Professione: ghost writer all’università

Articolo pubblicato il 25 giugno 2009
Articolo pubblicato il 25 giugno 2009
Sono pagati per scrivere i saggi e le tesi degli altri. Le sanzioni esistono ma raramente vengono applicate. Inchiesta su questi Cirano dell’università. Il caso francese.

Nicolas è uno studente e, come molti, deve lavorare per pagare l’affitto e concedersi qualche uscita. Se questa sua condizione è assolutamente comune, altrettanto non si può dire dei suoi extra: fa lo scrittore fantasma in università. «È uno dei rari lavori intellettuali per cui posso ricevere un compenso alla mia età» dice. Ventiquattro anni e nessuna voglia di lavorare come cameriere in un bar o commesso in un negozio di abbigliamento. Vari annunci trovati sui siti internet di lavori per studenti suggeriscono che Nicolas è tutto fuorché un caso isolato. Ma le università tacciono al riguardo. Delle nove contattate per l’inchiesta, ha risposto una sola, Paris 8: «Dato che queste pratiche sono illegali, non abbiamo niente da dire al riguardo. Se volete continuare, non rivolegetevi agli uffici comunicazione delle facoltà». Messaggio ricevuto.

Se una tesi costa 15mila euro

Nicolas non si tira indietro quando si tratta di raccontare i retroscena del lavoro che gli dà da mangiare. Conosce il suo datore di lavoro tramite un amico. Diplomatico trentenne, sposato e con due figli, Hicham viene dal Golfo Persico, ma non nuota nell’oro. Quando Nicolas gli chiede 750 euro al mese per una tesi da preparare in due anni, Hicham gli dice che non se lo può permettere. Alla fine si accordano per 600 euro al mese. Tasse escluse, ovviamente. Se Hicham è disposto a sborsare tanti soldi per il suo diploma, è perché non è la prima volta che ha a che fare con Nicolas. Gli ha già scritto due saggi per i quali ha preso rispettivamente 15/20 e 16/20, che in Francia sono niente male, circa un 27. Hicham ha pagato in totale 2500 euro per le novanta pagine del primo e 4000 euro per le 150 del secondo. La tesi ne dovrà avere 500 e verrà a costargli 15mila euro. Per scrivere i saggi, Nicolas ha passato quindici giorni chiuso in casa, consultando 5-6 libri alla volta e lavorando 6-7 ore al giorno. I temi scelti sono piuttosto analitici, per circoscrivere le ricerche. Nicolas ne parla con un certo disprezzo: «Le scienze sociali sono una bella seccatura». Poi tocca a Hicham rileggere il tutto. È lui che deve presentare il saggio ai docenti. Perché questa volta non ci saranno né suggeritori né controfigure: deve avere fatto proprio il lavoro di Nicolas. Secondo Nicolas, per chi davvero volesse, sarebbe molto facile smascherare l’imbroglio: «Il saggio è inevitabilmente infarcito di riferimenti personali. Cito il passo sulla ragione nella storia di Hegel nell’introduzione. Ma da lì a spiegargli tutto il libro perché capisca il legame…». Hicham potrebbe giocare sul fatto che non è francese e che si è fatto tradurre o correggere il testo da un altro studente, cosa che forse viene anche suggerita, in certi casi, dai direttori di ricerca. Ma per Nicolas, ancora una volta, non ci sono dubbi: «La costruzione delle frasi è tipicamente francese, si vede subito. D’altronde, hanno rimproverato Hicham per il suo stile troppo arzigogolato».

Professori poco esigenti

Nessuna scusante per i professori? Ecco cosa risponde una professoressa di medicina quando le domandiamo come si può rimediare all’imbroglio: «Ho già abbastanza da fare con i plagi per dovermi preoccupare anche degli scrittori fantasma». Su questo punto, sono molte le testimonianze che rivelano una lacuna nel sistema di controllo. Spiega che qualche anno fa ha corretto un saggio talmente buono che non poteva non essere un plagio: «Ho chiesto allo studente. Ha negato. Io e un mio collega abbiamo esitato. Gli abbiamo dato un voto alto ed è andato a fare la tesi all’Ehess (Una grande scuola di scienze sociali francese, ndr). Continuo a pensare che se non è stato uno scrittore fantasma a fare il lavoro al posto suo, sicuramente l’ha copiato». La professoressa in questione non vuole che si faccia il suo nome: «Non ci tengo a entrare in una querelle deontologica con colleghi e studenti». Altro esempio dell’impotenza del sistema universitario in materia di controllo: un professore dice di essersi sorpreso quando si è trovato di fronte uno studente con un livello di francese talmente basso da non riuscire a sostenere una semplice conversazione. «Il suo direttore di ricerca ci ha assicurato che era stato lui a fare il lavoro e che il suo livello di francese erano buono». Appena all’inizio della sua carriera universitaria, anche questo studente preferisce restare anonimo, per paura che i suoi compagni un giorno glielo rinfaccino. Regna l’omertà all’università. E per finire, questa confessione allarmante di Michel Boudot, professore di Legge all’università di Poitiers: «È chiaro che potete scrivere un saggio per conto di qualcun altro senza che io me ne accorga». Hubert Peres, professore di scienze politiche alla facoltà di Legge di Montpellier, si spinge addirittura oltre e dichiara: «A torto o a ragione, in generale evitiamo di chiedercelo».

Che valore hanno i diplomi?

Che ne è allora del valore dei diplomi universitari? Hicham vuole diventare dottore in relazioni internazionali per «essere sempre un passo avanti rispetto ai suoi avversari», come confidava a Nicolas durante uno dei loro incontri. Gli piacerebbe anche insegnare, una volta tornato nel suo paese. Inutile dire che la beffa allora sarebbe totale. Eppure le sanzioni ci sono. Uno studente sorpreso a copiare può essere interdetto da qualsiasi concorso o esame per cinque anni, con il rischio di pregiudicare gravemente un’intera carriera. Questa sanzione colpisce il plagio e il ricorso agli scrittori fantasma, ma è applicata solo in rari casi. Non ci sono numeri però. Fra i tanti studenti interrogati al riguardo, nessuno aveva mai visto applicare queste sanzioni. Non ci sono strumenti di controllo affidabili, a parte la confessione dello studente stesso, e le sanzioni non sono applicate: ecco cosa fa andare avanti il malcostume.

Va da sé che Nicolas ha paura di farsi beccare. Ecco perché il nostro “scrittore fantasma” ci ha chiesto di usare uno pseudonimo. Ma bisogna ammettere che il rischio è minimo. Per lui, il problema principale è un altro: costretto a restare nell’ombra, gli è negato ogni riconoscimento. In tre anni di ricerca, si è fatto una solida cultura in questo campo di studio. «All’inizio non ci pensavo, ma quando ho visto i voti, devo ammettere di essermi sentito frustrato; soprattutto perché all’epoca non andavo molto bene nel mio corso di studi». Per riempire il vuoto, racconta la sua storia a chi vuole ascoltarla, un modo per guadagnarsi l’ammirazione dei suoi amici, in mancanza di quella dei suoi compagni. «Sul mio Cv ho scritto di aver fatto uno studio per un’ambasciata. Se Hicham lo sapesse, non gli farebbe piacere».