Quando in campagna c'è in gioco il nostro futuro

Articolo pubblicato il 21 aprile 2015
Articolo pubblicato il 21 aprile 2015

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Il settore agricolo non sfugge alle crisi che toccano il nostro sistema economico attuale. Una riforma del mondo agricolo è quindi inevitabile, ma quale via bisogna intraprendere?

Abbassamento generale della produttività, innalzamento del tasso di disoccupazione, rallentamento del PIL… questi sono elementi sufficienti che provano che la nostra economia perde colpi. Ma mentre alcuni persistono nel credere che il nostro sia un sistema valido, altri tentanto di trovare una risposta ai problemi economici e sociali attuali proiettandosi in un'evoluzione verso un sistema durevole. Maggiore settore economico, con una popolazione agricola (attiva e non attiva) che arriva a circa 2,6 miliardi di persone, il mondo agricolo non sfugge dunque a questa mutazione.

Nutrire l'insieme della popolazione mondiale. Ecco la principale sfida alla quale si confronta il mondo agricolo. Questa affermazione può sembrare logica, eppure... Secondo il rapporto del 2014 dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO) sullo "stato dell'insicurezza alimentare nel mondo", circa 805 milioni di persone erano in situazione di sottoalimentazione cronica tra il 2012 e il 2014. Anche se si constata un miglioramento in confronto all'ultimo decennio (meno di 100 milioni di persone sottoalimentate), la situazione resta allarmante e critica. Sembrerebbe quindi che il sistema di produzione attuale mostri dei limiti e che il bisogno della riforma aumenti incessantemente. Ma come fare?

Quali piste seguire?

Innanzitutto, gli esperti sono d'accordo nel dire che sia necessaria un'azione su scala mondiale. Gli esponenti del mondo agricolo devono ridefinire la loro posizione nella catena di produzione in maniera di portarne al massimo l'efficacità. E fare ciò in tutto il pianeta.

Inoltre sembra indispensabile rinforzare il legame tra ambiente e agricoltura. Una biodiversità durevole è un alleato naturale di qualità per il settore agricolo, come prova l'importanza degli insetti impollinatori nel miglioramento del rendimento e della qualità del raccolto. Bisogna quindi far capire agli agricoltori, e agli altri, che la protezione dell'ambiente e della biodiversità rappresenta un investimento per il futuro e non un costo. Un capitale naturale sano è quindi sinonimo di un'agricoltura forte.

Un'altra priorità per un settore agricolo durevole: l'acqua. Nonostante il suo prezzo non eguagli ancora quello del suo cugino nero, l'oro blu costituisce davvero l'elemento fondamentale della produzione agricola. In effetti questo settore consuma attualmente il 70% dell'acqua dolce nel mondo. Bisogna dunque imparare a gestire in maniera più efficace queste risorse in modo da non esaurirle e, soprattutto, per poter utilizzare quest'acqua dolce anche per altri scopi. D'altro canto, una migliore gestione dei suoli è necessaria in egual misura. La degradazione dei terreni arabili, causata principalmente dall'urbanizzazione intensiva, dalla deforestazione o dall'utilizzo massiccio di concime, rappresenta un grande pericolo per la produzione agricola. Bisogna dunque evitare uno sfruttamento eccessivo delle terre agricole e promuovere un'urbanizzazione più durevole.

Infine la scienza sembra essere la chiave che permetterà di risolvere questa difficile equazione. L'innovazione è un modo di rimediare ai problemi di efficacità del rendimento della produzione alimentare, vista l'impossibilità di espandere la superficie delle terre coltivabili. Di fronte all'aumento della popolazione mondiale, è necessario investire nelle nuove tecnologie per migliorare il rendimento dei terreni ben vegliando a ristabilire il legame tra natura e agricoltura. Addio a pesticidi e ad organismi geneticamente modificati, e benvenuti nell'aria dell'agroecologia.

L'Unione Europea alla stregua di un direttore d'orchestra

L'Unione Europea ha un ruolo maggiore da giocare nello sviluppo di un'agricoltura durevole. Primo esportatore e importatore di prodotti agricoli e leader mondiale nell'ambito della protezione dell'ambiente, essa ha il dovere di dare l'esempio agli altri Stati e negoziare con essi per impegnarli in una transizione durevole. Inoltre, grazie al suo clima temperato meno affetto alle variazioni di temperatura, essa ha la fortuna di avere una produzione agricola relativamente costante e dovrebbe quindi aiutare le altre regioni del mondo dove i cambiamenti climatici possono devastare le colture e mettere a rischio la situazione economica e sociale di un Paese. L'influenza dell'UE in ambito scientifico e innovativo è ugualmente molto grande, poichè essa è uno dei principali attori di questo dominio. L'Unione Europea ha quindi tutte le carte in regola per diventare il motore di una transizione ecologica e agricola.

Niente futuro senza agricoltura

Dire che l'agricoltura non è che uno dei principali settori economici è, di fatto, un eufemismo. In effetti l'uomo moderno non potrebbe sopravvivere senza coltivare la terra. Perciò niente futuro senza agricoltura. Quindi, se vogliamo lasciare alle generazioni future una chance di sopravvivenza nel nostro bel pianeta, è giunto il tempo d'entrare in una nuova era. Un'era non buona solo per gli affari economici e agricoli, ma buona soprattutto per il nostro pianeta e per le generazioni future.