Quei greci costretti alla dieta mediterranea

Articolo pubblicato il 11 novembre 2014
Articolo pubblicato il 11 novembre 2014

La Grecia è stata colpita duramente dalle misure di austerità dopo la crisi economica iniziata nel 2008 e anche il suo leggendario mercato alimentare ha sofferto. Con le cinghie tirate, i greci sono ritornati alle loro radice culinarie per riscoprire la dieta mediterranea.

L’intera Europa ha stretto la cinghia, mettendo in atto le misure di austerità. Per trovare una vita d’uscita dalla crisi economica, la Grecia ha fatto delle riscoperte che potrebbero aiutare. E questo sono tanto più evidenti nel mercato alimentare, nel quale la dieta mediterranea è divenuta un approccio diffuso per combattere, da un lato, gli alti tassi di disoccupazione, e dall’altro, per assicurare flusso di contanti nel mercato domestico. I principi basilari di quella che non è che la forma moderna delle diete tradizionali della Grecia, del Sud Italia e della Spagna, consistono in olio d’oliva, legumi, cereali, frutta, verdura, pesce, formaggio, yogurt e vino. La Grecia ha preso questa dieta e l’ha trasformata in un movimento che sta al momento esplodendo nella capitale Atene

Non c'è niente come la cucina di mamma

I ristoranti stanno organizzando l’offerta in base al desiderio nostalgico della gente di cibo tradizionale e preparato in casa. Posti con nomi quali Mother’s kitchen, Mum’s Grill o Family Diner, sono disseminati per il panorama greco. Il loro obiettivo è quello di preservare i legami tra madri e figli. «Ho un'amica che di Creta che adesso vive ad Atene, ma sua madre cucina per lei ogni giorno e le invia il cibo ogni settimana con una nave, dopo 9 ore di viaggio» dice Niki Papalexopoulou, studentessa e guida ufficiale al Museo della Gastronomia Greca di Atene. Il museo ha aperto appena qualche mese fa con una mostra dedicata ai monaci che vivono sul Monte Athos e alla loro dieta mediterranea. Secondo questi, ci sono solo tre ingredienti necessari nella vita: pane, olio d’oliva e vino. «I monaci producono il proprio cibo, ma bisogna tenere presente che sul Monte Athos non ci sono donne e soprattutto animali. Dunque, devono importare i prodotti caseari, le uova e così via». L'esposizione è dedicata ai prodotti greci ed al loro utilizzo nelle ricette tradizionali e rappresenta perfettamente un fenomeno che sta tornando di moda nel Paese. «La crisi ha aiutato i greci a trovare la propria strada del ritorno alla cucina locale».

Made in Greece

Gli alimenti costituiscono un terzo dei 15 prodotti più esportati dalla Grecia. Le esportazioni di cibo e bevande nel 2013 erano valutate per 3 miliardi di euro. Pesce fresco, olio extra-vergine d'oilva, frutta e noccioline, verdura e formaggi sono i primi cinque beni e raggiungono il 6% di tutte le esportazioni greche. La maggior parte di questi hanno dato alla Grecia un riconoscimento internazionale. Ma cosa vuol dire oggi l’etichetta Made in Greece? Secondo gli organizzatori di Food Expo Greece, il cui secondo raduno avverrà a marzo 2015 ad Atene, organizzazioni quali Made in Greece sono una piattaforma per promuovere i prodotti greci nel mondo e per attirare clienti internazionali. Fra altri progetti online, ci sono e-FOOD-gr e e-shop.gr.

Tradizione con un tocco di modernità

Anche Alexandros Charalabopoulos, capo cuoco al Titania Hotel nel centro di Atene, ha sentito il bisogno di cambiamenti nel catering così ha deciso di reintrodurre i prodotti locali greci nei suoi piatti. Il suo menù, chiamato Made in Greece, attrae adesso turisti e locali al ristorante dell’albergo. «Dopo la crisi, i greci volevano aiutare i produttori nazionali comprando i loro prodotti, ma non li trovavano da nessuna parte sul mercato. A volte non sapevano nemmeno che esistevano. Perciò quando arrivai in questo albergo, volevo creare un menù  che offrisse soltanto prodotti greci» Quando ha presentato questa idea alla direzione dell’albergo, questa ha immediatamente accettato.

Così Alexandros è partito in giro per la Grecia in cerca di ingredienti. «Non sono di Atene. Sono nato in un piccolo villaggio vicino Kalamata, nel Peloponneso meridionale. I miei ricordi d’infanzia sono collegati ai prodotti che mia nonna usava, prodotti principalmente da piccoli agricoltori locali. Così ho cominciato a cercare proprio lì. Volevo riportare in vita i miei ricordi», dice Charalabopoulos, il cui menù-capolavoro da dieci portate include olive di Kalamata, patate di Nevrokopi, melanzane di Leonidion, bottarga di Messolonghi e formaggio xinomyzithra di Creta.

Nonostante le 4 stelle dell’albergo, il ristorante Le Due Porte è a pochi passi dal principale mercato alimentare di Atene. I proprietari conducono i propri affari secondo lo stesso concetto da 150 anni, ovvero quello che i locali chiamano magirio, un riferimento al cibo fatto in casa. Una pratica che va indietro nel passato e che oggi fa tendenza ad Atene.

«Il cuoco prepara molti piatti semplici e li serve ai clienti. Non c’è un menù. Vedi il cibo davanti a te e scegli in base a quello che viene preparato», dice Thodorakis, un cameriere in un ristorante all’aperto sulla via Aiolou. Sebbene l’espansione dell’imprenditoria innescata dalla crisi economica possa sembrare sorprendente, il suo successo non lo è. Se fate una passeggiata attorno a Monastiraki, o salite su per la via Emmanouil Mpenaki, vedrete nuovi ristoranti e caffè pieni di vita e la maggior parte offrono piatti greci, del tutto tradizionali o con uno stile moderno. I greci sono orgogliosi della propria cucina e hanno ragione, perché nonostante siano un po' a "dieta", sanno come stare bene.

Questo articolo fa parte di un reportage dedicato ad Atene nel quadro del progetto Eu In Motion  realizzato da Cafébabel con il supporto del Parlamento Europeo e della fondazione Hippocrene.