormai raro per la politica britannica, è stata crudelmente portata via alla sua famiglia e ai suoi cari a causa del valore che attribuiva alla vita umana e alla dignità. Non ci sono parole per esprimere la tristezza che provo per la morte di questa donna. Ma questo clima di ostilità lo abbiamo creato noi con allarmismo e xenofobia, sentimenti volutamente fomentati tra la gente. E tutto ciò si è rivelato fatale. 

Nel mezzo di una manifestazione con il movimento Britain Stronger In Europe (Il Regno Unito è più forte in Europa, n.d.t.), ho sentito persone che giustificavano la Brexit con le più bizzarre ragioni anti-immigratorie. Un uomo mi ha persino detto che, secondo lui, io vorrei rimanere solo per sposarmi con il mio spasimante turco. L'ho rassicurato del fatto che non è così.

L'affermazione che però ho più frequentemente udito in bocca ai Leave è stata: "Rivoglio il mio paese", una frase detta e ridetta all'infinito, declamata e ripetuta pedissequamente. Una dichiarazione a cui mi sono sforzata di rispondere. Prima di tutto: cosa vuol dire, esattamente, "riavere il mio paese"? Cosa vogliono le persone: una terra omogenea, senza l'ombra di un migrante? Questa è pura illusione, soprattutto in un Paese costituito esso stesso da nazioni più piccole e culturalmente varie.   Nel Regno Unito oggi il razzismo è diventato un luogo comune. Commenti come "ci sono troppi immigrati" vengono pronunciati ormai senza vergogna. Di recente ho sentito un gruppo di tifosi di calcio inglesi lamentarsi perché "la squadra inglese è composta per più di due terzi da stranieri". E allora, mi chiedo, come andrebbe quella squadra senza quei calciatori "stranieri"? 

Il fatto che il dibattito sul referendum europeo sia sfociato nella paura irrazionale dell'immigrazione è esasperante e, allo stesso tempo, scoraggiante. Qualsiasi tentativo di discussione è stato soffocato dal clamore della retorica nazionalista di entrambe le parti, la cui unica preoccupazione era guadagnare voti. Come? Con la promessa di prendere misure rigorose contro l'immigrazione. La verità è che il benessere e il prestigio di questa nazione si è formato sulle spalle dei migranti. La nostra economia, la nostra cultura, persino la nostra famigerata cucina si è plasmata grazie all'incontro con l'altro: è per questo che siamo diventati una nazione varia e vibrante. Se tutti i lavoratori stranieri domani se ne andassero, il sistema scolastico e il servizio sanitario nazionale andrebbero immediatamente in frantumi.

Pertanto, a tutti quelli che mi hanno detto di rivolere indietro la propria nazione, io rispondo, dal profondo del mio cuore, che: 

Rivoglio il mio Paese. Un paese che è orgoglioso dei suoi immigrati e che celebra la diversità etnica e religiosa. Un paese dove puoi essere cristiano, musulmano, induista oppure ateo e, allo stesso tempo, inglese a tutti gli effetti. Un paese che si oppone alle campagne elettorali allarmiste ed elegge, a Londra, un sindaco musulmano basandosi esclusivamente sulle sue qualità di leader. Un paese dove i membri del Parlamento non vengono assassinati per l'unica ragione di difendere i valori umanitarì in cui credono.

Vi potrà sembrare una visione romantica o tutta rosa e fiori di un Regno Unito tollerante e multiculturale. So bene che ha i suoi difetti. Ma se paragonata alle altre, questa è un'alternativa idilliaca a cui spero di arrivare. La salvezza del Regno Unito è il suo multiculturalismo

Quando i britannici andranno a votare per decidere circa il loro destino di membri dell'UE, mostreranno al mondo intero la loro vera natura. Se oggi voteremo a favore della Brexit, l'odio e il razzismo avranno la meglio. Il paese che voglio riavere indietro è appeso a un filo.  

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Brexit o non Brexit, questo è il problema. Il 23 giugno i cittadini britannici saranno chiamati a votare se far rimanere o meno il Regno Unito nell'Unione Europea. E la nostra community ha avuto qualcosa da dire in proposito...