Referendum: la Scozia sceglie l'unione

Articolo pubblicato il 20 settembre 2014
Articolo pubblicato il 20 settembre 2014

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Gli abitanti della Scozia si sono espressi, in maniera più determinata di quanto ci si aspettava, contro l'indipendenza dalla Gran Bretagna. Nel Referendum di giovedì, il 55 % dei votanti ha detto "no". Nonostante questo, la stampa internazionale vede la Gran Bretagna di fronte a un nuovo inizio, e riconosce a Londra il merito di un atteggiamento aperto nei confronti degli indipendentisti. 

Regno Unito. The Guardian: sollievo e disagio

Anche se la popolazione scozzese si è espressa contro l'indipendenza, sarebbe sbagliato semplicemente ratificare lo status quo, argomenta il quotidiano socioliberale The Guardian: "Ciò che migliaia di scozzesi avrebbero vissuto come qualcosa di meraviglioso - o perlomeno ne sarebbero stati volentieri testimoni - è andato in fumo. La loro delusione sarà dolorosa e costernante. Per gli altri, la maggioranza, la sensazione di sollievo è preponderante, ma si prova anche un crescente disagio. Il Referendum di giovedì ha mostrato chiaramente che la Scozia è nettamente divisa. [...] Risanare questa ferita non sarà né semplice né breve. E' tempo di rimettere al loro posto tutte le bandiere. La questione politica viene ora discussa a Londra.  [...] Un accordo [che preveda nuove competenze per la Scozia] deve essere presentato alla fine del prossimo mese. Non sarà certo facile conciliare tutti gli interessi in gioco -  scozzesi, inglesi, gallesi, irlandesi del nord e interessi locali. Si tratta però di una chance epocale. Un accordo, come quello delle banche, 'too big to fail'." (19.09.2014)

Italia. Corriere della Sera: indipendentisti sottovalutati

Nonostante la loro sconfitta al referendum, i separatisti scozzesi hanno comunque portato a casa un successo: la Gran Bretagna, infatti, dovrà far rotta verso un sistema federale. Questo secondo il Corriere della Sera: "il Regno Unito da oggi è diverso. Il risultato del voto avrà importanti ricadute costituzionali e politiche [che si faranno sentire sia per il partito conservatore sia per quello laburista]. Sia il premier britannico David Cameron sia il leader dell'opposizione Ed Miliband hanno commesso però un grave errore: hanno sottovalutato gli indipendentisti. [Anche se l'incubo della secessione è stato scongiurato],  sarà inevitabile allargare gli spazi di sovranità della Scozia, a cominciare dalle tasse e dal welfare. E ciò significa viaggiare verso un assetto federale. Una storia, una storia importante, è alle spalle. E un'altra sta per cominciare." (19.09.2014)

Repubblica Ceca. Hospodářské noviny: la Cecoslovacchia non ebbe la possibilità di scegliere

Il quotidiano liberale Hospodářské noviny loda il premier David Cameron, affermando che il fatto stesso che un Referendum sul futuro della Scozia potesse aver luogo è un grande merito per il primo ministro: "Cameron conferma la propria levatura di grande uomo di stato. Non ha alcun senso intrattenere un rapporto se una delle parti non è più d'accordo. Bisogna sottolineare che per Cameron era più importante una decisione della maggioranza piuttosto che intessere degli intrighi politici. Durante la campagna in Scozia, si è fatto più volte riferimento al destino di quella che un tempo era la Cecoslovacchia che, tra il 1992 e il 1993 cessò di esistere al seguito di accordi politici. All'epoca, le persone non ebbero neppure la possibilità di esprimersi a favore o contro la separazione. I politici ritenevano che la gente avesse già espresso la propria opinione in occasione delle ultime elezioni - ma non era così.  Ancora oggi, dunque, la separazione della Cecoslovacchia ha uno spiacevole retrogusto." (19.09.2014) 

Portogallo. Diário de Notícias: Gentlemen's Agreement

Il quotidiano liberal-conservativo Diário de Notícias definisce con una sola epressione lo svolgersi del referendum in Scozia - Gentlemen's Agreement: "La maniera civile, con la quale uno dei più fortunati progetti politici della storia ha accettato di mettere in discussione sé stesso, è semplicemente ammirevole. Nonostante uno schieramento nazionalista decisamente forte, è stato chiarito fin da subito che, nel caso di una vittoria del 'No', non ci sarebbe stato alcun ulteriore referendum per almeno una generazione.   [...] Dal momento dell'annessione, nel XVIII secolo, la Gran Bretagna deve molto alla Scozia. I suoi inventori hanno giocato un ruolo importante nella rivoluzione industriale, e i suoi soldati hanno contribuito alla costruzione dell'impero britannico. Anche gli scozzesi sono stati trattati bene: il loro tenore di vita è invidiabile e i due premier prima di Cameron [Brown e Blair] erano entrambi scozzesi. [...] Chi ha seguito questo referendum può, e deve, trarre importanti insegnamenti." (18.09.2014)

Belgio. Le Soir: come si può conciliare la molteplicità in Europa? 

Secondo il quotidiano liberale Le Soir anche il referendum in Scozia non ha trovato una risposta al problema della gestione delle differenti identità nazionali all'interno dei confini europei: "L'indipendenza è davvero la forma più adatta, per vivere liberamente la propria identità nazionale e organizzare la collettività secondo le proprie aspirazioni? Né in Spagna, né in Belgio e neppure in Gran Bretagna, è stato ancora formulato un argomento convincente a favore dell'indipendenza entro i confini dell'UE. Questo non significa, però, che tali concezioni di identità siano illegittime. E tantomeno abbiamo il diritto di impedire ai cittadini di votare in merito. E, non da ultimo, l'UE non ha alcun diritto di esercitare una pressione sugli stati con la minaccia che [in caso di indipendenza] non saranno più membri dell'unione.   I sostenitori degli stati nazionali esistenti, così come i fautori dell'indipendenza e gli europei in generale hanno, fino a oggi, evitato la domanda più essenziale: come è possibile conciliare all'interno di un'Europa unita la molteplicità delle concezioni di identità?" (18.09.2014)

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