Progetto francese di una tassa sulle emissioni di carbonio: il modello svedese applicato alla Francia?

Articolo pubblicato il 23 luglio 2009
Articolo pubblicato il 23 luglio 2009
Se ne parla in Francia da quasi due anni, e precisamente dal grande dibattito sull'ambiente del 2007. La fondazione Nicolas Hulot allora proponeva, sul modello svedese, di istituire una « tassa sulle emissioni di carbonio » sui prodotti di largo consumo in funzione al consumo in CO2 necessario alla produzione di questi, ma anche sui consumi in carburante, nafta da riscaldamento...
Già approvata da tutti sul principio, la questione che ora si pone è quella sulle modalità di applicazione di una tassa del genere: l'ammontare, i compensi per le imprese e per i privati... Nel momento in cui la Svezia, che ha già messo in pratica questa procedura da ormai quasi vent'anni, presiede l'Unione Europea, è l'occasione per la Francia e per l'Europa di fare un nuovo passo verso un'imposta per l'ambiente.

Foto: http://www.flickr.com/photos/swarmoeskerken/2620938431/

Lo scopo della tassa.

L'idea principale di questa operazione è quella di incitare le imprese e i privati a creare e consumare prodotti dalle basse emissioni di CO2 per quanto riguarda la fabbricazione o l'utilizzo, tassando coloro che ne producono di più. Così facendo, lo scopo ultimo non sarebbe quello di riportare a galla le casse dello Stato o di istituire un'imposta fissa. Infatti la tassa sulle emissioni di carbonio, volendo essere un prelievo deterrente, renderebbe somme di denaro che dovrebbero logicamente diminuire con il tempo, via via che i pagatori faranno uno sforzo crescente per produrre meno CO2, per così pagare meno. Non si tratterebbe nemmeno, come qualcuno ha preannunciato, di una maniera a priori di sostituire l'imposta sugli utili commerciali, chiaramente destinata a scomparire.

La questione del calcolo della tassa.

Una delle difficoltà nel progetto del « Contributo Clima-Energia » (CCE), altro nome per la

tassa sulle emissioni di carbonio, è di sapere come calcolare l'ammontare della tassa da applicare sui prodotti coinvolti e come calcolare precisamente e in maniera corretta la quantità di anidride carbonica emessa dalla produzione. E a quanto ammonterebbe la tassa? Allo stesso modo, per quanto riguarda il consumo d'energia delle imprese e delle famiglie, quale importo applicare a tale carburante, a tale modo di riscaldamento...

Per i CO2, la cifra di 35 euro per tonnellata di CO2 viene spesso evocata (Le Monde del 5

luglio 2009), e per il consumo energetico le stime sono variabili. Nel caso della Svezia, da cui si ispirano i sostenitori della tassa, questo arriva a 0,22 euro per litro di benzina, 240 euro per tonnellata di carbone e 275 euro per metro cubo di nafta da riscaldamento (Libération del 2 luglio). Ma niente è ancora deciso.

Quale sarebbe l'impatto della CCE sulle imprese e sulle famiglie?

Il secondo problema che si pone è di ordine economico. Effettivamente in questi tempi di

crisi sembra difficile far accettare una nuova tassa, per di più ai più giovani, che spesso fanno fatica a sbarcare il lunario. Diversi scenari sono quindi ipotizzabili perché le famiglie, e specialmente le più povere, non risentano della CCE. Così, il ministro francese dell'ambiente, Jean-Louis Borloo, propone la concessione annuale di un « assegno verde » ad ogni nucleo familiare francese, per un ammontare totale che si aggirerebbe ai 130 euro, per compensare la tassa pagata ogni anno.

Con questo sistema gli « elevi migliori » ne usciranno economicamente vincitori, e i cattivi,

no. Il solo problema: tra un parigino che può prendere i mezzi pubblici e agevolare del

riscaldamento centralizzato, e un abitante di una zona rurale che deve riscaldarsi con la nafta e prendere ogni giorno l'auto per andare al lavoro e per i suoi spostamenti personali, le somme pagate per la tassa sulle emissioni di carbonio sarebbero rispettivamente di circa 80 e 300 euro (Le Monde dell'11 luglio). In questo caso il secondo mica ha scelto di inquinare più del primo, ma ne è semplicemente obbligato.

L'annuncio del ministro dell'ambiente è quindi stato ripreso dal ministro dell'economia,

Christine Lagarde, la quale ha precisato che l'assegno verde è soltanto una delle piste possibili; ma pure per l'ex primo ministro socialista, Michel Rocard, posto alla testa del comitato degli esperti incaricato di definire le modalità di attuazione della tassa sulle emissioni di carbonio, che giudica le proposte di Jean- Louis Borloo premature. Un'altra pista possibile è quella di ridistribuire l'ammontare della tassa in funzione dei redditi delle famiglie, se non addirittura unicamente ai più sprovvisti. Infine, per quanto concerne le imprese, degli sgravi fiscali sono ipotizzati per non mettere freno alla crescita, già molto debole.

Ecco dunque alcune delle domande sollevate dal progetto della CCE, non ancora risolte

nella maggior parte dei casi, ma che dovrebbero trovare una soluzione entro poco tempo, prima del vertice molto atteso che si terrà a Copenaghen il prossimo dicembre.

Mathieu Mollicone

Traduzione : Giulia Forno