Quando non resta che la resistenza

Articolo pubblicato il 25 aprile 2002
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Articolo pubblicato il 25 aprile 2002

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Passato lo choc, la Francia deve saper reagire alla minaccia dell'estrema destra. Ecco un valzer di idee e di ribellione - più fatto per essere recitato che letto - per cominciare a combattere.

Allinizio, certo, è la costernazione. Poi lincredulità, la folle speranza, dun momento, che tutto ciò non sia che una vasta burla, uno scherzo di cattivo gusto, un incubo che presto si dissiperà; che londa nera no, è unaltra epoca, quella!, morta e sepolta, di cui si parla abbastanza nei libri di storia. E in più abbiamo fatto la morale ai paesi vicini No. Non da noi, non oggi; non in Francia

E poi bisogna arrendersi allevidenza, capire per andare più lontano, agire senza aspettare, per evitare il peggio e ricostruire, presto, sulle rovine ancora fumanti di questo crudele scontro per la democrazia e lonore. Nessun uomo politico, nessun istituto di sondaggi (pur essendo proprio quello il loro mestiere), nessun uomo invaghito dumanità e di libertà aveva potuto immaginare un tale incubo. Ma non si tratta di trovare un colpevole: il male è fatto; ed è duraturo, per giunta: come uno schiaffo umiliante che resta impresso, dopo ancora tanto tempo, su un volto straziato.

Ma la domanda resta: perché?

Certo, ci si convince che nessuno, forse nemmeno molti di quelli che hanno scelto un simile voto di protesta, avrebbbero votato così se i sondaggi avessero anche solo considerato il catastrofico scenario di un Le Pen al secondo turno. Ma, dopo tutto, cosa possono farci i giornalisti e i responsabili dei sondaggi se proprio quelli che hanno sostenuto questo estremista xenofobo si vergognano di confessare la loro preferenza, e se gli altri non danno più alcuna importanza alla politica? Certo, non saremmo arrivati a questo punto se i cittadini, - e in particolare quelli che ci rappresentano si fossero sentiti maggiormente coinvolti dalla gestione della cosa pubblica.

Perché il vero problema risiede proprio nel fatto che gli uomini che rappresentano le istituzioni democratiche non hanno saputo ascoltare le reali aspirazioni del popolo troppo impegnati con la demagogia, il restyling e gli aspetti comunicativi; e che in particolare non hanno sentito che questa democrazia, in crisi da qualche decennio, sarebbe scoppiata nel modo peggiore, quella sera delezioni.

E anche una campagna elettorale ubriacata da un perverso gioco dazzardo sicuritario, a sinistra come a destra, non è certo esente da colpe. Quando i partiti, chiamati democratici e istituzionali fanno il gioco dei peggiori estremismi, è difficile riuscire a capire dove sia finito lonore.

Bisogna riconoscere che la recente congiuntura ha fin troppo nutrito il sentimento di insicurezza. E difficile credere a un domani di speranza quando lantisemitismo imperversa sullo sfondo di unaltra guerra civile sanguinaria, guidata da un altro estremista incosciente, quando il mondo è fiaccato dagli attacchi terroristi, dalle reazioni guerrafondaie e dalle follie omicide dogni dove. Ma da lì a occultare tutto il dibattito politico, tutti i temi, senza eccezione, che fondano il potere che abbiamo delegato per contratto a quegli stessi uomini che ci governano non è del tutto allucinante?

Non una parola sul ruolo della Francia in questa immensa avventura che è lEuropa, e del posto che potrebbe ricoprire, in questultima, come potenza internazionale nella regolazione dei conflitti che attualmente sconvolgono i nostri vicini; non una parola, non un abbozzo di soluzione per la lotta contro lineguaglianza, la disoccupazione, laiuto ai meno favoriti e la garanzia di diritti minimi per tutti; non una risposta che preveda programmi alla mano di lottare attivamente contro linquinamento e di scongiurare il deterioramento del pianeta, nemmeno un progetto infrastrutturale dampio respiro, per la creazione di strutture daccoglienza, sportive o culturali.

No, si parla solo di criminalità, compiacendosi a immaginare, improvvisamente, che si potrebbe trattare il problema stigmatizzandone le conseguenze. Si parla di prigioni, di impunità zero, di pene più severe, di rigore. Ma dove si è mai visto che un regime di violenza fosse in grado di procurare la pace? Negli Stati Uniti ci sono molti Stati che applicano regolarmente la pena di morte e sono conosciuti per la severità delle loro pene. Eppure chi ignora ancora che è proprio in questi stessi Stati che la criminalità e la violenza raggiungono il loro parossismo?

Quando invece si potrebbe parlare delle cause di tutto ciò, pensare a delle riforme strutturali capaci di arginare il fenomeno alla base, riformare leducazione, rivalorizzare la funzione di insegnante, creare nuove strutture sportive e culturali, riassestare il territorio, risanare periferie, pensare, pensare!, e immaginare un futuro diverso, dando la parola a questa popolazione che ha quasi dimenticato, a furia di stare a contatto dei suoi dirigenti, come fosse permesso sognare un futuro migliore.

E allora, quando si guarda alla mesta congiuntura attuale, non si può che essere pervasi di rivolta, visto che per la prima volta nella storia della repubblica, la metà della popolazione francese si ritrova privata del diritto fondamentale e inalienabile desprimersi democraticamente.

Perché che cosè una democrazia quando lopposizione legittima e democratica si ritrova imbavagliata a causa di un sistema elettorale ingiusto che fa passare il 20% di Le Pen-Mégret [laltro candidato di estrema destra, che ha raccolto il 2,35% dei suffragi] davanti al quasi 40% di sensibilità di sinistra?

Sì, la sinistra è stata vittima della sua divisione, ma gli elettori si sentono traditi per il fatto di essere stati spinti alla dispersione, a votare contro, a furia di sentire dappertutto come il dado, ormai, fosse tratto.

E la rivolta è legittima, quando si prende coscienza con amarezza di questa situazione paradossale, nella quale Chirac, luomo della menzogna e della corruzione, con un misero 19% dei suffragi, si ritrova innalzato alla posizione di uomo della Provvidenza, unica alternativa rimasta di fronte allavanzata del pericolo nero. Peggio di unelezione africana ad un solo candidato, questa sarà lelezione della non-scelta e della vergogna: una terribile buffonata che nessuno davvero vorrebbe.

Da San Tommaso dAquino a Locke, passando per tutti gli uomini di coraggio e di fede che hanno attraversato i secoli, la storia ci insegna che quando le istituzioni non rispondono più alle aspirazioni essenziali degli uomini, e lingiustizia e lintolleranza minacciano da ogni dove, è dovere delluomo resistere e manifestare il suo rifiuto dellingiustizia, dellesclusione, dellodio.

Il primo maggio prossimo sarà il sussulto democratico di questa repubblica.