Ramle - Núria Serra

Articolo pubblicato il 08 settembre 2007
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Articolo pubblicato il 08 settembre 2007
Anche Ramle è una città mista, giustapposta a Lod, di cui ho già parlato nella mia lettera precedente. Anticamente fu capitale economica della Palestina, ma della sua magnificenza solo rimangono poche pietre consunte dalle intemperie, piante e maledizioni che le scaglia contro chi vuole negarla.

Potrei raccontarvi migliaia di dettagli su una città sofferente come Lod, come la politica segregazionista del suo comune, e mi dispiace non avere il tempo per rendervi partecipi di ognuno dei segreti nascosti di queste ingiustizie. Solo vi parlerò della moschea di Dahmash. Allo stesso tempo in cui l’esercito israeliano occupò Lod nel 1948, venne occupata anche Ramle e, prima che i massacri e la politica di terrore dell’esercito prendessero inizio, gran parte della popolazione decise di rifugiarsi in questa moschea (cristiani e musulmani cercarono protezione insieme nel santo edificio). Ci dice Hurya che ancora oggi si può vedere il sangue del massacro lì perpetrato, sulle pareti della moschea, e che 174 martiri persero la vita. Non abbiamo potuto vedere personalmente tutto ciò perché il comune ha chiuso questo centro di culto.

Già prima della carenza di moschee nella zona, i musulmani della città chiesero che la moschea tornasse ad aprire le sue porte. Ma il comune impose determinate condizioni: i fedeli avrebbero dovuto pulire il sangue dalle pareti con le loro mani e non avrebbero dovuto dir parola su cosa fosse successo in quella moschea. La milizia che perpetrò il massacro di chiamava Palmar. E Palmar si chiama la piazza che attualmente sta di fronte alla moschea. Come può esistere così tanto cinismo? La crudeltà non finisce mai di sorprendermi.

Núria Serra

Tradotto in italiano da Ornella Bernardi