Quando i tulipani diventano pericolosi

Articolo pubblicato il 01 maggio 2016
Articolo pubblicato il 01 maggio 2016

La storia della finanza come la conosciamo noi, i cui protagonisti sono crack finanziari, bolle speculative e salvataggi bancari, inizia nei Paesi Bassi del Seicento. E' il secolo della grandiosa espansione commerciale olandese, che trasforma Amsterdam in un frenetico centro finanziario internazionale dove si commercia di tutto, compresi i...tulipani.

Amsterdam e i Paesi Bassi nel Seicento

Dal punto di vista economico, il Seicento è stato sicuramente il secolo dei Paesi Bassi. Non a caso, storicamente si parla di "secolo d'oro" per questa regione dell'Europa occidentale. Questo successo fu dovuto sostanzialmente all'espansione delle rotte commerciali verso l'Oriente, dove la Compagnia olandese delle Indie Orientali iniziò a controllare il mercato delle spezie a partire dal 1602. In realtà, però, questa spiegazione considera soltanto la punta dell'iceberg: Amsterdam e i Paesi Bassi non sarebbero potuti diventare un centro economico e finanziario così dinamico senza il parallelo indebolimento dell'impero spagnolo, che nel corso del Seicento dovette affrontare militarmente sia la ribellione dei Paesi Bassi sia l'informale dichiarazione di guerra dell'Inghilterra, in quella che viene ricordata come la Guerra degli ottant'anni.

Altrettanto importante fu la conquista di Anversa da parte delle truppe di Filippo II: quando infatti questa città, che costituiva uno dei centri manifatturieri più importanti d'Europa, passò sotto il controllo spagnolo, un fiume di commercianti protestanti si riversò ad Amsterdam portando con sé le sue conoscenze commerciali e imprenditoriali. Rapidamente Amsterdam divenne una città vibrante e soprattutto cosmopolita, che dava asilo a calvinisti, ugonotti ed altri rappresentanti del movimento protestante.

Il commercio con l'Oriente non fu soltanto un fatto economico, poiché si trattava anche dell'esplorazione di terre e culture abbastanza sconosciute all'Europa. L'interesse per l'esotico comportò l'importazione nel Vecchio Continente dello zucchero, del caffè e del tè, tutti prodotti che oggi si trovano nelle nostre cucine. Talvolta gli europei erano incuriositi da oggetti con i quali non necessariamente avrebbero fatto grandi affari, come nel caso dei tulipani. Questi fiori furono importati in Europa dalla Turchia verso la fine del Cinquecento e ricevettero un apprezzamento speciale nei Paesi Bassi, dove secondo alcuni Carolus Clusius, uno dei più importanti botanici e naturalisti del tempo, fu il primo ad avviare la coltivazione del tulipano e a studiarne le forme ed i colori più disparati.

La "Tulipomania" e la bolla speculativa dei tulipani

I ricchi olandesi amavano il tulipano, talmente tanto che in poco tempo questo fiore divenne una specie di status symbol, un simbolo di ricchezza ed elevato rango sociale. I borghesi ed i ricchi mercanti iniziarono a gareggiare tra loro nell'ostentazione della specie più rara e ricercata. La coltivazione del tulipano in Olanda divenne così un business appetibile ed in alcune zone dei Paesi Bassi si puntò intensivamente sulla produzione dei bulbi più vari, specialmente nella regione del Flevoland, dove tutt'oggi si svolge il Tulip Festival

Erano gli anni Trenta del Seicento, gli anni che in Olanda sono passati alla storia come il periodo della "Tulipomania". La forte domanda di tulipani proveniente dalle classi sociali più ricche ebbe inevitabili conseguenze sull'andamento del prezzo di questo "bene", che iniziò a gonfiarsi a tal punto che dei songoli bulbi potevano essere scambiati per immobili ed altre ricchezze rilevanti. Il "Semper Augustus" era un tipo di tulipano particolarmente ricercato: si racconta che per un suo singolo bulbo sia stata spesa la cifra record di 5.500 fiorini, che oggi ammonta su per giù a 44.000 euro.

Di fronte a quella che sembrava una schizofrenia generale, anche piccoli investitori e comuni cittadini entrarono nel mercato dei tulipani. Ormai era infatti diventato chiaro che si poteva speculare e trarre profitti dal settore: è questo il passaggio che trasformò una buffa mania in qualcosa di molto più grande e, soprattutto, pericoloso. I bulbi iniziarono ad essere scambiati alla borsa di Amsterdam e in altre aste che venivano organizzate in città come Alkmaar, attirando sempre più speculatori e sostenendo il continuo e costante aumento dei prezzi. Alla base di tutto c'era la convinzione che quest'ultimi avrebbe continuato a salire senza sosta, rendendo quello sui tulipani un investimento ritenuto sicuro a lungo termine. Di fatto, i prezzi dei tulipani si slegarono completamente dalla realtà.

