Questi giovani greci che votano Alba dorata

Articolo pubblicato il 15 aprile 2016
Articolo pubblicato il 15 aprile 2016

Considerato da molti un partito neonazista, il successo di Alba dorata tra i giovani greci è visto con paura. Mentre oggi si teme una nuova impennata del partito e la crisi economica ha smesso di essere una spiegazione per tutto, sorge una domanda: quali sono le ragioni di questi giovani? Reportage tra cappucci, graffiti e uomini tutti d'un pezzo e dal cranio rasato.

«Né il mio nome, né il mio lavoro potranno essere menzionati». Fin dall'inizio, Kostas — nome di fantasia — mette in chiaro le condizioni per la sua testimonianza. Non che si vergogni del suo voto per Alba dorata, il partito greco di estrema destra descritto come fascista, se non addirittura neonazista. No, la sua esigenza di anonimato nasce da ragioni professionali, ci assicura: «Non mi è concesso di esprimere la mia opinione».

Sulle spalle della gioventù

È dopo il suo orario di lavoro che ritroviamo Kostas in un piccolo parco di Kallithea, quartiere di Atene della media borghesia. Nonostante il bel tempo non c'è molta gente. In felpa e scarpe da ginnastica, è già là ad aspettarci. Molto gentile, questo giovane 25enne non nasconde una certa diffidenza. Fuori discussione, per esempio, registrare l'intervista. Ci dovremo accontentare degli appunti. Sul muro di fronte a noi, il graffito di un meandro, simbolo di Alba dorata, sembra farci l'occhiolino. In questa città dove un edificio senza graffiti è l'eccezione, non è raro incrociare uno dei simboli del partito. Ma Kostas nota a mala pena il graffito o sembra non vederlo. Seduto sul muretto si dice pronto a confidare le ragioni che, dice, l'hanno «spinto a votare Alba dorata».

Ma oltre i cappucci e delle richieste di anonimato, cosa rappresenta Alba dorata? Χρυσή Αυγή​, in greco, ha ottenuto il 7% dei voti alle ultime elezioni legislative. Sufficiente per farne la terza forza politica del Paese, subito dopo Syriza e i conservatori di Nuova Democrazia (ND). Bisogna ammettere che per un partito rimasto quasi sconosciuto per 30 anni e che nel 2009 sfiorava appena lo 0,3%, i numeri attuali suonano come un trionfo.

Eppure il partito ha una reputazione agghiacciante. Al punto che persino Marine Le Pen si è categoricamente rifiutata di allearsi con loro per formare un gruppo a livello europeo. Questi i motivi: violenze contro gli immigrati, posizioni razziste e ultra nazionaliste, un ammiratore del Terzo Reich come leader… la lista è ancora lunga. Senza dimenticare che questo leader, Nikolaos Michaloliakos soprannominato «il piccolo Fürher greco», è indagato per partecipazione ad un'associazione criminale.

Eppure, nonostante la sua pessima reputazione, il partito rappresenta qualcosa di nuovo nella politica greca, crivellata da ogni male. Anti sistema, populista e tendenzioso, piace molto alla gioventù. Le statistiche lo dimostrano: più si è in là con l'età e meno lo si vota. Resta da capire se i giovani lo fanno in segno di protesta o se si identificano con le idee estreme veicolate da questa formazione politica.

Lo schiaffo

Quando Kostas ha sentito parlare di Alba dorata per la prima volta era molto giovane. «Avevo 13 o 14 anni,» si ricorda, «fu a scuola, ne parlavo con i miei compagni di classe». Confessa, però: «All'inizio ero contro tutto questo. Dopo, leggendo i giornali e gli articoli su Internet, mi sono convinto». 

Qualche anno dopo, nel 2012, vota per la prima volta Alba dorata come quasi 450mila greci, permettendo così al partito di entrare trionfalmente in Parlamento. «All'inizio ho votato per loro per far diminuire il potere degli altri partiti,» si confida il giovane greco. Un voto anti sistema, segno della stanchezza di fronte a una classe politica in preda agli scandali e alla corruzione. «Ma la guerra aperta che i media e i politici hanno dichiarato loro, mi ha fatto convincere della mia decisione e ho continuato a votare Alba dorata elezione dopo elezione».

Anche Nikos, 30 anni, ha l'impressione di assistere a questa guerra aperta. Responsabile della sicurezza in una società privata, vota Alba dorata da quattro anni. Per sostenere le sue dichiarazioni torna sul famoso episodio dello schiaffo che ha fatto il giro della Grecia nel 2012. In un dibattito televisivo, il portavoce e deputato di Alba dorata Ilias Kasidiaris — uomo robusto e dal cranio rasato — ha violentemente schiaffeggiato una deputata comunista. «Ci si focalizza sullo schiaffo e non su ciò che l'ha causato,» sostiene Nikos. Questa vicenda è diventata la prima prova per lui per dimostrare l'accanimento mediatico che subisce il partito da allora.

Al minuto 1:20 la scena più forte.

L'argomentazione ha punti deboli, ma essere anti establishment rimane la strategia numero uno di Alba dorata. A costo dell'assurdità delle situazioni che ne derivano. Come spiega Alexandros Sakellariou, dottore in sociologia all'Università Panteion di Atene e autore di un studio sui rapporti tra la gioventù greca e Alba dorata, un sondaggio mostra che nel 2012 «alcuni elettori erano indecisi tra Syriza e Alba dorata». Cioè tra la sinistra e la destra estreme. Il loro punto comune? Il loro discorso anti sistema e anti austerità.

