Prodotto culturale o inutile mattanza? Stop alla Corrida in Catalogna

Articolo pubblicato il 25 maggio 2010
Articolo pubblicato il 25 maggio 2010
Un'arte o un semplice sport? Un prodotto di un lungo processo culturale o un massacro puro e duro? La Corrida spagnola non smette di far discutere, e mentre i toreri continuano a torear, la Catalogna pensa di interdire per sempre questa lotta per la vita, da molti considerata "impari", tra l'uomo e il toro.

È un pomeriggio di primavera vivace e caldo a Barcellona. Per la prima volta quest’anno, nella grandiosa arena Monumental, verrà versato sangue tra le grida esultanti dei fan compiacenti. Lustrini incredibilmente scintillanti, sfavillano sull’abito aderente di un fiero torero, mentre dà inizio ad una nuova stagione di massacri. I gruppi di appassionati aumentano fuori dall’arena, i cronisti si radunano per riuscire a cogliere l’atmosfera dell’evento. Inevitabilmente le domande convergono sulla questione del sangue e della crudeltà, creando tensione tra i fan e i contestatori situati dall’altro lato della strada, sotto la sorveglianza attenta della polizia. José Gomez Ortega, un operations manager di Barcellona, è stanco di sentire le solite domande. «Tutto ciò che ho da dire è che le persone possiedono sensibilità diverse. Io sono sensibile su argomenti che altri non riescono neanche a capire e viceversa». Esattamente come per la domanda, il sangue non interessa ai fan.

La Corrida: un fascino che nasce dalla cultura

Il torero di fronte all'animale: chi avrà la meglio? «È l’unico spettacolo al mondo dove un uomo combatte esplicitamente per la propria vita»

Oltre alla «musica, la peculiare architettura delle arene e l’aria che si respira», l’interesse principale e il richiamo distintivo della corrida deriva dal fatto che «è l’unico spettacolo al mondo dove un uomo combatte esplicitamente per la propria vita». Non c’è dimostrazione più grande dello spettacolo di questo pomeriggio, durante il quale Manuel DiazEl Cordobes” (“Il Cordovano”) ha per poco evitato che la sua controparte gli infliggesse la punizione fatale. Un colpo alla testa gli ha provocato una commozione cerebrale, accompagnata da una temporanea cecità, che lo ha costretto ad abbandonare lo stadio in ambulanza. «Questa è la corrida» afferma il giorno dopo, puntellandosi con i gomiti nel tentativo di tirarsi su nel suo letto d’ospedale, dove si trova per curare il naso fratturato. «Momenti di gloria e soddisfazione si alternano inevitabilmente a quelli di sofferenza». Una risposta incisiva da parte di un uomo sotto i riflettori di un nobile sport.

Tradizione e cultura spagnolaMa come in ogni sport, c’è molto di più di ciò che si vede in campo. Oltre alla scena principale, c’è uno stupendo tripudio di musica, arte e cultura, che contribuiscono a creare un evento che molti considerano il simbolo del patrimonio culturale nazionale. La varietà di piaceri visivi a disposizione, dalla grandiosa architettura agli abiti spettacolarmente confezionati, è abbastanza per attirare grandi masse di pubblico locale e, naturalmente, di turisti di passaggio. «Sono qui per l’atmosfera. Sono sicura che mi volterò dall’altra parte alla prima visione del sangue», spiega Amy Wray, una ragazza di nazionalità scozzese che abita a Barcellona. Tuttavia, questa non sarà la sua prima esperienza di questo genere. Durante il suo viaggio in Colombia, l’anno precedente, si trovò per caso ad assistere a un combattimento tra galli, in un piccolo paesino chiamato Sant’Agustín. «All’inizio non volevo andare, ma il mio ragazzo mi ha trascinato con lui. È risultato essere uno dei momenti più interessanti del viaggio». Amy dice che non sarà mai favorevole al combattimento e alla crudeltà, ma attribuisce un valore inestimabile alla “esperienza culturale”. «Il cameratismo e il legame tra i locali» è sentimento vivo in lei ancora oggi.

Le proteste di Maiorca per proteggere il valore culturale della Corrida

«Ciò che la corrida rappresenta è il prodotto di un processo culturale e popolare»

Lo stesso tipo di fascino si rispecchia in questa ossessione della Spagna per la Corrida, che va dall’emozione dell’evento in se, all’euforia dell’interazione sociale. Ogni Corrida è una festa di colori, tradizione, bellezza e un’espressione appassionata di cultura. È un evento che ha dietro di se una lunghissima storia, che si è sviluppata lentamente, ripetendosi stagione dopo stagione fino ad oggi. «Ciò che la corrida rappresenta è il prodotto di un processo culturale e popolare» spiega Hilda Tenorio, una delle più talentuose donne torero messicane. «E’ una manifestazione molto tradizionale che è piena d’arte». Una fiesta dove il passato è scrupolosamente preservato in ogni atto della liturgia che si è venuta sviluppando gradualmente, dagli antichissimi costumi d’oro e argento che sono un prodotto della tradizione, al ritmo dell’azione, orchestrato nei minimi dettagli, dove «non ci sono mezze misure». Infine è uno spettacolo che non ha rivali nella sua abilità di unire le persone e attrarre così tanto entusiasmo verso un atto talmente radicato e ricco di storia.

Qui, una manifestazione di protesta a BilbaoTuttavia, una richiesta di vietare la pratica dello lo sport in Catalogna è in esame dal gennaio 2010 presso il parlamento locale, in attesa che venga stabilita una data per il voto. Tale iniziativa è stata sottoposta al parlamento attraverso un’ “Iniciativa Legislativa Popular” (ILP, “iniziativa legislativa popolare”) che contava 15o.000 firme. È evidente che questa mossa sia sostenuta dall’opinione pubblica, ma è difficile prevedere se diventerà o meno una legge. L’11 aprile a Maiorca 200 persone hanno protestato contro l’abolizione della Corrida. Qualunque sia il risultato, il parlamento dovrà probabilmente affrontare una lotta interna, con i partiti che si andranno a dividere sulla questione. Per di più, i parlamentari affronteranno una lotta personale tra «cuore e ragione», per dirla con le parole di un avvocato di Barcellona, poiché si troveranno davanti alla fine di un‘appassionata fusione tra cultura e tradizione nella regione.

Foto: Roberto Rizzato/flickr; (oranje)/flickr; ajgelado/flickr; Ekinez Sortu/flickr