"Razzista io?" Ordinaria intolleranza contro i vicini europei

Articolo pubblicato il 12 maggio 2010
Articolo pubblicato il 12 maggio 2010
Tra una barzelletta davanti a una birra e la deriva razzista, il passo è breve: bisogna essere furbi per far ridere restando entro i limiti. Nell’epoca in cui i discorsi che inneggiano al rifiuto dell’altro, il capro espiatorio proteiforme, guadagnano terreno nei quattro angoli del continente, un esercizio di autocritica in chiave europea certo non guasta.

Perché, anche tra europei, il razzismo è all’ordine del giorno? 

Che si tratti di romeni o albanesi, nel linguaggio corrente gli europei hanno in comune la testa da turco… l’essere cioè, un capro espiatorio. Per gli italiani, le espressioni «sei un albanese» o «sembri un albanese» indicano qualcuno mal vestito, o, per dirla tutta, conciato come un barbone. Stesso ritornello in Spagna dove, se si ha una "brutta cera", «tienes más mala pinta que un rumano». Anche i polacchi usano la stessa espressione. Il problema è che gli europei amano i miscugli. Ecco perché, spesso, non si fa distinzione tra un romeno e un rom. In Francia, per esempio, non si sa più nemmeno se sono i romeni o i rom (gitani) ad avere la brutta reputazione di rubare nei parcheggi pubblici. In Italia, «sei uno zingaro» e «sei un albanese» significano più o meno la stessa cosa. Niente di glorioso …

Ma da dove vengono queste abitudini linguistiche condivise da tutti gli europei? Per la "Sicurezza nazionale romena", una banda di pirati informatici che si è infiltrata nei siti del Daily Telegraph e del quotidiano francese Le Monde, sono i media ad accostare i romeni ai rom (e ad accusarli di accattonaggio e furto). La banda ha sostituito la home page del supplemento publi-redazionale di Le Monde, Planète plus intelligente, e di due sotto-siti del quotidiano britannico, wine-and-dine.telegraph.co.uk e shortbreaks.telegraph.co.uk, con una bandiera romena, seguita da un testo che affermava, con rancore, che in Europa quando si dice “romeno” «si pensa troppo spesso ad uno zingaro».

Ma state tranquilli amici romeni che ci leggete, anche gli altri hanno quel che si meritano in questo calderone di ordinario razzismo: per i polacchi «Udawać Grek», «pretendere di essere un greco», significa far finta di ignorare qualcosa quando in realtà la si sa perfettamente. In Francia, i greci sono tutti omosessuali (se non ne siete a conoscenza, l’espressione usata è: «va te faire voir chez les Grecs»), secondo i tedeschi mangiano molto aglio, per questo «Die Griechen - die riechen», «i greci, puzzano». E ancora, «Pareces griego», «sembri un greco», uscito dalla bocca di uno spagnolo vuol dire che non ti si fatto bene la barba. E dire che, ciò che accomuna di più gli europei, è l’urgenza di una lunga terapia di gruppo, per saperne un po’ di più sulle origini dell’ordinario razzismo di casa nostra!

Illustrazione: Hennin Studte