Procrastinazione (per il titolo vero, ci penseremo dopo)

Articolo pubblicato il 13 febbraio 2013
Articolo pubblicato il 13 febbraio 2013

"La procrastinazione è il ladro del tempo", sospirano gli inglesi, prendendo in prestito un'espressione del XVII secolo dal poeta Edward Young, tra un'occhiata distratta a facebook e l'ennesima tazza di tè, il tutto per rimandare il momento in cui occuparsi dei propri impegni quotidiani. Fortunatamente, la Gran Bretagna non è l'unica nazione incline a posporre gli impegni al giorno dopo.

Anzi, l'Europa dispone di una ricca serie di poliedriche espressioni idiomatiche per tutti gli svogliati.

Le espressioni tedesche mostrano una certa ambivalenza sul temporeggiare, da un lato apprezzano il dolce far niente (das süße Nichtstun), mentre dall'altro condannano il morbo della “procrastinite” (Aufschieberitis). Tuttavia, incoraggianti, affermano che posticipato non vuol dire abbandonato (Aufgeschoben ist nicht aufgehoben) e non esitano nel decantare l'occasionale beneficio di trovare la tranquillità lasciando indugiare l'animo (die Seele baumeln lassen).

I greci descrivono chi prende tempo come un acchiappamosche (βαράω μύγες), riferendosi, presumibilmente, alle lunghe giornate di sole in cui non c'è nient'altro da fare. Molto meno elegante in una conversazione, è l'espressione “me li sto grattando” (Τα ξύνω), che trova l' equivalente nella definizione spagnola di chi rimanda gli impegni pur avendo come sola attività in programma quella di tocarse las pelotas.

Gli italiani saggiamente invitano a non rimandare a domani quello che potrebbe essere fatto oggi, un'opinione che riecheggia anche in tedesco (was du heute kannst besorgen, das verschiebe nicht auf morgen), spagnolo (no dejes para mañana lo que puedas hacer hoy) e polacco (co masz zrobić dziś, zrób jutro). Dalla Polonia giunge, infine, un detto che i procrastinatori di ogni latitudine possono far proprio: il lavoro non è una lepre, non fuggirà (praca nie zając, nie ucieknie).

Foto: (cc) bandita/ flickr