Québec : maledetti francesi !

Articolo pubblicato il 04 agosto 2013
Articolo pubblicato il 04 agosto 2013

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Le Canada est connu pour être une terre d'immigration accueillante. Mais Montréal, la grande métropole du Québec, est un cas à part. Coincée entre deux influences anglophones, elle s'est toujours battue pour défendre la francophonie, élément-clé de la culture locale. Et c’est à bras ouvert qu’elle accueille tous les francophones. Une largesse que les Français de l’Hexagone lui rendent bien ?

L'Eldorado dei giovani francesi

Da quelle parti i francesi occupano un posto del tutto particolare. In primo luogo perché fra Québec e Francia c'è stima reciproca ( ricordiamo il famoso “Viva il Québec libero” lanciato da De Gaulle). Inoltre perché la bella provincia è un Eldorado per i giovani francesi che vogliono spostarsi senza doversi confrontare con un ostacolo linguistico. Nel 2012, 6750 giovani sono partiti con il PVT (permesso di vacanze e lavoro), un visto di lunga durata (1 anno) che permette di lavorare all'estero e che si può rinnovare, non senza numerose peripezie burocratiche. Circa 150 000 francesi vivono in Canada. Ivan, parigino ventinovenne, è a Montréal da un anno e mezzo: “Qui è un bel vivere”, sintetizza. La sua compagna Sarah, anche lei francese , aggiunge: “Non tutto è incentrato sul lavoro. La vita familiare ha la sua importanza.” E aggiunge. “Se da parte di qualcuno può esserci il rimpianto di alcuni vantaggi sociali, il dinamismo del mondo del lavoro offre dei palliativi a questo svantaggio”. Sono entrambi d'accordo sul fatto che a Montréal godono di un livello di vita superiore rispetto alla Francia.

Come coloni in terre di conquista

Ciò nonostante, malgrado la buona intesa storica, aleggia un risentimento nei confronti dei francesi che si installano nel Québec. Per quale ragione? Perché si comportano come nuovi coloni che sbarcano in terra di conquista e considerano quei luoghi come un'appendice della Francia.Senza contare che gli abitanti del Québec hanno un rapporto piuttosto complesso con la loro identità. Sono combattuti fra una parte francese che non li considera e una parte anglofona che guadagna terreno. E non migliora le cose la consapevolezza di essere discendenti dei coloni francesi che, a suo tempo, decimarono gli autoctoni. Altro aspetto dell'invasione, alcuni quartieri sono diventati inaccessibili perché, appena arrivati, i migranti francesi accettano condizioni di affitto di gran lunga eccedenti i prezzi correnti. Julien, giovane di Montréal, frequenta da tempo i francesi in giro per la città, ma constata “una specie di ghettizzazione”. “Dovrebbero frequentare di più i Quebecchesi. Ma di chi è la colpa? »

Il francese : ultimo baluardo dell'identità del Québec

Oltre a questo, sussiste la difficoltà a farsi considerare come un popolo a pieno diritto, francofono, nel cuore del Nord America. La lingua francese diventa dunque per loro uno degli ultimi baluardi dell' identità e un patrimonio da difendere anima e corpo. D'altra parte, il loro francese è più fedele del nostro alle radici storiche della lingua. Per cui, quando un nuovo arrivato si sente autorizzato a correggere linguisticamente il suo ospite, si capisce che quest'ultimo possa offendersi. Alcuni francesi non hanno ben assimilato il fatto che, nel Québec, sono loro che parlano in modo strano, e per giunta con un accento! Non desta stupore il fatto che si senta continuamente dire che gli abitanti della Francia metropolitana sono sciovinisti! D'altronde Julien ha sentito dire spesso “ Ah, questi maledetti francesi ! Pensano di aver inventato tutto!” In definitiva, i coloni di oggi sono molto simili a quelli di ieri: francesi !

I francesi all'estero: un comportamento indecente

In fin dei conti, il fatto che a Montréal ci siano molti francesi non è un problema. Il problema è dato dalla condotta incivile, e di conseguenza indegna e offensiva di alcuni di loro nei confronti del Québec e della sua cultura. Sarah commenta: ”I nuovo arrivati francesi non prendono le distanze dovute!” E scherza parlando di “Vecchi galli pieni di orgoglio!” Queste osservazioni sono quasi un commento alla lettera del console francese in Australia che, qualche settimana fa, denunciava il comportamento indecente dei viaggiatori francesi che non avevano nessun rispetto per il paese che stavano visitando. 

Siamo a tal punto in crisi di identità e gelosi da cercare di imporci in questo modo? Ci culliamo sugli allori di una vecchia fama di fronte alla decadenza di un popolo colto, gaudente e romantico, di cui sembra volersi preservare solo il colonialismo nella sua espressione di di un atteggiamento snob e rozzo.

Obiettivo: lo scambio culturale

Per fortuna, non tutti sono così. Tenendo in considerazione il loro livello universitario, i francesi sono considerati lavoratori e efficaci. E ci sono comunque dei nuovo arrivati che cercano di capire il funzionamento di questa società e si interessano agli elementi fondanti di una cultura con la quale condividiamo la lingua. In molti si sforzano chiaramente per integrare un sistema di valori differente dal proprio. Ancor meglio, sono proiettati in una dinamica di scambio culturale. Ecco uno degli obiettivi della attivazione di programmi come il PVT. Allora, non è più il caso di perder tempo con le sciocchezze; ricominciamo a darci da fare.