Quando la solidarietà supera la politica: 30 associazioni insieme per i rifugiati

Articolo pubblicato il 27 giugno 2009
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Articolo pubblicato il 27 giugno 2009
Articolo di Serena Carta  Rifugiati, non solo numeri: real people, real needs  “Se sei diverso da me, camminiamo insieme, perché la tua diversità mi arricchisce”, così scriveva Antoine de Saint-Exupéry quasi un secolo fa. Parole che risuonano da avvertimento per le coscienze di oggi, quando la paura per lo straniero legittima l’abbandono del “diverso”.
Con queste considerazioni si è aperto il convegno, tenutosi sabato 20 giugno presso l’Unione culturale di Torino, in via Cesare Battisti 4/b organizzato in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato. Il tema di quest’anno era l’attenzione all’umanità dei rifugiati e richiedenti asilo: non solo numeri, ma persone, con una loro dignità e portatori di un dramma.

Nella foto, la casa d'accoglienza di via San Paolo (da sanpablog.it)

Accoglienza o respingimento? La controversa strategia della politica italiana 

Nel corso del 2008, le richieste d’asilo in Italia sono state 31.200, ma di queste solo 10.000 sono state accettate. Altri numeri mostrano che, accanto all’accoglienza (che si limita alla frontiera) una buona parte degli sforzi si concentra sui respingimenti di potenziali richiedenti asilo. Infatti, nel 2003, il governo Berlusconi ha firmato un accordo segreto con il leader libico Gheddafi inviando in Libia 100 gommoni, 6 fuoristrada, 3 pullman, 12.000 coperte di lana, 6.000 materassi, 50 navigatori satellitari e 1.000 sacchi per cadaveri (fonte: http://fortresseurope.blogspot.com). 

30 Associazioni piemontesi per 300 rifugiati 

In fuga da conflitti, carestie, epidemie o disastri ambientali, i rifugiati e richiedenti asilo sbarcati o atterrati sul territorio italiano (dopo aver affrontato, non dimentichiamolo, viaggi al limite della sopravvivenza), dopo esser sopravvissuti ai CPT (Centri di Permanenza Temporanei), una volta ottenuto il permesso di soggiorno, sono abbandonati a loro stessi. Titolari di diritti solo a parole perché i programmi nazionali di accoglienza sono in grado di coprire solo un quarto delle richieste. Così interviene la società civile. 

A Torino è partito a febbraio il progetto Piemonte: non solo asilo promosso da un coordinamento di 30 associazioni piemontesi e dedicato a circa 300 rifugiati politici che hanno trovato ospitalità in due stabili della città, occupati tra il 2007 e il 2008, con l’aiuto dei centri sociali: un’ex caserma dei vigili urbani in via Bologna e un’ex casa di cura privata, in corso Peschiera. Il progetto - con la collaborazione di Comune e Provincia di Torino, Regione Piemonte e Prefettura di Torino - ha il duplice obiettivo di accompagnare i profughi nell’inserimento sociale e lavorativo sul territorio e identificare uno stabile che possa accogliere in futuro i nuovi arrivati. La solidarietà spontanea, intorno a via Bologna e corso Peschiera non si è fatta attendere. Alcuni cittadini organizzano periodicamente raccolte cibo e materiale igienico, altri insegnano italiano o collaborano nella manutenzione degli stabili. Infine, c’è chi realizza reportage fotografici e documentari sugli approdi dei migranti in fuga dalla miseria e dalla guerra.

Link utili:  

http://fortresseurope.blogspot.com: rassegna stampa che dal 1988 ad oggi fa memoria delle vittime delle frontiere.

www.unhcr.com e www.unhcr.it: portali dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati.

www.migrantitorino.it: sito dell’Ufficio pastorale migranti

www.chiaraceolin.com : reportage fotografici realizzati tra i rifugiati torinesi dalla fotografa Chiara Ceolin

www.azulfilm.com/limite.html: si può visionare la presentazione del documentario Il limite, che la regista Rossella Schillaci sta realizzando su Portopalo (SR) e Torino, “due dei tanti approdi dei migranti africani in fuga dalla miseria e dalla guerra”