Quelle beghe palestinesi che fanno il gioco di Israele

Articolo pubblicato il 27 settembre 2006
Articolo pubblicato il 27 settembre 2006

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I negoziati per la creazione di un Governo palestinese di unità nazionale sono arenati. Hamas non vuole riconoscere Israele. Come richiesto dal Presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese Mahmud Abbas.

Nelle ultime settimane il presidente palestinese Mahmud Abbas, membro del Fatah (il partito guidato per decenni dal defunto Yasser Arafat) sta avendo contatti e riunioni con il primo ministro Ismail Haniyeh, membro di Hamas. Questo per cercare di creare un Governo di unità nazionale che possa così sbloccare la crisi senza precedenti che i palestinesi stanno attraversando. Ma per il momento Hamas rifiuta di adempiere alle condizioni fissate dalla comunità internazionale e richieste anche da Abbas: rinunciare alla violenza; riconoscere Israele; accettare la Road Map, il piano diplomatico messo a punto dal Quartetto (Stati Uniti, Unione Europea, Russia e Nazioni Unite) come strada da seguire per ottenere la pace nella regione.

Il negoziato più importante delle loro carriere

Questa situazione di stallo però fa perdurare l’isolamento umanitario, economico, sociale e politico di cui l’attuale Governo palestinese, guidato da Hamas, è oggetto da parte della comunità internazionale. E la vittima principale di questa situazione è, come sempre, il popolo palestinese. In effetti un Governo di unità nazionale sostenuto da Hamas e Fatah utilizzerebbe Mahmud Abbas come “volto buono” di un governo di unità nazionale, dove “buono” significa disposto ad accettare decisioni prese lontano dalla Palestina. Ma questo ruolo rischia di costare caro ad Abbas che non raccoglie troppi consensi né all’interno del suo stesso partito, né tra i palestinesi. Da parte sua, Hamas dovrà da un lato svolgere il ruolo politico che il popolo palestinese gli ha assegnato con la vittoria di un’elezione democratica, dall’altro abbandonare la lotta armata come alternativa all’occupazione militare di tutti i territori palestinesi da parte di Israele. Haniyeh, leader pragmatico che appartiene all’ala moderata del movimento, dovrà saper negoziare con la fazione più intransigente e con una popolazione stanca dei giochetti del governo che pregiudicano il futuro di intere generazioni, senza una discussione aperta con la gente delle posizioni che Hamas dovrà assumere in futuro.

Israele mantiene la propria posizione di forza

Fare pronostici, in Medio Oriente, significa fare i conti con un’incertezza costante. Se anche si formasse un governo di unità nazionale, questo nascerebbe già debole, e metterebbe questi partiti nella difficile posizione di difendere le istanze storiche dei palestinesi: ritorno ai confini del 1967, rientro dei rifugiati in Palestina e Gerusalemme Est come capitale del futuro stato palestinese. Delle condizioni che Israele non accetterà in nessun modo.

Se invece non si formerà un governo di unità nazionale, Israele avrà la scusa perfetta, di fronte al mondo, per le sue azioni nei Territori Palestinesi Occupati, e per aggravare così la crisi umanitaria e politica facendola diventare una vera catastrofe. Divide et impera, questo l’adagio seguito da Israele, che ha in mano tutte le carte per segnare un altro punto, ancora una volta, in questo conflitto ineguale e ingiusto.