REACH: una direttiva infiammabile sui prodotti chimici

Articolo pubblicato il 19 marzo 2009
Articolo pubblicato il 19 marzo 2009

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Dopo diversi anni di dibattito, nel giugno 2007 è entrata in vigore la direttiva REACH. E ha rivoluzionato il mercato dei prodotti chimici in Europa: ora spetta ai produttori dimostrare la sicurezza dei propri prodotti prima di commercializzarli.

Attualmente sono disponibili sul mercato oltre 100mila sostanze chimiche. Il 99% (in particolare quelle create prima del 1981) non ha mai avuto bisogno di alcun controllo o certificazione prima di essere commercializzato. Oggi, le autorità pubbliche ritengono che numerosi cancri, alcune malformazioni e leucemie siano dovuti alla presenza di queste sostanze nella vita di tutti i giorni. L’obiettivo della direttiva REACH è ambizioso: regolamentare i nuovi prodotti e verificare i vecchi.

La prima delle grandi novità presente nella direttiva REACH riguarda la procedura di inserzione sul mercato e di dichiarazione di nocività. Mentre prima, spettava alle autorità sanitarie provare la nocività di un prodotto per impedirne la commercializzazione, oggi è esattamente il contrario. REACH obbliga gli industriali a provare la “non-nocività” dei loro prodotti. Un check-up completo: REACH prevede inoltre che le sostanze esistenti siano esaminate per identificare i rischi potenziali. Coscienti del fatto che un lavoro del genere non possa essere fatto in qualche mese, sono state stabilite delle tappe in base alle quantità prodotte o importate in un anno. Di sicuro la priorità va alle sostanze considerate pericolose: Cmt (cancerogene, mutagene, nocive per il sistema riproduttivo), Pbt (sostanze persistenti, bioaccumulative, tossiche) e Vpvb (sostanze molto persistenti e molto bioaccumulative).

Autorizzazione per i nuovi prodotti

Il principio è «una sostanza, una registrazione» presso una nuova agenzia creata per l’occasione che ha la propria base ad Helsinki. Tuttavia, per le importazioni o le produzioni che vanno da 1 a 100 tonnellate in un anno sono previste delle deroghe per evitare di penalizzare troppo l’industria chimica europea che produce il 31% delle sostanze chimiche mondiali e garantisce 1,7 milioni di posti di lavoro.

Sostituzione

La direttiva REACH prevede la sostituzione dei prodotti chimici che non superano i test. Per quanto riguarda i Pbt e i Vpvb, questi dovranno essere sostituiti dato che esistono soluzioni più sicure a un costo socio-economico accettabile (in termini di lavoro e costi di produzione). Per il caso dei Cmt, questi potranno essere commercializzati se le industrie sono in grado di garantire che i rischi per la salute sono «validamente controllati». Questo significa che degli scienziati dovranno stabilire una soglia sotto la quale il prodotto non e’ ritenuto nocivo per il corpo umano. Tuttavia, nel caso esistesse un’alternativa rapida e semplice, queste sostanze dovranno essere sostituite. Se quest’alternativa non esiste ancora, le aziende dovranno lanciare dei programmi di ricerca e sviluppo per sostituire il prodotto in futuro. L’impatto economico di questa direttiva è stimato dalla Commissione europea intorno ai 2,3 miliardi di euro distribuiti su 11 anni. Cifra che rappresenta solo lo 0,05% del giro d’affari annuale del settore.