Quattro donne e un teatro: idee in transito in banlieue

Articolo pubblicato il 19 dicembre 2012
Articolo pubblicato il 19 dicembre 2012
Gli estremismi di destra stanno facendo sempre più ricorso a figure femminili. Sia elevandole allo status di leader, come nel caso di Marine Le Pen, sia indicando le donne come le vittime principali dell’immigrazione”, con queste parole Jean Hurstel ha dato il via alla tre giorni di lavori di Banlieues d’Europe a Torino.
Quest’anno le conferenze erano dedicate alla crescita dei nazionalismi nel continente. A Torino abbiamo incontrato quattro giovani donne, in grado di contrastare questa crescita dell’estremismo.

Il 18% raggiunto dal Front National alle presidenziali è la spia, secondo il presidente di Banlieues d’Europe, di una regressione in atto nella società. “La disoccupazione di massa, l’erosione dei servizi pubblici, le politiche di austerità sono occasioni formidabili per i nazionalismi”. Di fronte a questo pericolo, la massa critica delle oltre 300 associazioni e soggetti partner del network si trova in prima linea. “Gli artisti devono mettere in pratica un immaginario diverso da quello mortifero elaborato dai nazionalismi”, ha proseguito Jean Hurstel di fronte alla platea, riunita nelle sale della Parrocchia Gesù Redentore a Torino.

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L’organizzazione, nata nel 1990 a Strasburgo e in seguito spostatasi a Lione, riunisce operatori culturali, artisti e associazioni al lavoro per un rinnovamento democratico “dal basso”. La creazione a Bucarest di “Banlieues d’Europ’est” nel 2004 ha seguito l’espansione dell’Unione Europea verso Est, facendo da ponte tra artisti e attivisti del continente. Da quell’anno dove tutto ebbe inizio, sono stati 19 gli incontri annuali tra le associazioni. Ogni volta, un corteo di varia umanità che supera confini e distanze per darsi appuntamento in una città diversa. Quest’anno è toccato a Torino, a gennaio 2013 la “carovana della diversità” - così ci piace chiamarla – farà di nuovo tappa a Lione.

Stalker teatro: l'arte transitiva

Nelle banlieue, la società mette ciò che non vuole vedere, la novità che non può assorbire

Torino è la città di Gabriele Boccaccini e delle sue creature più riuscite, Stalker Teatro e le Officine Caos. Il regista presenta al suo pubblico un’arte che si insinua tra i luoghi del disagio, tra le carceri e gli ospedali psichiatrici. Risponde negativamente a una domanda dalla platea, che gli chiede se l’arte non debba avere una “forma terapeutica”. Al contrario, quella di Boccaccini è un’arte in favore degli stessi artisti, sovente marginalizzati e declassati a “terapeuti” o “assistenti sociali” di riserva.

Boccaccini la chiama “arte transitiva”, ed è quella che si forma nei luoghi del disagio sociale. Basti pensare alla Officine Caos, realizzate nel quartiere periferico di Torino, Le Vallette, vicino al carcere, scenografia degli spettacoli di Stalker Teatro, che prevedono la partecipazione di attori non professionisti (Boccaccini li chiama “gli spett-attori”) appartenenti a diversi gruppi sociali (carcerati, ricoverati..).

Potremmo continuare raccontandovi delle danze di Mihai Mihalcea, coreografo rumeno, delle drammatiche rappresentazioni in piena guerra jugoslava del Mostar Youth Theatre di Sead Djulic, dei documentari sui respingimenti di clandestini di Zalab Tv. Ma c’è qualcosa che non vorremmo andasse perduto delle parole di Jean Hurstel: la “femminilizzazione” in atto dell’estrema destra. La scelta di un’immagine femminile, e dunque rassicurante, per occultare un passato, e un presente, fatti di xenofobia e violenza.

Banlieue, idee in transito

Il contrario di una Marine Le Pen, per esempio, noi lo abbiamo trovato in Angela, Floriana, Alessia, Bianca, al lavoro per riallacciare reti tagliate, contatti dimenticati, relazioni perdute tra un popolo e l’altro.

Angela Saade, libanese, da dieci anni in Francia, è l’anima di Tabadol (“scambio”, in lingua originale), un’associazione a scopo non lucrativo che promuove progetti artistici tra giovani di tre paesi diversi, Libano, Francia e Siria. “Il Libano è una spugna dei conflitti identitari della regione, che si ripercuotono sulla popolazione inerme”, dice Angela durante l’intervista. “Sono queste le nostre banlieue, dove lavoriamo. Dove la società mette ciò che non vuole vedere, la novità che non può assorbire. Ma è lì dentro che rimane quel che resta dell’energia creativa. Se la società non va incontro alla banlieue, prima o poi morirà”. “Creiamo insieme”, “Camminiamo tra i villaggi”, “Uno sguardo sulla strada” sono alcuni dei progetti realizzati dall’associazione. Il riferimento ai luoghi di transito abituale, all’effimero e alle migrazioni è d’obbligo. Il viaggio permette ai giovani coinvolti (“purtroppo i siriani non sono riusciti a raggiungerci, a causa della guerra”, dice Angela con una nota di tristezza), di immergersi in un ambiente diverso, e di mettere in discussione i loro abituali punti di riferimento.

Accanto a quello di Angela, i volti di Alessia e Bianca, due “performer” di Stalker Teatro. Bianca viene da studi di Belle Arti, e crede che “non esista più l’arte delle élite. Se spiegata bene, l’arte risponde alle grandi domande della vita di oggi. Specialmente a quelle delle categorie svantaggiate, e dei giovani”. Infine Floriana, studentessa di antropologia a Torino, e volontaria nelle banlieue di Lione per la Maison des Passages, dove ha lavorato adulte accanto a numerose donne per aiutarle a trasmettere la propria cultura d’origine ai propri figli. “Banlieues d’Europe svolge un lavoro molto importante – dice, da semplice spettatrice – C’è bisogno che le associazioni dialoghino con le istituzioni, trasmettendo la loro conoscenza dei problemi del territorio e la loro expertise nel risolvere i problemi”.

Forse queste quattro ragazze non faranno paura a Marine Le Pen. Ma dal momento che l’estrema destra si è data una maschera dalle fattezze femminili, avvertiamo un gran bisogno di donne in carne e ossa per dimostrare che la nostra società ha ancora un volto umano.

Foto: copertina © pagina facebook Banlieues d'Europe; testo © Stalker Teatro, © Angela Saade