Referendum: le dimissioni di Renzi fanno tremare l'UE?

Articolo pubblicato il 07 dicembre 2016
Articolo pubblicato il 07 dicembre 2016

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Il premier Matteo Renzi ha rassegnato le dimissioni dopo che nel referendum di domenica gli italiani hanno espresso un parere contrario alla sua riforma costituzionale: più del 60% degli elettori ha votato "No". Alcuni ritengono che le dimissioni di Renzi siano una seria minaccia per la stabilità dell'UE, mentre per altri questa scelta non è altro che la normalità nella vita politica italiana.

Il gioco pericoloso di Renzi con il referendum - Le Point, Francia

Secondo un'analisi di Le Point, il primo ministro italiano ha corso un grosso rischio in un periodo di incertezza: "In Italia sono presenti tutti quei fattori che rappresentano un terreno fertile per il populismo: stagnazione economica, impoverimento della popolazione, crisi del ceto medio, crisi d'identità, aumento dei pericoli per la sicurezza. Per questo motivo il paese è diventato un Eldorado per i populisti, dal Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo fino alla Lega Nord. E ora è lo spettro del populismo a colpire il referendum del 4 dicembre. Appare quindi chiaro qual è l'entità del rischio che si è assunto Renzi trasformando il referendum in un plebiscito sul suo operato e annunciando che si sarebbe dimesso in caso di sconfitta. Ha fatto di se stesso un capro espiatorio per il forte malcontento degli Italiani." (05/12/2016)

Un colpo mortale per l'Europa? - Jornal de Negócios, Portogallo

Nel caso in cui dopo le dimissioni di Renzi si dovesse tornare alle urne, nel suo articolo in Jornal de Negócios l'autore italiano Mario Margiocco teme il peggio: "Gli euroscettici del Movimento Cinque Stelle e i populisti di destra della Lega Nord non sono alleati, tuttavia entrambi stanno alimentando un sentimento di avversione per il Sistema e chiedono 'soluzioni nazionali' per i problemi dell'Italia - iniziando da un ritorno alla Lira. Se ci fossero nuove elezioni questi partiti potrebbero unire le forze e sostenere un governo che indica un referendum sull'uscita dell'Italia dall'UE. Ma un "Italexit" potrebbe rivelarsi un colpo mortale per il progetto europeo. Come nel Regno Unito e negli USA, di questi tempi anche in Italia 'cambiamento' è la parola magica, anche se nessuno vuole affrontarlo sul serio. 'Non cambiate solo la costituzione, cambiate tutto!', questa era la richiesta dei sostenitori del No. Ma in fin dei conti il voler trasformare tutto è solo un modo per lasciare le cose come stanno." (05/12/2016)

Nella notte del 4 dicembre, subito dopo l'uscita dei risultati del referendum Renzi ha reso pubbliche le sue dimissioni.

Un teatrino della paura - Jutarnji List, Croazia

Annunciare continuamente catastrofi significa essere esageratamente pessimisti, anche nel caso dell'Italia - scrive il Jutarnji List: "Il referendum italiano era considerato pericoloso dal momento che il governo a Roma avrebbe potuto cadereChe schiocchezze! Come se fosse il primo. Al contrario, Renzi fa parte di coloro che avranno una lunga vita nel sistema italiano della 'stabile instabilità'. 'Sì, ma se Renzi se ne va, poi arriverà l'antieuropeismo di Beppe Grillo!' Perché, altrimenti non sarebbe arrivato? In ogni caso Grillo salirà al potere al più tardi alle elezioni della primavra 2018, salvo cambiamenti radicali. Tutto questo teatrino è una creazione di chi vuole metterci paura, di chi - dopo che i Greci non hanno lasciato l'Eurozona e che l'UE dopo la Brexit non è crollata in mille pezzi - vuole dipingere un nuovo terrificante scenario, prima di angosciarci con l'insediamento di Trump alla Casa Bianca e la decisione sul destino politico di Angela Merkel." (05/12/2016)

Il popolo vuole sicurezza - Il Fatto Quotidiano, Italia

Il Fatto Quotidiano era uno dei principali oppositori della riforma costituzionale. Stefano Feltri, vice direttore del giornale, vede nel rifiuto della riforma una vittoria del popolo, non dell'anti-politica: "Se consideriamo la somma dei voti dei due partiti cosiddetti anti-sistema, Movimento Cinque Stelle e Lega Nord, si arriva poco sopra il 40% dei consensi. La percentuale di voti per il No alla riforma costituzionale è stata molto più alta, segno quindi che non c’è una sovrapposizione tra contrarietà alla riforma (o a Renzi) e le posizioni estreme nel nostro arco costituzionale. [...] In un mondo sempre più oscuro e incerto, gli italiani hanno scelto di trincerarsi dietro le poche barriere rimaste, alzate a proteggere valori che ora vengono messi in discussione. Barriere fatte dalla costituzione, dai professori, da quella religione civile che è il collante dello Stato e della comunità. La seconda ragione della sconfitta è che Renzi ha sacrificato l'agenda del Paese in favore della propria."  (05/12/2016)

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