Proteste anti-Trump: "Ho anche considerato l'idea di darmi fuoco"

Articolo pubblicato il 20 novembre 2016
Articolo pubblicato il 20 novembre 2016

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Dal momento in cui Donald Trump è stato eletto numerose proteste hanno avuto luogo in tutta l'America, New York inclusa, dove i manifestanti si sono radunati intonando cori contro il nuovo presidente, proprio sotto il suo naso.

Jack, un ragazzo del Bronx, porta un cartello con su scritto "Not my president! Go to hell fast" (Non sei il mio presidente! Vai presto all'inferno!). Quattro giorno dopo l'elezione di Donald J. Trump a nuovo presidente degli Stati Uniti d'America, il giovane ragazzo marciava sulla Fifth Avenue di Manhattan insieme a decine di altri manifestanti che si rifiutano di accettare il risultato delle elezioni. Mentre si dirigevano verso la Trump Tower alcuni intonavano “No Trump, no KKK, no racist USA!”.

Dopo neanche una settimana, sono stati creati gruppi sui social network ed eventi utilizzati per coordinare le manifestazioni. Le proteste anti-Trump attraggono centinaia di persone arrabbiate, preoccupate e irritate che non hanno alcuna intenzione di fermarsi e che si trovano sul piede di guerra.

"Le gente deve capire quanto la situazione sia seria e tragica per moltissimi americani", ci confida Jack. Nonostante sia solo un ragazzo, ha già collezionato una lunga carriera da attivista manifestando per i diritti gay e per Black Lives Matter. Giudica Trump totalmente inadatto al ruolo e questa è diventata la sua preoccupazione principale.

Willa Cowan-Essig era una delle organizzatrici della manifestazione pianificata per oggi (18 novembre). A Willa, come a molte altre persone, i risultati delle elezioni non sono andati giù. Ha così deciso di chiedere aiuto a Facebook per riunire tutte le persone che trova che la pensano come lei.

"Ho anche considerato l'idea di darmi fuoco", ha confessato. Alla fine, temendo che la polizia le sparasse prima che fosse riuscita a trasmettere il suo messaggio, Willa e altri attivisti hanno optato invece per manifestare nudi in modo da attirare l'attenzione.

"Mia madre mi sostiene e mi ha detto che, se mi arrestassero, sarebbe dalla mia parte. Però mi ha consigliato di assicurarmi che con me ci siano altre persone, in modo che non mi prendano per pazza", ha poi aggiunto.

Willa, fotografa freelance e animatrice per bambini, è una dei tanti newyorkesi che ce la mettono tutta per arrivare alla fine del mese: "troppe persone soffrono per come sono messe le cose in questo momento. Nessuno dovrebbe temere per la propria vita o per il proprio sostentamento, ma purtroppo molti di noi si trovano in questa situazione". A detta sua, con l'elezione di Trump tutto sarà ancora più drammatico: "anche i bianchi pagheranno le conseguenze delle lacune del sistema sanitario ed educativo, così come anche le finanze dei bianchi più abbienti risentiranno della crisi economica".

Willa, che è nata e cresciuta a New York, teme che la gente sia oramai "indifferente e pigra" e che stia perdendo di vista la necessità di agire. "Personalmente, ritengo che sia gli americani sia i media si siano già rassegnati a Trump", si lamenta. Ad ogni modo, Willa promette di continuare a manifestare, "in diversi modi", anche in futuro.

Durante la sua campagna, Trump ha promesso di creare un registro dei mussulmani residenti negli Stati Uniti e creare un muro al confine col Messico. Inoltre, il presidente è stato accusato di condotta sessuale inappropriata da 13 donne.

Proteste anti-Trump hanno avuto luogo nelle principali città americane, dalla capitale Washington DC, fino a MiamiAtlanta, Las Vegas, Philadelphia, Portland, Chicago, Los Angeles, Cleveland, Phoenix e Dallas. Persino i campus universitari hanno visto manifestazioni e raduni, mentre nei licei gli studenti hanno fatto assenteismo come segno di protesta.