Referendum e Renxit, ma l'Italia resta in piedi

Articolo pubblicato il 06 dicembre 2016
Articolo pubblicato il 06 dicembre 2016

A poche ore dall'apertura delle borse europee, una breve rassegna degli avvenimenti finanziari di ieri, subito dopo l'annuncio di Matteo Renzi di lasciare l'incarico di Presidente del Consiglio. Nonostante i problemi del sistema bancario italiano, i mercati hanno retto bene.

Due giorni fa circa 33 milioni di italiani si sono recati alle urne per votare sulla riforma costituzionale voluta da Matteo Renzi, nella quale erano proposte importanti modifiche alla forma di governo ed ai rapporti fra stato e regioni.

Il 59,11% dei votanti ha respinto il progetto di legge, determinando così una forbice piuttosto ampia tra favorevoli e contrari. A quanto pare l'affluenza al voto è stata del 65,47%, un dato che sminuisce anche il 58,7% risalente alle Europee 2014.

Poco dopo aver appreso i risultati referendari, l'Italia è immediatamente diventata l'oggetto di discussione dei media, soprattutto europei ma non solo. In realtà è sempre stato così, ma la Renxit ha prodotto un bombardamento di previsioni talmente catastrofiche da trasformare l'Italia nell'epicentro della possibile fine del mondo.

Niente asteroidi, quindi; niente guerre nucleari; invasione aliena, macché. Il NO convinto degli italiani alla riforma costituzionale ed il passo indietro di un primo ministro sconfitto, che ha fatto l'errore di legare l'esito del referendum alla sua permanenza in carica, avrebbe potuto sconvolgere le borse europee come pochi altri scenari immaginabili.

Eppure ieri non è andata proprio così.

Come hanno notato molti osservatori, nonostante Piazza Affari si sia affacciata sui mercati con un ribasso del 2%, nel corso della mattinata è riuscita a reagire e recuperare, raggiungendo anche un punto percentuale in positivo che molti di certo non si aspettavano.

Stesso discorso, ma all'inverso, per lo spread: dopo aver toccato i 178 punti, l'indicatore del rapporto tra i tassi di interesse dei titoli decennali italiani e quelli tedeschi si è attestato sulla soglia dei 170, che non rappresenta un livello tale da far ribaltare il paese dalla sedia.

Il Monte dei Paschi di Siena continua a destare molte preoccupazioni, ma come Unicredit, Mediobanca e altri istituti bancari non è sprofondata nell'abisso, dato che ha aperto in perdita (del 7%) per poi riassestarsi durante il giorno, limitando più o meno l'andamento negativo (chiuderà comunque con un passivo rilevante pari a 4,21 punti percentuali, stando ai dati del Sole 24 Ore).

Anche le borse europee non sembrano essere sprofondate nel baratro dopo le ultime evoluzioni della politica italiana. Secondo l'Ansa, nel pomeriggio l'indice Euro Stoxx è cresciuto dello 0,7%, mentre Parigi, Londra e Francoforte hanno nel complesso mostrato trend sorprendentemente positivi.

Per quanto riguarda il mercato dei cambi, la moneta unica, dopo aver toccato i minimi storici dal 2003 nei rapporti con il dollaro (a quota 1,05), è riuscita a riguadagnare terreno fino a quota 1,07.

E' ovvio che tutti questi numeri sono stati costantemente soggetti a forte volatilità, e quindi non danno certezze per il prossimo futuro dell'Italia e dell'Europa.

Ma quello che contava davvero era l'immediata risposta dei mercati subito dopo la Renxit, che non è stata così devastante come molti avevano prospettato. Alla fine della giornata, Milano è andata quasi in pari, perdendo soltanto lo 0,2% sull'indice Ftse Mib, cioè pochissimo rispetto agli scenari più nefasti che si erano profilati alla vigilia.

Basti pensare che, per esempio, la Brexit aveva scosso molto più a fondo i mercati, provocando perdite ingenti su tutte le piazze europee, con Piazza Affari che per l'occasione chiuse con un sonoro passivo di 12,5 punti percentuali.

A rassicurare i mercati è intervenuto anche il Commissario UE per gli affari economici e monetari, Pierre Moscovici, che come riporta LaPresse ha definito l'Italia "un paese solido, con istituzioni solide e ho fiducia che farà fronte alla situazione", nonostante abbia riconosciuto che "adesso si aprirà un periodo di instabilità politica".

Ma, soprattutto, a permettere trend relativamente positivi rispetto alle aspettative iniziali sono state le crescite decise dei listini statunitensi, dominati da una forte spinta rialzista che ha senza dubbio influito positivamente anche sulla zona Euro.

Proprio dal paese a stelle e strisce le agenzie di rating non sono sembrate troppo impressionate dagli esiti del referendum costituzionale italiano, tanto che Standard & Poor's ha detto che la Renxit non comporta, al momento, un impatto negativo sul rating dell'Italia.

Adesso l'Italia è entrata in una crisi politica che sarà, con altissime probabilità, risolta da un governo tecnico legittimato dal Presidente Mattarella. Proprio il Capo dello Stato ha però chiesto al premier uscente di mantenere le redini del governo almeno fino a venerdì, quando sarà discussa ed approvata la legge di bilancio in parlamento.

La Renxit è rinviata, i mercati reggono bene e l'Italia resta in piedi. Almeno per ora.