Quando i sindacati studenteschi si organizzano

Articolo pubblicato il 03 ottobre 2003
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Articolo pubblicato il 03 ottobre 2003

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L'ESIB e l'europeizzazione dell'istruzione superiore.

Il magico mondo delle organizzazioni europee è popolato di interi alfabeti di acronimi indecifrabili. Alcuni di loro sono ben noti, come la “BCE”. Altri, come “CEDU” o”PE”, sono conosciuti solo da gruppi specialistici. E vi sono quelli, come ESIB, che farebbero aggrottare le ciglia allo studente medio di studi europei.

Parigi-Bologna A/R

Eppure, come la maggior parte delle organizzazioni, l’ESIB, o “Unione Nazionale degli Studenti in Europa”, è più importante di quanto non si direbbe stando al numero di persone che riescono ad identificarla. Federazione di 50 UNS (Sindacati Studenteschi) in 37 Paesi Europei, l’ESIB rappresenta qualcosa come 11 milioni di studenti, rendendola una delle più grandi organizzazioni studentesche del mondo. Con una sì vasta rete di membri, allora, qual è l’importanza dell’ESIB?

Purtroppo la risposta, fino ad ora, non è soddisfacente. Essendo una federazione, molti compiti restano delegati a livello nazionale. Ma con l’europeizzazione della riforma dell’educazione superiore, in vista del processo di Bologna, ciò potrebbe presto cambiare. Infatti, potrebbe darsi che poiché il terreno di battaglia per la riforma dell’educazione superiore si sposta dal livello nazionale a quello europeo, sia inevitabile che alcune di queste responsabilità saranno trasferite dalle singole Unioni Studenti alla loro organizzazione europea collettiva.

I dibattiti sollevatisi attorno al processo di Bologna lo dimostrano. Tutto è cominciato nel 1998, quando i ministri dell’educazione di Germania, Gran-Bretagna, Francia ed Italia si sono incontrati alla Sorbona a Parigi per firmare la Dichiarazione della Sorbona che auspicava l’armonizzazione dell’architettura del sistema di istruzione superiore europea. I quattro membri iniziali furono ben presto raggiunti da quasi tutti gli altri Paesi europei, fino al momento in cui ben 29 ministri dell’istruzione si riunirono nuovamente a Bologna nel 1999 per rendere effettive le dichiarazioni fatte alla Sorbona. Teoricamente il Processo di Bologna potrebbe condurre positivamente ad uno degli sconvolgimenti più radicali nell’istruzione superiore europea dall’esplosione del sistema universitario degli anni ’60.

Apparentemente però l’obiettivo del processo di Bologna era piuttosto arido e tecnico: creare un’Area d’Istruzione Superiore europea entro il 2010. Ma, come innumerevoli progetti europei sanno fin troppo bene: fissare un obiettivo è una cosa, raggiungerlo concretamente è un’altra.

Se l’Europa aumenta le tasse universitarie

Come spesso avviene nell’europeizzazione, i processi europei vengono strumentalizzati dalle élites nazionali per promuovere politiche che, per ragioni di opposizioni radicate o barriere tecniche, non avrebbero potuto essere attuate diversamente. Nel caso del processo di Bologna, questo ha assunto la forma di una spinta a favore della liberalizzazione e la parziale privatizzazione delle Università europee – secondo la dura interpretazione dell’ESIB – ha fatto sì che “il processo di Bologna fosse usato per attuare riforme che erano solo nell’agenda nazionale in nome del processo di Bologna”. Ad esempio, secondo una fonte anonima, “il governo svizzero ha minacciato di introdurre costi d’iscrizione come risultato di riforme dovute al processo di Bologna” ed “altri Paesi hanno fatto simili minacce”.

Per i governi nazionali tali atteggiamenti sono da molto all’ordine del giorno. E con buoni motivi: le università europee languiscono a confronto con le costosissime, ben sovvenzionate università americane, e pochi governi dispongono del potere politico di destinare milioni di euro necessari per portare il sistema universitario all’altezza dei rivali atlantici. In simili circostanze, l’introduzione di spese d’iscrizione è l’“opzione facile”: solo che l’opposizione delle attuali organizzazioni studentesche è, comprensibilmente, enorme, come dimostrano la portata e la vastità delle dimostrazioni contro l’aumento delle tasse universitarie in Inghilterra ed Austria.

Di qui la tentazione di cercare di introdurre le spese di frequenza dalla porta secondaria, attraverso appunto i negoziati europee. Per ora, comunque, sembra che questa porta sia stata nuovamente chiusa: sebbene al primo meeting ministeriale presso la Sorbona non fosse presente alcuna rappresentanza studentesca, al secondo incontro nel 1999, nelle parole del responsabile relazioni esterne dell’ESIB, Thomas Nilson, “solo grazie all’Unione studentesca dell’Università di Bologna qualche studente era presente”, ora l’ESIB è pienamente coinvolta nel processo di Bologna. I risultati sono che le proposte più controverse per liberalizzare l’istruzione secondaria europea sono state estromesse dall’ordine del giorno, e l’attenzione è ritornata nuovamente a proposte più banali per standardizzare i sistemi universitari.

Gli eventi riguardanti il processo di Bologna sono un classico esempio di europeizzazione, nel senso del termine dato da Moravcsik, nel riferirsi ai modi in cui i tentativi degli attori nazionali di raggiungere risultati di politica interna attraverso le istituzioni europee necessita una risposta attraverso queste istituzioni sulla base di gruppi d’interesse e di pressione, appunto portano i processi politici dal livello nazionale a quello europeo. E se le proposte del processo di Bologna avranno successo nel raggiungere l’obiettivo prefissato di un’Area di Istruzione Superiore Europea entro il 2010, possiamo esser sicuri che l’ESIB giocherà un ruolo crescente nei prossimi anni.