Quando ECOSOC comunica per e con l’Europa

Articolo pubblicato il 23 novembre 2007
Articolo pubblicato il 23 novembre 2007
da Vanessa, 19. 11.2007 Cosa è l’ECOSOC? Nella lingua Euroxpat di Bruxelles, sta per European Economic and Social Committee, un organo consultivo che consente ai rappresentanti della società civile, i sindacati e i datori di lavoro di condividere una piattaforma dove scambiare opinioni sulle decisioni prese dalla Commissione, dal Consiglio o dal Parlamento europeo.
Il 12 novembre l’ECOSOC ha organizzato un seminario di una giornata dal titolo: “Comunicare l’Europa. Quale sarà il ruolo della società civile?”. All’evento erano presenti circa 150 opinionisti provenienti da tutta Europa.

Daniel Feher (Dialog 09) ed io abbiamo moderato la sessione “Come riuscire a raggiungere il pubblico europeo in modo migliore? L’importanza di Internet nella comunicazione e nella consultazione delle organizzazioni della società civile.” Mi piacciono sempre questi incontri perchè: 1. si incontra molta gente, 2. si condividono idee. L’obiettivo del workshop era quello di trovare nuovi modi per migliorare la comunicazione con i cittadini europei e fornire nuovi canali di comunicazione per i cittadini europei che cercano un rapporto più diretto con le istituzioni. Il web 2.0 (e non voglio entrare nei dettegli di cosa sia davvero il web 2.0) può aprire questi canali. Lavorando direttamente con la società civile, l’ECOSOC puó giocare un ruolo fondamentale nel migliorare la comunicazione. Questa è l’idea che io e Daniel abbiamo cercato di trasmettere durante il seminario. Sono stata invece molto sorpresa nel vedere uno scetticismo generale nei confronti della blogosfera: E’ uno strumento legittimo? Come possiamo controllare le informazioni? Ha davvero il potere di influenzare l’opinione pubblica? Inoltre, è stato anche piuttosto difficile introdurre la questione del web 2.0.Van__at_ECOSOC.jpg

Ciononostante, sono stati fatti alcuni esempi importanti come “La nostra Europa, il nostro dibattito, il nostro contributo” in cui sono pubblicati dei video con delle interviste sul tema dell’Europa, o come il blog delle Idee interattive animato da un ragazzo greco. Per alcuni, come ad esempio Willy de Backer, ex editore di Euroactiv, i blog sull’ambiente sono ormai parte della attività professionale quotidiana (vedi 3E Intelligence). Infine, tutti noi siamo d’accordo sul fatto che i nuovi strumenti mediatici debbano essere usati per fornire informazioni in tutte le lingue e raccogliere le opinioni dell’opinione pubblica. Resta ancora da decidere come fare. La cosa più importante è che le idee circolino e vengano condivise. Perchè come dice Yochai Benkler, non bisogna analizzare troppo “i comuni mezzi di comunicazione” visto che verranno sicuramente superati da qualche altro più moderno. Ecco perchè io e Daniel abbiamo creato un gruppo in facebook chiamato “Comunicare l’Europa”, nel quale si condividono le idee e si diffondono le informazioni più utili. Quindi, sentitevi liberi di partecipare.

Infatti, se il nuovo Trattato di Lisbona dovesse essere ratificato, la società civile avrebbe la possibilità di esprimere le proprie opinioni, cosa decisamente rilevante. Durante la sessione della mattina, uno dei participanti ha suggerito di lanciare un nuovo strumento “Società Civile Europea” wiki, basato sul modello wikipedia (vedi l’articolo di Adriano sull’eurogenerazione “Inside Wikipedia and more”). Uno degli opinionisti ha avuto un’idea molto semplice, per cercare di creare un sentimento di appartenenza europea. Ha proposto, ad esempio, di discutere, a scuola, un giorno delle problematiche della Grecia, o di introdurre, nella mensa, una giornata dedicata alla Spagna. E perchè non estendere il programma Erasmus alle scuole tecniche e al corpo docente?

Sono sinceramente convinta che molte di queste ideee brillanti hanno già trovato un terreno fertile alla “Agora dei cittadini” organizzata la settimana scorsa al Parlamento europeo dal deputato europeo Gérard Onesta e menzionata più volte durante il workshop. Ma i posti migliori per l’ispirazione restano i bar (da cui “café”babel..semplice, no? :-)

Dopo un’intensa giornata dedicata all’ascolto, al brainstorming, al networking e alla comunicazione (!), un buon aperitivo in compagnia di Jillian Van Tournhout, vicepresidente dell’ECOSOC ( e ex donna d’affari che ha convertito 2 anni fa il settore non profit), del suo team e degli altri participanti, ci ha dato un nuovo impeto per inostri obiettivi.

Photo credit: EESC/ Vanessa Witkowski