Quell'11 marzo così “1984”

Articolo pubblicato il 19 aprile 2004
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Articolo pubblicato il 19 aprile 2004

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L’ondata di misure anti-terrorismo che ha seguito gli attentati di Madrid rischia di sgretolare le libertà individuali. La realtà potrebbe superare la fantasia di Orwell.

Nel romanzo di George Orwell “1984”, il mondo è diviso in tre grandi imperi in stato di guerra permanente. E questa guerra permanente giustifica l’oppressione della popolazione. L’immagine attentamente curata del Nemico viene utilizzata per controllare le popolazioni. Solo fantasia? Chissà... Ma simili tendenze si possono osservare anche nel mondo reale. Il Nemico, da noi, si chiama terrorismo globale.

Nel ministero della verità, nel romanzo di Orwell, risuonano tre motti: “la Guerra è Pace”, “l’Ignoranza è Forza”, e “la Libertà è Schiavitù”.

La Guerra è Pace

Il terrore è qualcosa di fondamentalmente inaccettabile. E su questo non ci piove. Sono i modi di combatterlo che possono essere discussi. Nel momento in cui uno Stato incomincia a combattere la violenza con la violenza, si mette, almeno da un punto di vista di metodo, sullo stesso livello dei terroristi. E' quanto dimostrato da una parte del Vecchio Continente nella “coalizione dei volontari” all'opera in Iraq. La prova ne sono stati l’11 Marzo e i drammatici attentati di Madrid. Ricordate? La conclusione generale dell’attacco è stata: siamo in guerra. E il nemico? Semplice: il terrorismo internazionale. Dove lo troviamo? Fra di noi! Romano Prodi ha detto a questo proposito, durante il vertice di primavera dell’UE, che il terrorismo è la più grande minaccia al mondo libero dalla Seconda Guerra Mondiale ad oggi. E proprio per questo il 19 Marzo a Bruxelles si sono incontrati i ministri dell’Interno dell’UE: per discutere di misure antiterroristiche su scala continentale. Vogliono dichiarare guerra al terrorismo in Europa. C’è dunque una nuova figura di Nemico, tutta da analizzare.

Non c’è dubbio: gli effetti collaterali della lotta al terrorismo porta alla creazione di strutture di preservazione del potere che, nel dubbio, possono essere usate indebitamente. E finché dura questa guerra, lo dobbiamo accettare. Purtroppo, lo smantellamento di queste strutture, anche in un futuro remoto, sembra poco verosimile. L’organizzazione britannica “Statewatch” ha notato in questo contesto che fra le 57 misure prese in nome della lotta anti-terrorismo, ben 27 usano questa lotta come semplice pretesto.

L’Ignoranza è Forza

Ultimamente, si parla di nuovo e sempre più frequentemente di “terrorismo globale”, che praticamente nessuno sa chiaramente cosa sia. Alla fin fine, sembra però anche di poca importanza sapere chi o cosa si intenda con questa espressione. Importante è solo il fatto che ci sia un pericolo. Il vantaggio di una simile minaccia indefinita è che il potere di definizione risiede in quelli che dicono di sapere – nella fattispecie i governi. Con questo è quindi possibile creare la legittimità e l’urgenza di gravissime restrizioni ai diritti fondamentali.

Si può per esempio parlare adesso della raccolta e della conservazione di grandi quantità di dati personali, senza dover metter nel conto su resistenze troppo pressanti da parte della popolazione. Per di più, queste proposte vengono appositamente imballate insieme ad altre misure molto sensate, come la creazione di un Fondo europeo per le vittime del terrorismo, o il mandato di arresto europeo, affinché possano essere decise quasi senza essere notate e appaiano alla fine nella percezione pubblica come nulla di più di un dettaglio.

Allo tempo stesso si evita possibilmente di dare inizio ad un dibattito pubblico di largo respiro sulle cause del terrorismo internazionale, perché questo metterebbe tra l’altro il dito nella della politica europea di aiuti allo sviluppo.

La Libertà è Schiavitù

“Terrore” è una parola d’origine latina e significa paura, paura che i terroristi sanno perfettamente diffondere. Purtroppo non sono i soli in questa funesta impresa e ricevono un sostegno energico dai nostri governi. Questa tesi è facilmente ripercorribile. Già da sola la costante tematizzazione ed esagerazione di questo problema (ci sono in Europa di gran lunga più morti per incidenti stradali che vittime del terrorismo), crea un clima di paura, nel quale la libertà viene percepita come qualcosa di minaccioso.

Per quanto condannabile sia sempre qualsiasi forma di violenza, le contromisure vanno pesate con cautela. In Europa, sembra però che persista il pericolo di far economia di cautele. Questo è quanto dimostrato dalle riflessioni dei nostri ministri degli interni, che, ove messe in pratica, risulterebbero profondamente lesive dei nostri diritti fondamentali. Le vittime principali delle misure antiterroriste sono la libertà e la dignità di ogni singolo individuo. Questo contiene anche una specie di timore, solo più sottile, perché matura lentamente e tocca poi solo gruppi marginali, finché prima o poi finisce col riempire il quotidiano di tutti noi.

Certo, risuona come un’utopia negativa, ma oggi ci siamo gia abituati al fatto di dover, a causa dell’uso dei mezzi di comunicazione moderni, rinunciare a buona parte del nostro anonimato e ad acconsentire ad un alto grado di sorveglianza. Naturalmente, meno sorveglianza porta più rischi, e i terroristi approfitteranno degli incrementi di libertà. Se tuttavia si vanno a cercare le reali cause del terrorismo, alfine di combatterlo efficentemente, le nostre libertà non potranno più spaventarci.

Il concetto di “situazione orwelliana” esiste già. Speriamo che non valga mai per la nostra realtà quotidiana.