Prostituzione in Francia: abolire è meglio che curare

Articolo pubblicato il 21 settembre 2016
Articolo pubblicato il 21 settembre 2016

(Opinione) Ultimamente si parla molto di prostituzione in Francia, ma ora sono solo i clienti a rimetterci. E per la Francia è una delle migliori notizie del 2016. 

Lo scorso 14 aprile è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale francese la legge n° 2016-444 del 13 aprile 2016, la quale «mira all'aumento della lotta contro la prostituzione e l'aiuto a coloro che si prostituiscono». Una nuova legge in materia di prostituzione che in altre parole ribadisce il sì della Francia al sistema abolizionistico. Così come Svezia, Norvegia e Islanda, anche la Francia sceglie la strada di sanzionare i clienti piuttosto che coloro che si prostituiscono. A chi lo fa invece, se ne fa domanda, vengono invece proposti diversi programmi di aiuto per abbandonare la prostituzione.

Perchè l'abolizione è l'unica soluzione?

Ad un certo punto quello che è apparso chiaro è stato che, dopo aver sperimentato il sistema di regolamentazione e quello proibizionista, la Francia avrebbe potuto rispondere al problema solo in attraverso l'abolizione della prostituzione stessa. Questo sistema difatti, delineato nel 1946, adottato ufficialmente nel 1960 e messo in atto nella pratica solo quest'anno, è il solo in grado di escludere dalla pena quelle che sono le vere vittime, chi si prostituisce.

Nel sistema proibizionista tutti i coinvolti nel giro di prostituzione sono potenzialmente perseguibili dalla legge. Questo metodo tuttavia non contrasta la prostituzione stessa, ma anzi la condanna alla clandestinità, penalizzando in primo luogo proprio chi opera questa attività. Tale modello viene adottato soprattutto in Paesi come gli Stati Uniti e la Cina.

I Paesi che invece hanno scelto il sistema di regolamentazione (o che in parole povere "hanno legalizzato la prostituzione"), come la Germania o i Paesi Bassi, sono partiti dal fatalista assunto del fatto che "la prostituzione è sempre esistita", insieme alla volontà di dare alle donne una sorta di "empowerment", in modo che quest'ultime potessero così essere considerate delle vere e proprie lavoratrici, producendo introito fiscale per lo Stato e versando i propri contributi per la previdenza sociale. L'idea alla base di questo sistema è che le donne sceglierebbero questo mestiere esattamente come ne sceglierebbero un altro. Ma ciò sarebbe come «chiudere gli occhi davanti alla realtà, facendo finta di ignorare che oggi la prostituzione è un qualcosa di imposto a più del 90% degli uomini e delle donne d'origine straniera, allo stesso tempo vittime di una delle pratiche più immonde che possano esistere: la tratta degli uomini», così afferma Guy Geoffroy, relatore della missione parlamentare del 2011 incaricata di indagare sul fenomeno della prostituzione. Gli studi condotti dal Mouvement du Nid (associazione per la lotta contro la prostituzione, n.d.r.) forniscono numerosi esempi di donne straniere che arrivano  regolarmente in territorio francese già indebitate con i trafficanti per circa 60/80.000 euro. Come si può pensare che la prostituzione sia una scelta di carriera come un'altra, considerando ad esempio che in Germania solo 44 donne si sono registrate come prostitute all'amministrazione tedesca?

Il sistema abolizionista invece implica il riconoscimento della prostituzione come una violenza, proprio perchè l'idea di considerare la prostituzione come un lavoro elimina ogni possibilità di uscirne. Facciamo però attenzione alle parole: abolire non vuol dire proibire e nemmeno sradicare (ad esempio, benchè la schiavitù sia stata abolita, esiste ancora in Francia sotto altre forme definite "moderne"). Abolire vuol dire mettere la società dalla parte delle vittime, offrendo loro una possibilità di salvezza.

Bisogna allontanarsi dalla visione romantico-romanzata della prostituzione

Questa legge, promulgata nel 2016, depenalizza chi pratica la prostituzione, ed assicura inoltre «la messa in atto di un percorso per uscire dalla prostituzione» mettendo a disposizione «un permesso di soggiorno provvisorio della durata di sei mesi per gli stranieri che si impegnano a frequentare un programma di uscita da tale attività», anche non denunciando il giro che ne sta dietro. Costoro possono anche richiedere un reddito minimo di sostentamento, durante questo periodo di transizione.

In occasione del suo intervento durante il Summer Camp organizzato dall'associazione ros in agosto, la portavoce dell'associazione stessa Marie Allibert si è detta contenta del fatto che ci si stia allontanando dalla «visione romantico-romanzata della prostituzione che ci viene raccontata dalla politica e dai media». No, la prostituzione è un mondo di violenza, estrema violenza, che comincia molto prima dei primi rapporti a pagamento e continua per molto tempo dopo. Ad esempio secondo lo studio condotto in nove Paesi (tra cui il Canada, gli Stati Uniti e la Germania) da Melissa Farley, ricercatrice americana di psicologia clinica, il 48% delle prostitute tedesche intervistate dichiarano di essere state picchiate o violentate durante l'infanzia. Lo studio mostra ugualmente che «tutte le prostitute intervistate dichiarano di essere state insultate o minacciate. Anche il furto di denaro o di beni da parte dei clienti è cosa frequente», così come «botte, tentativi di strangolamento, violenza con armi». In Canada il 76% ha dichiarato di aver subito violenza, il 73% negli Stati Uniti e il 63% in Germania, dove una su due ha subito più di 5 violenze.

Già di per sè la prostituzione va considerata una violenza, in quanto non ha nulla di diverso da una ripetizione di rapporti sessuali indesiderati. Un uomo abusa del suo potere economico per ottenere ciò che probabilmente senza di esso non avrebbe mai. L'abolizione della prostituzione è  il solo modo di combattere per l'uguaglianza tra uomini e donne, perchè ricordiamo bene di come l'80/90% della prostituzione è femminile e che, come spiega Grégoire Théry (segretario generale del Mouvement du Nid): «tutti i clienti delle prostitute che abbiamo incontrato, che siano donne, uomini o trans, sono uomini».

Una legge facile da applicare

«Se venissero penalizzati i clienti delle prostitute questa disposizione sarebbe praticamente inapplicabile». Si sono letti numerosi articoli, che documentano le difficoltà più che probabili nel mettere in atto questa legge, con la conseguente difficoltà nell'applicare la pena agli eventuali clienti. Tuttavia in Svezia, dove la prostituzione è abolita da 15 anni, l'ispettore a capo della squadra anti-prostituzione di Stoccolma Simon Häggström racconta che «8 clienti su 10 ammettono il loro crimine direttamente sul luogo d'arresto, senza nemmeno doverli condurre al comando di polizia». Nel suo discorso in occasione del Summer Camp dell'OLF, Grégoire Théry ha spiegato come «nei due mesi immediatamente successivi alla promulgazione della legge in Francia, senza che ci sia stato ancora nessun decreto d'applicazione, già 140 persone sono state arrestate per questo reato». Se si viene colti in flagrante o sospettati di istigazione, la polizia può intervenire immediatamente. Il cliente da parte sua ha la possibilità di riconoscere immediatamente il reato e pagare la multa sul posto. L'alternativa è non ammetterlo, ricevendo in seguito una lettera per la convocazione in tribunale. "Stranamente" pochi clienti scelgono la seconda opzione. Può essere che l'idea di spiegare al proprio datore di lavoro perchè di colpo si ha bisogno di una giornata libera sia un efficace metodo di dissuasione dei coinvolti...