Quando le lesbiche vanno sul longboard

Articolo pubblicato il 25 ottobre 2014
Articolo pubblicato il 25 ottobre 2014

Attenzione, questo articolo non è stato ancora editato, né pubblicato in alcun gruppo

Dalla primavera 2013 per le campagne pubblicitarie Vuitton, Chanel e altri, il longboard è diventato un fenomeno di moda nell'universo femminile. Una pratica in cui troviamo sempre più donne, lesbiche per di più. Un incontro con queste donne che vedono il longboard più come uno stile di vita che come un accessorio di moda.

Il longboard, un'attività maschile? Eppure sono numerose le donne che hanno adottato queste tavole, più lunghe ma più flessibili degli skate. Tarah, 29 anni, è sempre stata attirata dagli sport su tavola. Il longboard lo scopre otto anni prima, in California, dove la sua pratica è già largamente democratizzata. "Non ho fatto molta pratica in Francia, perché timida nei confronti degli altri. Poi sono arrivata in California. Tutti lo facevano, molte ragazze, e le persone ti spronano", precisa.

La West-Coast ne ha sedotte più d'una. Anche Marie si è infatuata del longboard dopo un soggiorno nel "Golden State". "Nel 2005, durante il mio primo viaggio in California, passeggiavo a Venice (un quartiere giovanile della città, ndr), e ho visto tutte queste persone andare sui loro longboard sul lungomare. Lo stato d'animo e la bellezza di certe tavole mi sono subito piaciute. Sono passata davanti al primo negozio Arbor, ho trovato che le loro tavole fossero magnifiche e me ne sono sono subito comprata una. Ci ho passato il resto delle mie vacanze sopra", racconta. Oggi, con il suo marchio, State of Grace fabbrica delle tavole fatte a mano con materiale riciclato. Uno dei suoi prodotti è stato tra l'altro il primo premio della serata organizzata dal collettivo Barbi(e)turix, lo scorso 12 luglio.

Di anno in anno, sempre più donne familiarizzano con questo nuovo sport, fino a dare alla luce il Longboard Girls Crew, un collettivo al 100% femminile con base a Madrid. Jacky Madenfrost, la fondatrice, ricorda: "Quattro anni fa, durante La noche en blanco/negro a Madrid, un grande evento longboard, mi hanno chiesto di dare una mano e ho realizzato una pagina Facebook per dare delle informazioni. L'idea era di sensibilizzare le ragazze spagnole, poi il movimento si è esteso ovunque nel mondo". Per lei non si tratta solo di un gruppo di ragazze, "è diventato un vero e proprio movimento sociale". Un movimento sociale in cui la diversità è uno dei punti cardine: "Possiamo essere lesbiche o etero. Siamo delle donne tutte diverse ed è in questo che risiede la sua bellezza".

"Quando sono sulla tavola le ragazze mi vengono vicino"

Ma perché le lesbiche scelgono il longboard comme stile di vita? Per Charlotte, 20 anni, la spiegazione è semplice: "È un grande mezzo di incontri. Una ragazza su una tavola... ha molto successo con le altre ragazze. E siccome faccio parte di queste lesbiche che non si fanno rimorchiare perché ho un aspetto super-etero, quando sono su una tavola me lo si chiede e mi si viene vicino. Quindi, oltre alla passione, c'è anche l'aspetto del "Ehi ragazze, sono disponibile". Anche Sandra la pensa così: "La mia migliore amica gioca a roller derby. A me non piacciono le gomitate, quindi preferisco il longboard (ride). Ma è chiaramente un modo di rendermi visibile alla comunità. A volte passo inosservata nei bar, ma se sono sul longboard, le persone si girano". Tarah ammette che è il suo lato più maschile che sta alla base della sua passione per il longboard: "Sono un po' sempre stata un ragazzo mancato. Ho due fratelli e vado in giro soprattutto con loro. È quindi per fare come loro che ho iniziato? In ogni caso mi ha sempre attirato. Forse c'è l'aspetto maschile, un atteggiamento, un universo di cui vuoi fare parte". È ciò che pensa anche Tifenn, 28 anni: "Da quando lo faccio penso che mi "mascolinizzo" senza volerlo: ho le ginocchia sbucciate e i calzini bucati. Ma penso che sia questo aspetto che mi piace tanto". Per Aurélie dare libero corso alla propria parte maschile significa rivivere quell'adolescienza che le è stata negata: "Volevo andare sempre sullo skate e mi dicevano "no, è per i ragazzi". Penso che la maggior parte delle lesbiche abbia questo desiderio di affermare una parte di sé che è stata obbligata a mettere da parte".

Emma, 26 anni e londinese, si è trasferita a Parigi di recente. La sua ex aveva l'abitudine di andare sul longboard con le sue amiche e poco a poco si è data anche lei alla pratica di questo sport, ma anche a tutto ciò che questo comporta: "Sono entrata nel giro perché mi piaceva l'aspetto comunitario. Penso che il longboard offra la possibilità di appartenere a diverse comunità allo stesso tempo, avendo comunque la sensazione di formarne solo una".

Lividi e libertà

Cori Schumacher, campionessa di surf (la prima ad aver fatto coming-out, ndr), pensa dal canto suo che se le lesbiche sono così attirate dal longboard e dagli sport su tavola in generale, sia anche perché provano una sensazione di libertà. "Libere e esenti da tutta questa pressione che subiscono nel quotidiano, come donne e come donne omosessuali. La sensazione del vento, quella di aleggiare. Il tutto accompagnato dalla velocità... è là che si respira", filosofeggia. Bisogna ancora avere la possibilità di sentire queste sensazioni. Jessica, 22 anni, ha voluto che provassi la sua tavola. Prima di tutto si capisce che l'equilibrio lo si impara. Poi è con difficoltà che lo si tiene e si avanza senza che il longboard vada via lontano davanti a noi, mentre lo si fissa con il sedere per terra. Vabbè, la sensazione di libertà vale sicuramente qualche livido, no?