Referendum irlandese: “Boicottiamo”, l'appello di un prof irlandese

Articolo pubblicato il 01 ottobre 2009
Articolo pubblicato il 01 ottobre 2009
Tim Mac an Archinnigh, professore irlandese, si ribella al pensiero unico. “Perché rivotare quando il popolo ha già bocciato il Trattato di Lisbona?”

Quando si può dire che una democrazia non è più democrazia? Ragionevolmente quando ti viene detto che bisogna votare di nuovo. Lo scetticismo evidenziato con il “no” degli irlandesi al Trattato di Lisbona dello scorso anno è stato offuscato da un’Europa che sembra felice di lasciare gli stati membri minori esprimere la propria opinione – finché è quella giusta.

Ma non è la prima volta che il popolo è umiliato

Purtroppo per l'Irlanda, unico paese la cui costituzione prevede l’obbligo di voto sul Trattato, questa non è la prima volta che la propria democrazia viene screditata in maniera così evidente. Nel 2001 il Trattato di Nizza fu respinto dagli irlandesi sulla base di un diritto sancito dalla Costituzione. Oggi il responso negativo al Trattato di Lisbona è stato spiegato con le stesse ragioni con cui si tentò di spiegare il “no” al Trattato di Nizza : scarsa affluenza alle urne, informazioni del governo insufficienti, preoccupazione per la debole neutralità del paese e la paura che l’Europa stesse costantemente togliendo sempre più potere agli stati membri minori.

Oggi come allora, la presa di posizione rispetto alla scelta inopportuna degli irlandesi è la medesima: risposta sbagliata. Infatti, la retorica verbale usata dai mass media europei riguardo le conseguenze sul trattato era piuttosto agghiacciante: l'Irlanda, sembrava fosse “costretta” a votare 'sì' al Trattato in nome di un poco chiaro debito per l’investimento che l’Europa fece nel paese sin dalla sua ammissione nell’Ue nel 1973. Piuttosto che approfondire il contenuto del trattato stesso, ci si aspettava che gli irlandesi lo ratificassero senza problemi per soddisfare la voglia di potere di coloro i quali sono già fin troppo potenti. Forse qualcuno avrebbe dovuto specificare la cosa prima. La Comunità Europea, fondata su uno spirito di integrazione, rispetto e diversità che inizialmente unì il continente si è improvvisamente ridotta ad un club molto aristocratico: o stai al gioco o sei fuori.

Perché mai la gente dovrebbe tornare a votare?

Le interviste dei cittadini inclini al ‘sì’, disponibili sul web dai siti pro-Lisbona, mostrano dei retroscena preoccupanti: gli elettori, che spesso indicano l’unità d’Europa come loro prima ragione per il sì, tendono poi ad esternare un sentimento di preoccupazione. Sono preoccupati di quello che l’Europa potrà fare all’Irlanda nel malaugurato caso in cui il paese osasse rivotare ‘no’. Ma al di là della propensione al ‘sì’ o al ‘no’, la questione se questo sia il tipo di comunità europea che ci rappresenta è fondamentale, questione che viene ampiamente evitata nei dibattiti mediatici. Ora, in un paese già tormentato dall’apatia elettorale, una seconda chiamata alle urne è da considerarsi proibitiva- pensiamo, onestamente, di poter incoraggiare le persone ad andare a votare quando il loro diritto democratico è stato ripetutamente svilito davanti ai loro occhi?