Radio Elvis: canzoni di bordo 

Articolo pubblicato il 21 dicembre 2015
Articolo pubblicato il 21 dicembre 2015

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A Parigi, Cafébabel ha intervistato i Radio Elvis, gruppo francese che crea poemi sotto forma di canzoni. Dopo aver pubblicato due EP, la band annuncia l’uscita di un album nel 2016. Il cammino che li ha portati fin lì è stato tortuoso, a volte difficoltoso, ma certo carico di sogni. Viaggio al termine di numerose notti.

«Bambini, vivevamo soli nel pericolo del giorno e, quando la notte avanzava sulle nostre case sperdute, scrivevamo leggeri poemi con la speranza segreta d’esistere». È questa una frase che compare nel sito dei Radio Elvis, gruppo formato da tre giovani francesi stanziati a Parigi ormai da qualche anno.

Una dichiarazione di intenti che ne riassume il percorso, lo stile e il voler raccontare storie attraverso brevi poemi in forma di canzoni. Durante l’intervista, Pierre Guénard, il cantante, si agita inquieto su uno sgabello, affiancato dai suoi compagni. Al termine di ogni domanda, risponde rapidamente, con tono deciso, lo sguardo in continuo movimento.

«Suoniamo insieme da due anni ma ci conosciamo da molto tempo», racconta. I tre ragazzi provengono tutti dalla stessa città, Poiters. Per formarsi come gruppo hanno intrapreso un percorso simile a una traversata, un po’ come quella di cui parlano in una loro canzone, mischiando letteratura, sogni e viaggi.

Un debutto tortuoso

Gli esordi musicali di Pierre risalgono alle jam session che organizzava a Poiters «per mostrare alla gente» ciò che scriveva. Un «periodo artistico da schifo», come lo definisce lui stesso, durante il quale imbratta numerosi fogli nella sua camera d’adolescente che si è messo in testa di diventare musicista.

Seguono poi i suoi primi anni a Parigi, quando si esibiva in uno squat del decimo arrondissement. Una tappa «dolorosa e formativa» allo stesso tempo, in base a quanto afferma. «Affrontai per la prima volta l’ostilità del pubblico. La gente lasciava la sala o mi toglieva il microfono dalle mani mentre cantavo. Quando ti esibisci per strada ti aspetti di tutto, ma non quando ti trovi in un luogo al chiuso in cui cerchi di dare il massimo», dice.

Gli altri componenti dei Radio Elvis, Manu Ralambo, al basso, e Colin Russeil, alla batteria, avevano fatto parte di altri gruppi che non si sono però consolidati. «Io e Pierre abbiamo sempre voluto formare un gruppo rock e dopo aver registrato una demo insieme ci siamo resi conto che avevamo bisogno di un bassista». Da qui l’entrata in scena di Manu.

Oggi i Radio Elevis vengono paragonati ad artisti del calibro di Dominique A, Noir Désir e Alain Bashung. Musicisti che sono stati per loro un punto di riferimento, lo riconoscono, ma allo stesso tempo rivendicano lo stile, considerandolo qualcosa di «proprio e di molto personale». Tra le altre influenze: Doors, Nick Cave, Arcade Fire e Sonic Youth.

La letteratura come punto di partenza

La domanda successiva si addentra nell’universo letterario che impregna le canzoni dei Radio Elvis. Per Pierre, un’anima sovraccarica e che fatica ad allentare la presa, i libri rappresentano un momento di tranquillità. «Ho dei seri problemi di concentrazione: non riesco a restare fermo per più di cinque minuti, cosa per me pregiudizievole», confessa. 

Per avvicinarsi alla lettura ci sono voluti i 3 mesi passati a Berlino. Pierre non conosceva nessuno e aveva parecchio tempo libero. In Germania scopre Lo straniero di Camus e Viaggio al termine della notte di Céline. Descrive quest’ultimo come uno «shock letterario» che gli spalancò le porte verso altri autori, in particolare Jack London e Saint-Exupéry.

«Mi sono riconosciuto parecchio in Martin Eden, di Jack London, perché parla di un anti-artista che vive molteplici vite, così come Saint-Exupéry. Hanno svolto 35000 lavori prima di fare ciò che veramente amavano», spiega. Una condizione dalla quale sono passati anche i componenti dei Radio Elvis quando la musica non dava loro di che vivere. 

La scrittura: un caso fortuito

Per Pierre, quel momento di ebbrezza in cui prende carta e penna per dare libero corso a ciò che pensa arriva «per caso». «Scrivo ciò che mi passa per la mente in quel determinato momento, senza pensare a qualcosa in concreto. Penso debba andare così», commenta. Ad intervenire in questo processo c’è anche un qualcosa di mistico che assicura «aver imparato a controllare» grazie alla musica prodotta dai Radio Elvis.

Il gruppo modella, smonta e ricostruisce le frasi scritte da Pierre per «comporre il più possibile insieme», spiega Colin. «Per esempio, io apporto qualcosa di nuovo alla canzone e Manu generalmente le dà un tono completamente distinto, prendendo così direzioni diverse».

Il loro è un lavoro non privo di piccole manie come la «penna feticcio» che ognuno di loro usa per scrivere i pezzi o le scaramanzie di Pierre che tocca ferro «prima di ogni concerto» e che porta un orecchino a forma di aereo. «È per Saint-Exupéry, l’ho comprato la prima volta che sono andato in America», spiega ridendo.

E l’album, quando esce? I ragazzi si lanciano un’occhiata, un po’ indecisi. «Probabilmente a inizio del 2016», risponde Pierre. Per la registrazione, che si è conclusa a settembre, si sono preparati diligentemente con «piccole parentesi in campagna e tanti concerti», in modo da perfezionare ogni suono.

Un percorso simile a quello di un viaggio durante il quale i Radio Elvis hanno man mano riempito la valigia con qualche accordo, un po’ di libri e brevi poemi sotto forma di canzoni.