Sull'onda di tutto ciò, alcuni coltivatori ebbero l'idea di vendere in anticipo i bulbi che avevano intenzione di piantare: di fatto si trattava di una forma di futures sui tulipani, che da status symbol assunsero la forma di strumento speculativo. Questi fiori sono tendenzialmente piantati in autunno e sbocciano alle soglie dell'estate, ma talvolta gli acquirenti "prenotavano" i bulbi cui erano interessati in periodi dell'anno del tutto diversi, proprio per anticipare la concorrenza. Ovviamente, i rischi di queste operazioni finanziarie basate sull'incertezza del futuro erano molte: il pericolo maggiore era rappresentato dal fatto che i bulbi potessero avere, una volta sbocciati, un aspetto non desiderato.

La storia dei tulipani è la storia di una bolla speculativa, esattamente come la conosciamo oggi. I prezzi dei tulipani si gonfiarono fino al punto apparentemente non previsto in cui alcuni operatori decisero di iniziare vendere, dando il via al cosiddetto panic selling. La bolla speculativa esplose in un modo brutale e rapido, danneggiando gravemente chi non era riuscito ad adeguarsi abbastanza rapidamente alla nuova situazione. La bolla dei tulipani esplose nel febbraio del 1637: molti investitori di allora caddero in rovina, in quella che può essere considerata come la prima crisi speculativa del capitalismo moderno.

Cosa può insegnarci la bolla dei tulipani?

Dalla bolla dei tulipani possiamo ricavare due insegnamenti fondamentali: il primo di questi ha a che fare con le modalità attraverso cui si creano le bolle speculative. Sostanzialmente, dal Seicento ad oggi si sono presentate numerose bolle finanziarie, in settori del mercato quasi sempre diverse ma di base con una costanza storica evidente. In fondo, che siano i tulipani o le azioni delle Dot.com, poco importa. Il processo è sempre lo stesso: c'è una forte domanda di mercato per un bene o un titolo specifico; il prezzo relativo cresce, continuando a gonfiarsi fino a quando alcuni soggetti non decidono di iniziare a vendere; sulla scia di queste scelte individuali ancora isolate, la massa comune di investitori risente di una specie di "effetto gregge", seguendo l'esempio e rivendendo al primo acquirente che si presenti; il valore di mercato crolla inesorabilmente e vertiginosamente fino a perdere oltre il 50% rispetto alla situazione di partenza; alcuni investitori vanno in perdita, altri vanno semplicemente in bancarotta, qualcun altro riesce a guadagnarci.

Secondo alcuni le bolle speculative sono connaturate alla rapida espansione di determinati mercati: esse si presentano infatti attirando ingenti investimenti e quindi favorendo la crescita esponenziale dei settori interessati. Per fare un esempio, l'aumento nella capitalizzazione delle società attive nel campo di internet e dell'informatica tra il 1997 e il 2000 ha rappresentato una bolla speculativa in un ramo del mercato che da lì a pochi anni si sarebbe espanso incredibilmente. Tuttavia, ciò non toglie che un elemento comune a tutte le bolle di una certa portata è proprio il fatto che molti soggetti, talvolta importanti protagonisti della finanza, ci vanno a perdere, con effetti non trascurabili per un intero sistema economico. Dopo lo scoppio della bolla speculativa dei tulipani nel 1637, l'economia olandese entrò in una fase di recessione economica; effetti ancora più devastanti si sono presentati dopo lo scoppio nel 2007 della bolla del mercato immobiliare statunitense, giusto per citarne un'altra.

Inoltre, anche se considerassimo le bolle speculative come una specie di propulsore nel breve termine, dovremmo sempre fare i conti con il lungo periodo. Già di per sé, il fatto che ci siano investimenti in eccesso verso un certo mercato significa che le risorse sono state allocate in modo poco efficace, ma il vero problema sta piuttosto nel fatto che queste situazioni finanziarie sembrano ritardare la crescita dell'economia, la cui conseguenza più immediata è la riduzione del welfare.

E' proprio questo il secondo insegnamento da considerare: in termini contemporanei, le bolle speculative hanno effetti su un numero vastissimo di soggetti, anche su quelli non necessariamente attivi nel mercato in cui esplode la bolla, a causa dell'elevata interconnessione esistente in un mondo sempre più globalizzato. A volte crollano importanti operatori finanziari come banche d'investimento e fondi speculativi che si sono avventurati in attività troppo rischiose da poter essere in seguito assorbite nel bilancio. E' allora che i governi, armandosi dello slogan "too big to fail", chiedono ai cittadini di stringere la cinghia. In questo senso, dal punto di vista delle conseguenze, la bolla speculativa dei tulipani non può essere comparata a quelle più recenti: la "Tulipomania" fu innanzitutto un fenomeno circoscritto ad aree limitate dell'Europa e dell'vicino Oriente e, soprattutto, sebbene l'economia olandese ne risentì, a rimetterci furono soprattutto gli investitori privati. Nonostante alcuni editti emanati dal governo olandese, che si proponevano di eliminare i futures sui tulipani, di fatto le attività speculative si spostarono dall borsa ufficiale di Amsterdam a mercati over the counter, cioè mercati del tutto esenti da qualsiasi regolazione, un po' come succede oggi con i derivati. Quando la bolla speculativa dei tulipani scoppiò, il governo non mise in atto alcun bailout per salvare gli operatori economici. Chi aveva perso, rimase semplicemente con poco o nulla in tasca.