Referendum in Turchia: più democrazia o più islam?

Articolo pubblicato il 13 settembre 2010
Articolo pubblicato il 13 settembre 2010

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Dopo il referendum in Turchia di domenica scorsa, il 58% degli elettori ha approvato una vasta revisione della Costituzione. Una tappa decisiva verso la democrazia che, tuttavia, potrebbe mettere in pericolo la separazione dei poteri e la laicità. Così la stampa europea commenta la notizia.

The Independent - Gran Bretagna: «La Turchia darà una migliore immagine di sé per quanto riguarda la politica interna»

Il referendum turco sulla riforma della Costituzione è stato un passo verso l'Ue, scrive il quotidiano The Indipendent: «La Gran Bretagna a sostiene da tempo l'adesione della Turchia all'Unione Europea. In effetti, secondo il governo inglese, difficile dargli torto, sarebbe stato un passo positivo per il paese quello di ancorarsi profondamente all'occidente. Sia sul piano demografico che su quello della sicurezza. È un peccato che questa opinione non sia stata condivisa dal resto dell'Europa, e questo per diverse ragioni, tra cui alcune fondate sul razzismo e sulla paura dell'Islam. Sono più fondate, però, altre obiezioni, basate sulla convinzione che l'Europa non dovesse restringere i suoi standard in materia di democrazia e di diritti dell'uomo, solo per permettere alla Turchia di raggiungere il club. Se ci sarà la riforma, alcune di queste obiezioni, dunque, saranno superflue. La Turchia darà una migliore immagine di sé per quanto riguarda la politica interna e avrà una base ben più sicura se vorrà sfidare i paesi europei che vorrebbero lasciare chiusa la porta dell'adesione».

(Articolo del 13.09.2010)

De Tijd - Belgio: «Questo referendum pone l'Europa dinanzi a un paradosso»

Approvando la revisione costituzionale, la Turchia si è avvicinata all'Europa, anche se questo potrebbe creare anche degli scenari pericolosi, stima il giornale economico De Tijd: «Non si può che rallegrarsi del fatto che la Turchia segua passo dopo passo i valori europei fondamentali di democrazia e di stato di diritto. Ma questo referendum turco pone l'Europa difronte ad un paradosso. "L'europeizzazione" costringe la Turchia a ridimensionare l'influenza dell'esercito, che è sempre stata invariata, fin dall'epoca del fondatore della TurchiaAtaturk, il garante della separazione fra stato e chiesa. In pratica, le modifiche dovute all'Europa, potrebbero condurre ad un'islamizzazione dello stato turco. Le perplessità della Francia e della Germania nei confronti della Turchia, quindi, non faranno altro che crescere. La paura dell'Islam non dovrebbe però essere un argomento politico. L'Europa farebbe bene a non stoppare la flotta turca per dei cattivi motivi».

(Articolo del 13.09.2010)

ABC - Spagna: «Erdogan ottiene oramai il controllo di tutti i poteri dello stato»

Oggi, secondo alcuni giornali, questo sistema potrebbe essere in crisiCon l'approvazione della revisione costituzionale, il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan controllerà l'insieme dei poteri dello stato, mette in guardia il quotidiano conservatore ABC: «Con la riforma costituzionale il primo ministro islamico Tayyip Erdogan arriva a introdurre degli elementi di democrazia molto importanti nello schema militarista e autoritario imposto dall'armata dopo il colpo di stato del 1980, ma questo elimina anche gli ultimi presidi a garanzia dell'eredità laica del fondatore della repubblica, Mustafa Kemal Ataturk. Forte della sua vittoria al referendum, Erdogan ottiene ormai il controllo di tutti i poteri dello stato: il potere esecutivo (la presidenza della repubblica), il parlamento (detenendo la maggioranza assoluta) e, grazie ai meccanismi autorizzati dalla sua riforma, potrà intervenire a suo piacimento anche nell'apparato giudiziario, che secondo la vecchia Costituzione era il solo a non poter controllare».

(Articolo del 13.09.2010)

Mladá fronta Dnes - Repubblica Ceca: «Il partito di Erdogan detiene oggi tutti gli incarichi più importanti»

Il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan, affidando ad un referendum la sua proposta di revisione costituzionale, compromette la separazione dei poteri nel suo paese e avanza sulla strada dell'islamizzazione, scrive il quotidiano Mlada fronta Dnes: «Il partito di Erdogan detiene oggi tutti gli incarichi più importanti. Ha la mano sul potere legislativo, compone il governo e anche il presidente passa dalle sue mani. Un senato che ne controbilanci i poteri non esiste in Turchia. L'opposizione afferma senza sosta che in realtà Erdogan non abbia interesse ad avvicinarsi all'Ue. Vuole solo portare i suoi sostenitori agli incarichi di responsabilità anche nella giustizia, perseguendo in questo modo il suo solo e unico obiettivo a lungo termine: l'islamizzazione della Turchia. Questa decisione è anche motivata dal fatto che l'occidente si prende gioco della Turchia e che il paese non voglia realmente far parte dell'Ue. È davvero così? Solo il futuro potrà dirlo.

(Articolo del 13.09.2010)

Foto: (cc)treviño/trevinostrategies.com/flickr; (cc)Todd Mecklem/flickr