Quanto vale la Sindone?

Articolo pubblicato il 23 giugno 2015
Articolo pubblicato il 23 giugno 2015

Rileggiamo la storia della Sindone, del suo significato storico e del suo valore. Iniziamo questo viaggio con gli occhi di un personaggio di fantasia, Ignazio da Toledo, un mercante mozarabo, che lo scrittore Marcello Simoni fa vivere nello stesso periodo storico in cui il sacro sudario appare in Europa, per arrivare ai giorni nostri. 

Annus Domini 1353. Il cavaliere Goffredo di Charny gode dei primi tepori di una fresca estate e ammira la sua opera magna, la chiesa cittadina di Lirey. Per concludere la costruzione dell’edificio di culto aveva però bisogno di trovare qualcosa di unico. Una reliquia che facesse accorrere pellegrini da tutto il mondo conosciuto era infatti fondamentale per riuscire a ripagare i debiti che la sua famiglia aveva contratto per poter ultimare la chiesa di Lirey. Il segretario di Goffredo parlava chiaro: solamente un pezzo pregiato avrebbe potuto salvarlo da una bancarotta prossima. Per questo motivo aveva deciso di affidarsi ad Ignazio da Toledo che, dopo aver risolto l’enigma della biblioteca perduta dell’alchimista, si era diretto in Terra santa sulle tracce del sacro sudario. Durante l’ostensione del 1355 un fiume di pellegrini si dirige a Lirey e i doni ricevuti riempiono le segrete della città, causando malumori nei confronti di un tal Pietro d'Arcis, il tetto della cui chiesa crollò nel 1389 su forzieri ormai vuoti. Il flusso di denaro dei pellegrini non era più diretto a Troyes ma a Lirey, dove c'era l'ostensione della Sindone.

Annus Domini 1390. L’Antipapa Clemente VII prova a mantenere la pace tra i due litiganti ed autorizza l’esposizione della Sindone, appellandola “ pictura seu tabula”, cioè un dipinto. Seguono ostensioni in tutta Europa, con solo un vescovo che si rifiuta di esporre il dipinto, non ritenendolo sacro.  Nel 1502 Margherita di Charny vende la sindone ai Savoia che la espongono a Chambery e poi a Torino.

Annus Domini 2015, la Sindone è esposta a Torino, le prove del carbonio C14 hanno datato il sudario al medioevo. Di qui sorge un dubbio: forse l’Ignazio da Toledo ha raggirato il cavalier Goffredo, oppure Margherita di Charny ha venduto un dipinto troppo perfetto.

Che sia vera o non vera, quanto vale una reliquia? Nella nostra rubrica di economia ci occupiamo di dare un valore a tutto (pensate che la vendita della Sindone è valsa la scomunica a Margherita di Charny) ma oggi ci si trova dinnanzi a un problema economico complesso. 

IL VALORE INTRINSECO DELLA SINDONE

Come si può parlare di quell’uomo rappresentato dalla Sindone e non pensare a ciò che rappresenta secondo i valori del cristianesimo?  Poco importa se il sudario esposto è quello autentico, o un falso. La Sindone, per la città che la ospita rappresenta la possibilità di redimersi e di ricordare i valori di pace, comunione, perdono e amore che sono alla base della Società cristiana, indipendentemente dalle scelte laiche che ognuno adopera seguendo il proprio libero arbitrio.

IL VALORE RICORRENTE DELLA SINDONE 

È il più semplice da calcolare e si basa sulla disponibilità degli alberghi e dei conventi che accolgono i pellegrini. A giudicare dai siti di riferimento, l’Expo di Milano non ha sottratto troppi visitatori alla Sindone e le strutture ricettive fanno buoni affari. Il rispetto e la venerazione verso la reliquia, ma anche la curiosità e la speranza di trovare indulgenza plenaria muovono ancora le folle nel 2015, dimostrando come una parte della popolazione abbia bisogno di indirizzare le proprie credenze verso un oggetto sacro. Malgrado venga rinnegato in tanti momenti, il credo cattolico ancora alberga quindi in tante persone. Certo, sarebbe meglio se il valore intrinseco della Sindone fosse più alto di quello ricorrente, ma questa è una valutazione che lascio a ciascuno.