Refugees for Refugees : musicisti senza frontiere

Articolo pubblicato il 25 agosto 2016
Articolo pubblicato il 25 agosto 2016

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I partecipanti al festival di Esperanzah sono stati ammaliati dalle melodie di Refugees for Refugees. I musicisti di questo gruppo vengono dal mondo intero e sono tutti fuggiti dal loro paese. Incontro che quanto meno colpisce.

Non è facile vivere in Siria come musicista: ti vengono bruciati gli strumenti, puoi rischiare la vita. Se hai la sfortuna di cantare una canzone d'amore alla donna dei tuoi sogni in Afghanistan, sei minacciato di morte. I musicisti di Refugees for Refugees svelano per qualche istante la verità sul loro percorso in quanto rifugiati.

Tristan Driessens (Belgio) : « un progetto di muziekpublique partito da un CD »

«Il progetto Refugees for Refugees è stato creato all'incirca 8 mesi fa. L'idea è partita dalla registrazione di un disco: l'associazione brussellese muziekpublique ha un label e hanno invitato numerosi musicisti-rifugiati da tutto il mondo. In seguito, questo cd ha dato vita a una tournée, è stato veramente muziekpublique che ha favorito il progetto e mi hanno domandato di assicurare la realizzazione artistica. Conosco molto bene la musica araba e turca. D'altronde ho studiato in Turchia. 

L'avvenire? Ci sono molte richieste, dipende se riusciamo a rispondervi. Bisogna anche riuscire a mobilitare i musicisti, perché alcuni hanno un altro lavoro. Praticano tutti il mestiere della musica.»

Dolma Renqingi (Tibet) : «Il Belgio, è come il mio secondo paese»

« Sono in Belgio dal 2006, sono venuta con mio marito che è tibetano. Mio marito è venuto per primo e poi io l'ho seguito. Ha avuto dei problemi politici, ma preferisco non dare dei dettagli. Ora, va molto bene. Quando sono arrivata qui era difficile poter andare a cantare, mentre in Tibet cantavo tutti i giorni, era il mio lavoro. Ho dovuto imparare la lingua, mi sentivo sola. Ora ho due bambini, sono quasi dieci anni che sono qui. È come il mio secondo paese. Ho iniziato a cantare, sono molto contenta. 

Asad Qizilbas (Pakistan): « L'Europa, è una prigione dorata»

« Sono qui dal 2011. Sono arrivato in aereo. Venivo già regolarmente in Europa tra il 2000 e il 2009 per suonare. In seguito ho avuto dei problemi politici in Pakistan. I terroristi hanno il dente avvelenato contro i musicisti. D'altronde hanno ucciso un giovane cantante di qawwali pakistano molto conosciuto, Amjad Farid Sabri, semplicemente perché suonava. Ho deciso di venire qui, perché avevo degli amici. Quindi ho fatto richiesta d'asilo e i miei amici mi hanno aiutato.

La vita come musicista è molto difficile. La mia famiglia è ancora in Pakistan, vorrei portarla qui. Sono cinque anni che non li vedo. Il problema qui è che devo lavorare, trovare un lavoro. Ma tutta la mia vita ho fatto musica, quindi non ho esperienza in altri ambiti, ma se devo farlo, lo farò! Voglio lavorare, ma devo guadagnare almeno 1500€ e avere un contratto a tempo indeterminato per permettere alla mia famiglia di venire. Per me l'Europa è una specie di prigione dorata al momento: tutto è qui, ma non posso vedere la mia famiglia. Io non posso ritornare in Pakistan, loro non possono venire qui. Sono già passati cinque anni, i miei bambini sono cresciuti senza che io li abbia visti. »

Kelsang Hula (Tibet) : «Vedo l'avvenire con molto ottimismo»

« Sono arrivato nel 2009. C'erano dei problemi politici in Tibet. Prima di arrivare in Belgio nel 1999 sono passato attraverso il Nepal e poi l'India. Se fossi rimasto in India, non avrei ricevuto il visto. Il Belgio è un paese molto favorevole per i rifugiati, sono arrivato in Belgio con il mio visto. Conoscevo già 25 tibetani che si erano stabiliti in Belgio. In India ci avevano detto che era un buon paese. Sono 13 anni che suono il mandolino. Vedo l'avvenire con molto ottimismo.»

Mohamed Nabou Suhib (Syrie) : « Daesh ha bruciato il mio violino e i miei spartiti»

« Sono arrivato due anni fa. Siamo quattro siriani nella band. Non conoscevo gli altri prima. Veniamo da città diverse, da Aleppo, Tabga vicino Raqqa, la cittadella di Daesh (risate). Ho deciso di lasciare il paese, perché ero stato minacciato da Daesh et la città dove abitavo era sotto il controllo di Daesh. Hanno bruciato uno dei miei violini, i miei spartiti e libri di musica. 

Verso la metà del 2013 Daesh ha preso il controllo della città. Come musicista è stato come passare dal giorno alla notte. L'islam di Daesh non è il nostro, non ha niente a che vedere con quello in cui crediamo. Tutti hanno problemi personali con Daesh. Ho molti problemi per Daesh: sono curdo, musicista, fumatore e mia moglie è infermiera. Queste quattro ragioni bastano ad escludermi! (risate)»

M-Aman Yusufi (Afghanistan) : ha fuggito il suo paese a causa di una canzone d'amore

« Sono arrivato in Belgio nel 2007. Ho composto e cantato tre canzoni per una donna che era presa. Il problema è che il marito così come la famiglia della donna mi hanno sentito cantare. Sono venuti a cercarmi al mercato. In Afghanistan devi innanzitutto rispettare la religione e poi la donna. La famiglia allora ha deciso di uccidermi, conoscono anche dei mujahideen. Mi hanno sparato. Ho poi preso la decisione di partire. All'inizio un traghettatore mi ha detto: «ti porto in Canada" ma sono sbarcato alla stazione centrale di Bruxelles. Mi ha fatto credere che stesse andando a cercare il mio visto per il Canada e che "dovevo aspettarlo", era sabato. Poi è partito, non l'ho visto mai più. (risate) Ho dormito due giorni in stazione, senza pane, né bevande, né soldi. Lunedì sono andato al Commissariato generale per i rifugiati e sono stato mandato al centro d'asilo. Ho aspettato tre anni prima di andare ad Anvers. La musica è il mio hobby. Ho lavorato per 25 anni per la televisione nazionale afghana come musicista e cantante. Ora, cerco un lavoro.»