Regali a gò-gò

Articolo pubblicato il 01 novembre 2007
Articolo pubblicato il 01 novembre 2007

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In Lituania se si vuol beneficiare del sistema sanitario pubblico bisogna pagare (o fare regali). Un giorno tra i corridoi della sanità baltica.

Per garantire un trattamento migliore ai pazienti più generosi, in Lituania molti specialisti ricevono stipendi “sotto-banco”. Questo vale per molti paesi dell'Est e non solo, ma in un territorio piccolo come la Lituania, dove si registra uno dei tassi più bassi di donazione di organi e di sangue, il fuggi fuggi all’estero degli specialisti e tecnologie mediche obsolete, stanno diventando un problema molto serio.

Settore pubblico: diagnosi non pervenuta

Secondo l'informativa del 2007 dell'Health Consumer Powerhous Ehci, la Lituania è il quarto paese dell'Ue ad avere il peggior sistema sanitario. A livello europeo troviamo solamente in cima alla lista la Polonia, la Bulgaria e la Lettonia. Natalja Keturkiene, portavoce del Ministero della Sanità, assicura di non conoscere la situazione delle industrie farmaceutiche del Paese né la relazione che hanno col Ministero, ma dichiara la volontà di incrementare la fiducia dei pazienti. Inoltre il Ministero si propone di migliorare le condizioni salariali dei medici, una delle cause principali della fuga di cervelli. Attualmente ci sono 12mila medici in Lituania, molti dei quali ricevono paghe informali che superano 2000 litas, quando il tetto massimo per un "regalo" è di 125 litas (40 euro).

Dieci anni per un rene

La Clinica Santariskiu è il principale ospedale pubblico della Lituania. Un edificio di 350 appartamenti grande, grigio e freddo. In una parola: sovietico. La giovane responsabile di etica del dipartimento di trapianti del centro, Jiglja Svencija, parla di periodi di attesa superiori a dieci anni per avere un rene, ma sottolinea che «La Lituania è nell'Ue dal 2004 e bisogna tener presente che siamo in un processo di transizione».

A mezzo chilometro da Santariskiu, in un centro di recupero traumatologico, lungo la strada che porta a Vilnius, Ruta, dermatologa, osserva che lo «scarso finanziamento obbliga a tagliare specialità di prim'ordine come la cardiologia, relegando in secondo piano discipline come la sua. Un paio di giorni a settimana lavora nel settore privato e afferma che «lì la tecnologia è decisamente superiore».

Sistema privato: niente è gratis

Nel cuore della capitale sorge il Centro medico diagnostico. Le sue forme rotonde, le sue pareti colorate di bianco, aracione e azzurro, in uno studio opposto a quello sovietico, lo rendono davvero accogliente. Al quarto piano c’è l'ufficio di Laitimus Paskevicius, il direttore di quello che è considerato il centro migliore di tutta la Lituania. Paskevicius sostiene che «la mentalità rispetto ai tempi sovietici deve cambiare. Niente è gratis. Soprattutto la sanità». Coi suoi 39 anni Paskevicius è anche direttore dell'Associazione degli ospedali privati lituani e considera che nel caso della Lituania «la soluzione si trova nella collaborazione tra i due sistemi».Paskevicius è medico e manager allo stesso tempo. Ha compiuto studi prestigiosi in entrambe le materie perché crede fortemente che «i direttori dei centri non debbano essere solo dottori, ma anche amministratori».

Dopo 14 anni trascorsi al centro medico diagnostico, primo centro privato a essere costruito dopo l'indipendenza della Lituania, denuncia la «discriminazione verso i centri privati da parte dello Stato», e con un gesto di rassegnazione conclude: «La tecnologia arriva subito, la mentalità invece è sempre la stessa». Si riferisce alla tecnologia del suo centro che tramite un accordo con i fornitori cambia completamente ogni due anni.

PRONTO SOCCORSO

Sembra che tanto gli ospedali pubblici che i privati non esistano. E che l'unico posto che esista realmente sia l'Ospedale pubblico di emergenza di Vilnius, perchè qui si vede sangue e gente. In religioso silenzio alcuni lituani aspettano il loro turno. Hanno lo sguardo perso. Tra le macchie di umidità e porte scolorite si intravedono disegni fatti da bambini piccoli, con soli e arcobaleni e gente che sorride con gli occhi fissi. Li guarda assorto un giovane di una trentina d'anni mentre si tampona la testa sanguinante. Proprio come lui anche il sistema medico lituano è in attesa di cura.

Foto nel testo: Marta Palacín