Referendum su Lisbona: ma gli irlandesi all'estero non potranno votare

Articolo pubblicato il 02 ottobre 2009
Articolo pubblicato il 02 ottobre 2009
I soli cittadini irlandesi che possono votare all’estero sono i diplomatici o i membri dell’esercito. Per gli altri, si tratta di trovare il tempo, i soldi o la forza di prendere un volo Ryanair e tornare a casa per il secondo referendum del 2 Ottobre, che quasi tutti i 27 stati membri dell’Unione Europea hanno ratificato.

È un po’ come l’autobus locale che ti porta a casa dall’università il venerdì pomeriggio. In poche settimane, ti imbatti in conoscenze che non hai mai visto. Fai un cenno col capo alla persona a cui sei stato presentato alla festa del venerdì notte. Alla fine arrivi a fare un buon incontro con uno dei tuoi più vecchi amici mentre sei in fila per esibire il tuo biglietto. Alcune persone leggono. Altre ascoltano musica. Ma questa non è la stazione degli autobus. È l’aeroporto di Bruxelles il giovedì pomeriggio. Sono tutti in completo da lavoro, un po’ stanchi per il carico di lavoro della settimana. Quotidiani continentali sotto il braccio e poche confuse facce che sfogliano il Trattato di Lisbona condensato, una guida in tre parti. Ognuno si trova qui per una ragione. Tutti parlano della stessa cosa. Ognuno pone all’altro la stessa domanda. “Voli a casa per votare?”. “Mmm…sì”.

“Io studio in Inghilterra e 100 sterline per tornare a votare in Irlanda non ce le ho”

(Image: ©Timothy Greig/ Flickr)L’Irlanda si trova in una situazione estremamente insolita nel nostro mondo sempre più globalizzato: quella di non permettere alla stragrande maggioranza dei suoi cittadini all’estero di poter dire la loro nel processo politico. Non c’è una legge contro il diritto di voto all’estero per gli irlandesi, semplicemente non c’è una legge per facilitarlo. La procedura di voto per i cittadini che vivono all’estero è semplice: voli a casa per votare. Per gli irlandesi che vivono nel Regno Unito e nell’Europa continentale e che sono ancora legalmente residenti in Irlanda, il voto è una possibilità, sebbene costosa e alquanto scomoda. Più semplicemente, non ci si può permettere di votare per mancanza di tempo o di denaro per il biglietto aereo. “Non è che io non voglia votare” spiega Neil Nolan che attualmente studia all’estero alla Royal Holloway University nel Surrey, a sudovest di Londra. “Ma questo significa prendersi un giorno di vacanza dall’università e pagare circa 100 sterline per andare a casa. Questo è il mio budget settimanale!”. Per il microcosmo europeo di Bruxelles, il referendum sul Trattato di Lisbona è di grande importanza personale e molti faranno dei grandi sforzi per assicurarsi che la loro voce venga ascoltata. Sheena McLoughlin, da Ashbourne nell'Irlanda nordorientale prenderà la ben consumata tratta Brussels-Dublino con la Rayanair il 1° Ottobre. “La cosa è leggermente fastidiosa perché costosa”, ha ammesso. “Ma allo stesso tempo è sempre bello tornare a casa ed è una buona scusa per trascorrervi il week-end”.

McLoughin è una delle fortunate che hanno la possibilità materiale. Per i centinaia di irlandesi che attualmente vivono negli Stati Uniti, in Australia, in Nuova Zelanda o oltre, mettere un voto sulla propria scheda elettorale alle prossime elezioni è impossibile. “Io dico, se non pagassi le mie tasse in Irlanda, allora veramente non dovrei avere il diritto di voto”, dice Aoife Walsh, che si è trasferita in Nuova Zelanda due anni fa, e attualmente lavora lì come insegnante per le scuole elementari. “Ma d’altra parte, quando il mio fidanzato viveva con me in Irlanda, lui poteva votare per le elezioni neozelandesi per posta”. Il voto postale esiste per i cittadini irlandesi, ma è limitato ai diplomatici e ai membri dell’esercito di stanza all’estero, agli studenti delle università irlandesi che vivono troppo lontano da casa per votare nelle loro circoscrizioni elettorali e ai malati con degli handicap o altri motivi medici che impediscono loro di viaggiare verso il loro seggio.

(Image: ©pauldwaite/ Flickr)

E se si potesse votare all'estero? L'Irlanda ha paura degli “americani”

Elaine O’ Connell, dalla Contea di Cork, Irlanda meridionale, quest’anno non volerà a casa per votare. “Sono tornata la scorsa volta, di conseguenza ho dovuto prendere le ferie dal lavoro. Quest’anno è impossibile perché ci stiamo preparando per un grande evento”, ha detto. “È veramente frustante aver bisogno di volare a casa per votare. Chiunque con un passaporto irlandese dovrebbe potersi registrare per votare all’estero nell’ambasciata più vicina”.

“Finché continueremo a distribuire passaporti volenti o nolenti a persone che non hanno mai vissuto o lavorato in questo paese, allora dovremo continuare a limitare il diritto di voto"

Ma questa opinione non è condivisa da molti. La maggioranza sostiene che un elevato numero di cittadini in possesso di un passaporto irlandese (la maggior americani), a causa della possibilità per nipoti e figli di cittadini irlandesi che vivono all’estero di ottenere la cittadinanza irlandese, potrebbero condurre ad un grosso travisamento del voto irlandese. Altri sostengono che gli irlandesi nati fuori dalla madrepatria abbiano perduto il contatto con il Paese e non siano informati abbastanza bene per votare in modo responsabile. Le opinioni sull’argomento possono essere forti. “Finché continueremo a distribuire passaporti volenti o nolenti a persone che non hanno mai vissuto o lavorato in questo paese, allora avremo bisogno di limitare il diritto di voto a quelli che sono direttamente coinvolti dal risultato del voto”, dice Fergal Townsend, un tassista di Dublino.

Il problema con il referendum sul Trattato di Lisbona è che i risultati influenzeranno l’intera Europa. “Mi sembra del tutto ridicolo escludere gli irlandesi espatriati dal voto – il gruppo che, molto probabilmente, ha opinioni molto forti sull’Irlanda e sull’Unione Europea e lo scenario mondiale”, afferma O’Connell. Il 2 Ottobre, lei assisterà alla sorte del Trattato da lontano. Il 3 Ottobre, lo stesso gruppo creatosi all’aeroporto si riunirà a Dublino, questa volta quotidiani locali in mano. Qualsiasi sia il titolo letto, loro avranno fatto la loro parte. Loro sono stati quelli fortunati.