Sicuramente, da parte sua, Alba dorata si sfrega le mani. Come spesso accade a destra della destra, il partito cavalca l'onda facendosi vittima di un sistema mediatico e politico che cerca «di nascondere la verità». Slogan come «Spegnete la tv, siamo su Internet» ne sono la dimostrazione.

Questa posizione nei confronti dei media è ben riassunta dal servizio stampa del partito. Contattati, ci dicono: «Non prestiamo così tanta attenzione ai media e alle interviste perché in fin dei conti i giornalisti scrivono comunque quello che vogliono». O ancora, dall'osservazione senza equivoci di un dirigente del partito che ci ha vietato l'ingresso a un loro meeting: «Essere giornalisti è peggio di essere un membro del partito di Syriza». 

"Ci sono dei deficienti nel partito, lo so"

La sola titubanza di fronte al sistema non spiega comunque perché migliaia di giovani abbiano scelto di votare un partito la cui violenza e il cui estremismo sono i più radicali d'Europa. La causa spinosa, brandita dai media e da numerosi greci, resta il male dell'inizio di secolo: la crisi economica. Il ritornello è sempre lo stesso: colpendo duramente il Paese, avrebbe spinto migliaia di giovani disoccupati e disperati tra le braccia dei neonazisti.

Eppure per Alexandros Sakellariou questa spiegazione è caricaturale e riduttiva. Il sociologo punta il dito soprattutto verso la mancanza di conoscenze storiche dei giovani greci circa il passato di Alba dorata e del Paese stesso.

Secondo lui l'influenza della crisi è «innegabile», ma «ha soprattutto spinto coloro che erano ideologicamente vicini al partito a fare il primo passo e a votare per loro». Assicura: «Non bisogna mascherarci, troviamo una vicinanza ideologica con Alba dorata nella popolazione greca». Come prova, prosegue, «altri Paesi come la Spagna o il Portogallo sono stati allo stesso modo toccati dalla crisi, ma non hanno visto nascere partiti comparabili ad Alba dorata». Secondo lui, il male è profondo, radicato: «Se la crisi si volatilizzasse oggi in Grecia, dubito che Alba dorata sparirebbe altrettanto velocemente».

Questa vicinanza ideologica si fa sentire a proposito dell'immigrazione. In particolare quando si tratta di musulmani. Avanzata come una delle cause principali che ha motivato il loro voto per il partito, i propositi sono pesanti. Condivisi da Kostas, da Nikos, ma anche da altri elettori di Alba dorata che hanno partecipato allo studio di Alexandros Sakellariou. Lo straniero è visto come una minaccia. Per il lavoro, la sicurezza, la cultura greca. «Si insegna ai musulmani che se uccidono un cristiano, ci sono 70 vergini in paradiso.» affermano in coro Kostas e Nikos, come una frase imparata a memoria.

Nonostante questa vicinanza, Nikos e Kostas non condividono tutte le idee di Alba dorata. «La violenza fisica verso i migranti illegali è inaccettabile,» ci dice Kostas. «Ci sono dei deficienti nel partito, lo so,» ammette Nikos, meno disturbato dalla violenza del partito che dal revisionismo storico di molti dei suoi membri che «glorificano Hitler». È per questo che, sia per l'uno che per l'altro, è fuori discussione diventare membro del partito.

Possono salire al governo?

«Il partito è nazional-socialista, ma non necessariamente lo sono i suoi elettori», conferma Alexandros Sakellariou. Risultato: per ottenere voti, Alba dorata non ha neanche bisogno di sdemonizzarsi. «È solo un po' più discreto sulle affiliazioni neonaziste,» puntualizza il ricercatore in sociologia, spiegando che «presentarsi come un partito nazionalista vende meglio. Ma non per questo rinnega il suo passato». Sia quel che sia, questo sembra bastare per ottenere il voto degli elettori più moderati. 

Una nuova questione si pone: quanti elettori di Alba dorata sono completamente convinti e quanti restano scettici? Difficile da dire. In ogni caso, precisa Alexandros Sakellariou, «dopo aver votato Alba dorata elezione dopo elezione, non si possono più interpretare come dei semplici voti di protesta». Alla domanda «Potrebbero salire al governo?», Kostas e Nikos mettono da parte le loro reticenze e rispondono velocemente in maniera positiva. «E forse governerebbero meglio degli altri,» aggiunge Kostas senza battere ciglio.

Oggi l'avanzata di Alba dorata potrebbe continuare in seguito alla crisi migratoria di fronte alla quale la Grecia si trova in prima linea. Paese di transito per eccellenza, recentemente la situazione è ancora peggiorata con la quasi totale chiusura della frontiera greco-macedone. Migliaia di migranti restano bloccati in Grecia, Paese nel quale non pensano di restare.

Nella Capitale, accampamenti improvvisati sorgono di giorno in giorno. A soli 150 metri dalla sede principale di Alba dorata, vicino a Larissa Station, qualche famiglia è venuta a lasciare materassi e coperte. Un poliziotto stranamente loquace ci confida che teme sia solo questione di tempo prima che sorgano dei problemi con i militanti del partito. A meno che questi ultimi non sperino di veder peggiorare la situazione in silenzio, per poi presentarsi come l'unica soluzione.

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Stathis Ketitzian e Marinos Tzotzis hanno contribuito alla realizzazione di questo reportage.

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Questo articolo fa parte della serie di reportage EUtoo 2015, un progetto che cerca di raccontare la disillusione dei giovani europei finanziato dalla Commissione Europea.