Quali sono le conseguenze della Brexit?

Articolo pubblicato il 30 giugno 2016
Articolo pubblicato il 30 giugno 2016

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Dopo anni di avvertimenti e mesi di campagna referendaria, il popolo britannico ha votato per uscire dall'Unione europea. Si tratta di una mossa storica, senza precedenti, anche se il rapporto tra i due non è sempre state dei migliori.

Le aspettative erano alte per entrambi gli schieramenti, Remain o Leave, tanto che durante lo spoglio dei voti il leader UKIP Nigel Farage ha riconosciuto un vantaggio della campagna per il Remain. Alla fine del conteggio, il Leave era arrivato circa al 52% dei voti contro il 48% del Remain.

Il risultato del referendum è stato percepito come un vero e proprio shock per molti inglesi, anche da coloro che avevano votato proprio per la Brexit. Per quanto tutto questo appaia ridicolo e poco chiaro, dobbiamo comprendere quando unanime fosse l'idea del referendum stesso tra la popolazione britannica, per non parlare della consapevolezza della consequenze di votare Leave. Secondo Google Trends, un giorno dopo il referendum le domande più ricercate in rete nel Regno Unito erano "cosa significa uscire dall'Ue?", "cos'è l'Ue?" e "quali sono i paesi membri dell'Ue?". Questo mostra una grandissima mancanza di sensibilità davanti a una decisione politica di tale importanza.

Chi ha votato per il Leave?

Ad ogni modo, se osserviamo meglio l'elettorato, notiamo che a sostenere il Leave è stata principalmente la fascia più anziana della popolazione. Quella fascia, insomma, che non sta più pagando le tasse e vive di rendita grazie a pensioni garantite. La maggior parte della popolazione più giovane, invece, ha votato per restare nell'Ue e si trova adesso in una fase di sconcerto e preoccupazione per il futuro.

Molte persone che hanno voltato Leave hanno ammesso che non credevano che il Regno Unito potesse davvero uscire dall'Ue, mentre altri si sono pentiti del loro voto. Nel frattempo, nel Regno Unito, una petizione online, che ha raccolto quasi quattro milioni di firme, auspica un secondo referendum; alcuni esperti in materia di costituzione la considerano però una possibilità molto remota. Le procedure burocratiche per i cittadini europei residenti nel Regno Unito, così come per gli inglesi residente altrove nell'Ue, potrebbero quindi complicarsi.

In ogni caso, entrambe le campagne referendarie non fornivano informazioni realmente utili: si è trattato piuttosto di propaganda a favore di uno schieramento rispetto all'altro. Anche se sono state necessarie delle bugie, come nel caso della campagna per il Leave, sostenuta da Nigel Farage. Sembra infatti che, il giorno dopo il referendum, i 350 milioni di sterline destinati all'Ue e che avrebbero dovuto invece ritornare nelle casse del sistema sanitario nazionale erano tutto un "fraintendimento". Probabilmente uno dei punti focali dell'intera propaganda era basato su un'enorme menzogna.

Le reazioni in Europa

È stato, in generale, un giorno triste per l'Unione europea. I cittadini inglesi residenti a Bruxelles e in altre città erano sconvolti dal risultato finale. Anche i presidenti della Commissione e del Parlamento europeo, Juncker e Schulz, sono incredibilmente frustati dall'esito del referendum.

Diversi leader europei stanno adesso facendo pressione affinchè il Regno Unito invochi l'articolo 50 del Trattato di Lisbona, che regola le clausole legali riguardanti le modalità con cui uno stato membro esce dall'Ue. Il Regno Unito sta però prendendo tempo ritardando l'invocazione dell'articolo 50 e l'Europa sta cominciando a temere il possibile insorgere dell'entusiasmo di partiti estremisti nell'Ue analoghi a UKIP e Front National.

Le reazioni dei media

Viste le gigantesche conseguenze di questa decisione politica, la Brexit è finita sulle copertine di tutti i giornali e le riviste, così come in tutte le aperture di telegiornali nel mondo. Ma cosa stanno dicendo i media?

Come ci si aspettava, per esempio, il Financial Times si è concentrato sull'impatto economico-finanziario della Brexit chiedendosi cosa rappresenterà la Brexit per la città di Londra. POLITICO ha accusato gli elettori britannici di aver "scatenato uno tsunami economico e politico" aggiungendo che questo tsunami sta per raggiugere gli USA, dove il candidato repubblicano alla Casa Bianca Donald Trump ha esaltato la vincita della Brexit. La Global Research, che ha base in Canada, ha invece analizzato nel dettaglio le conseguenze sociali di questa decisione politica scrivendo che "il voto del Regno Unito per la 'Brexit' rappresenta in realtà un referendum sulla xenofobia".

Conclusioni

Dopo il risultato della Brexit, il Regno Unito deve riorganizzare le sue fondamenta. David Cameron ha già annunciato le sue dimissioni, anche se non prima di ottobre, e resta quindi incerto chi lo sostiuirà come primo ministro. Il leader dei Labour Jeremy Corbyn si è visto inoltre presentare una sfilza di dimissioni, nonostante il suo tentativo di tenere unito il partito il più possibile. Queste fibrillazioni politiche devono essere sostituite da una nuova stabile organizzazione, sia del partito conservatore che di quello laburista.

Dopo aver raggiunto la stabilità, ci si dovrà concentrare sul sistema sanitario nazionale e sul quello di sicurezza sociale. Il Regno Unito dovrà anche rinforzare i suoi rapporti commerciali con futuri partner strategici internazionali e rendere più efficaci gli accordi commerciali con altri paesi. Quando si cercava di immaginare uno scenario post-Brexit, diversi analisti avevano considerato l'applicazione di un modello come quello svizzero o norvegese, entrambi paesi benestanti, extracommunitari e con accordi commerciali con l'Ue e il resto del mondo.

Comunque sia, ogni caso è a se stante e nello scenario in cui il Regno Unito tenti di effettuare un'inversione di marcia e che questa vada a buon fine, ciò non toglie che lo step iniziale di questo esperimento e la sua messa in pratica non saranno una passeggiata.