Regno Unito, Germania, Iraq: benvenuti all'Hotel Coalizione

Articolo pubblicato il 04 giugno 2010
Articolo pubblicato il 04 giugno 2010
Inciucio in Gran Bretagna o vuoto di potere in Iraq. Risultato: due coalizioni, un modo di governare dovuto ad una maggioranza insufficiente uscita dalle elezioni legislative. Così i due paesi si trovano di fronte alla stessa sfida. Un parallelo tra una delle più grandi democrazie del mondo e uno stato che stenta a riprendersi.

I Liberal-Democratici alla fine hanno optato per i ConservatoriL'Europa ha assistito confusa al panico britannico la sera dei risultati delle elezioni generali del 6 Maggio 2010, elezioni che hanno portato alla formazione di un Parlamento senza maggioranza assoluta. Per la maggior parte dei Paesi europei, dover costituire una coalizione per poter governare è più la regola che l'eccezione. La Gran Bretagna ha dovuto quindi affrontare una scelta del tutto europea e prendere perciò una decisione altrettanto europea. Nella baruffa politica che ne è seguita, è stata presentata la possibilità di una coalizione tra i partiti perdenti - un'alleanza tra i liberal democratici e l'uscente maggioranza laburista. Molti hanno contestato il fatto che una coalizione tra i partiti perdenti, che escluda i vincitori, sarebbe stata la parodia della democrazia, così come è intesa dagli inglesi. Quattro giorni dopo le elezioni generali è stato annunciato che il primo e il terzo partito della Gran Bretagna, conosciuti come Tories (conservatori) e Liberal Democratici, avrebbero formato una coalizione, cosa che non avveniva nel Regno Unito dalla Seconda Guerra mondiale. Questa alleanza non era di certo l'esito più scontato.

Anche in Germania persiste la "disgrazia" della coalizione

Le preoccupazioni erano comprensibili: molto spesso le coalizioni suonano come convivenze forzate. Lo sa meglio di chiunque altro il Cancelliere tedesco Angela Merkel, a capo della Koalition, (formatasi dopo che la sua Unione Cristiano democratica non era riuscita, sei mesi fa, a raggiungere da sola la maggioranza) poi sconfitta il 10 Maggio 2010 nello stato più popoloso della Germania, il Nord Reno-Westfalia. A livello federale non è di certo un buon presagio per la giovane coalizione. Le tensioni interne tra i conservatori e i liberali tedeschi, nell’attribuzione delle responsabilità della sconfitta, dimostra quanto fragili possano essere questi tipi di accordi, se le parti non condividono le stesse ideologie su questioni fondamentali, come è il caso tra i conservatori e i liberali britannici.

L'estenuante attesa dei risultati

Una della questioni più importanti è naturalmente l'Europa. I Tories, euro-scettici, contestano il fatto che se la Gran Bretagna avesse adottato l'euro, come proposto dai Liberal Democratici, sarebbero stati gli inglesi e non gli sfortunati tedeschi, a pagare oggi i debiti della Grecia, causa fondamentale dell’ultima sconfitta della Merkel. Nonostante le differenze ideologiche potenzialmente paralizzanti, di sicuro questa è una prospettiva migliore rispetto ad una coalizione trai due partiti perdenti, che si alleano per governare contro la volontà degli elettori.

Regno Unito - Iraq: il racconto di due coalizioni

Mentre tutti paragonano la disgrazia della Gran Bretagna alla situazione europea, un parallelo ancor più interessante si sta sviluppando in Iraq, con inquietanti similitudini. Nelle elezioni tenutesi nel Paese ancora sconvolto dalla guerra, due mesi prima rispetto alla Gran Bretagna, Noural Maliki, Primo Ministro in carica uscente, ha perso di un margine ristretto contro l'ex Primo Ministro Iyad Allawi. Il blocco dei partiti di Maliki ha deciso allora di annunciare una coalizione con il terzo partito e gruppo sciita, l'Alleanza Nazionale Irachena (coalizione che possiede un totale di 159 seggi, e necessita solo di 4 seggi in più per poter formare il governo), nel tentativo di sconfiggere il partito vincente di Allawi, l'Iraqiya. Proprio come per la coalizione irachena sciita, anche in Gran Bretagna una coalizione “lib-lab” (tra i liberal democratici e l'uscente governo laburista) sarebbe stata disastrosa. Non avrebbe infatti raggiunto di poco la maggioranza parlamentare, i due partiti non sarebbero riusciti a raggiungere la maggioranza di 326 posti in parlamento, poiché ne avevano rispettivamente 258 e 57.

Quali alleanze per l'Iraq?

Il risultato di tale situazione è che il terzo partito diventa “l'ago della bilancia”, essendo in una posizione in cui può di fatto cambiare lo stato delle cose scegliendo una delle due fazioni. Nel caso della Gran Bretagna questo è Nick Clegg, che alleandosi con il nuovo Primo Ministro David Cameron ne è uscito meglio di quanto ci si aspettasse, dopo un risultato elettorale piuttosto deludente. In Iraq questo potere determinante si presenta nella forma del radicale anti-occidentale sciita Muqtada al-Sadr: membro chiave del terzo partito ANI, e capo della milizia religiosa armata coinvolta in molti atti di sanguinosa violenza. Entrambi i membri chiave hanno annunciato che non potevano unirsi a un governo che avesse escluso il partito vincente, ma mentre i liberali si sono attenuti alla loro parola, l'ANI si è alleata con il perdente.

Tra terrorismo e crisi economica

Uno stato in crisi, che affronta una serie di violente azioni terroristiche, e l'altro in lotta contro la crisi economica

Il nuovo Blocco Sciita condivide ben poco oltre la loro appartenenza religiosa, e in più l'alleanza è avvenuta nonostante solo pochi anni fa, Maliki abbia fatto guerra alla milizia di Sadr. Ma neanche l'alleanza tra Clegg e Cameron presenta le caratteristiche della coalizione perfetta. È forse una comparazione ingiusta, essendo l'uno uno stato in crisi che affronta una serie di violente azioni terroristiche, e l'altro uno stato in lotta contro una crisi economica, ma nelle rispettive problematiche sono entrambi estremamente fragili. E in una nazione fragile, è utile avere al timone una coalizione fragile? Forse no. Ma non è utile neanche un governo minoritario che propone politiche che creano discordia invece di politiche risolutive.

Nonostante scenari simili, il governo della Gran Bretagna si è formato in quattro giorni, mentre le negoziazioni in Iraq sono ancora in pieno svolgimento dopo oltre due mesi. Forse anche in Iraq potrebbe funzionare solo una decisione di stampo europeo. 

Foto: cosmodaddy/flickr, Presse-Papier/presse-papier.over-blog.com/