«Pristina come New York», nuove generazioni crescono

Articolo pubblicato il 03 gennaio 2008
Articolo pubblicato il 03 gennaio 2008

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Moda, musica e tanta voglia di cambiamento. I giovani kosovari vogliono avvicinarsi al resto d’Europa. Idee in movimento che abbiamo carpito tra panne di elettricità e di cartine.

Durante la guerra del Kosovo, la stazione radio Kontakt tentò di far rinascere l'identità urbana di Pristina, che appariva essersi “perduta” nella crisi fra i coabitanti serbi e albanesi. «Ricordando a questa città antichissima – con un suo peculiare stile di vita – la sua natura urbana, potremmo spingere coloro che ora si ignorano reciprocamente per le strade a riallacciare dei contatti». La lettera aperta del fondatore della radio, Zvonko Tarle, al Presidente jugoslavo, Slobodan Miloševi, fu inutile. La stazione radiofonica multietnica fu chiusa dieci giorni dopo, nel 1998.

Folk FM

Oggi Pristina ha un nuovo stile di vita che ruota attorno ai “Pristinali”, gli abitanti della città, specialmente dopo che una nuova stazione radio digitale ha iniziato a ridefinire, nel 1999, l'identità urbana post-bellica della città. «Mi sentivo una merda quando sono tornato, sebbene tutti fossero felici di rivedersi», spiega Dardan Islami, 34 anni, co-fondatore di Radio Urban FM qui in Kosovo e della discoteca Spray Club. Una capitale serba al 100% e disabitata durante la Guerra, è venuta ad esser ripopolata da 200mila nuovi residenti. «Hanno ucciso l'equilibrio», denuncia Islami con una voce da padrino mafioso. «Abbiamo perso la nostra identità in 24 ore con la loro musica folk e il loro modo di vivere così diverso dal nostro».

Treno dell’amore

Urban FM disturbava la “contadina Pristina” con il suo rock e la sua musica elettronica non commerciale. Il 90% di quest'ultima viene da Londra, grazie all'esperienza di Islami, che «ha vissuto la vita nella corsia preferenziale» quando, nel 2006, era stato eletto uno dei primi cinque barman della parte Ovest di Londra. «Assumere un modo di vivere alternativo era difficile», ricorda, in un panorama dominato da Radio Pristina, di proprietà dello Stato, e da piccole stazioni radiofoniche associate. Sei mesi, un’antenna e un trasmettitore dopo, Urban FM lasciò senza parole. Dopo l'11 Settembre iniziò a tradurre le notizie della Cnn a una folla di orecchie curiose di sapere i fatti del momento. Nel 2002 inaugurarono un treno dell'amore con dj multietnici, per ripercorrere le strade dei profughi verso i confini macedone e serbo. Grazie ai 200mila ascoltatori raggiunti nel 2004, nel 2006 l'emittente divenne nazionale, coprendo il 70% del territorio kosovaro. Oggi conta una squadra di undici componenti con una media di 23 anni di età.

A lume di candela

Le luci di un telefonino illuminano una delle finestre del pianterreno dell'edificio fatiscente da cui trasmette Urban FM. La trasmissione condotta in diretta un giorno ogni cinque, stanotte sarà soppressa a causa di un taglio di corrente. Presentatore di Drivetime e membro del programma per la gioventù europea, Barth Shkreli, 23 anni, e dj Strella ci conducono al piano di sopra a lume di candela. Una vasca per i pesci occupa un muro che separa lo studio, con la sua vista notturna sulle colline.

I dj diventano i miei albergatori per la notte a Pristina. Un colpo di fortuna per l'occidentale viziata che sono. Non esiste alcuna vera cartina della città, per non parlare delle guide e degli indirizzi. Jhum, 25 anni, mi dice che se ne esisteva una, non ha mai pubblicizzato il bar “Tusks”, lontano da Viale Madre Teresa, di cui è co-proprietario, avendo paura di quei temuti “contadini” che vi sarebbero potuti arrivare da fuori città. In un altro locale i dj mi presentano scherzosamente alla “figlia del Presidente”, Rea, figlia di Veton Surroi, leader del partito ideologico Ora. Scoop: Dardan Islami ha appena lasciato Urban FM per candidarsi per l'Ora.

Il 50% della popolazione ha meno di 25 anni

In un bar a Shisha, più tardi nella notte, i suoi compagni lo prendono in giro per il suo numero di candidato, il 69. Il suo Partito, Ora, è arrivato ultimo alle elezioni del 17 novembre scorso. E il rapporto delle Nazioni Unite indica che l’81% dei giovani si era impegnato a votare. Ma Islami non rinuncia all’idea di incarnare la voce dei giovani nella politica. Il 21% della popolazione ha tra i 15 e i 25 anni e più del 50% ha meno di 25 anni. «Pensate all’età che avevano solamente otto anni fa. Sono nati in un momento di urgenza, da adolescenti hanno vissuto la Guerra, sono andati a vivere nei campi profughi e sono ritornati nel 1999. Dei bravi ragazzi nonostante l’epoca in cui sono cresciuti! La maggioranza sono studenti. Hanno un diploma e dei progetti di lavoro. Il 99% di loro parla inglese, nonostante pochi abbiamo vissuto all’estero», osserva Islami.

Il 75% dei kosovari utilizza Internet: «Sono pro-occidente», continua Islami. «Ascoltano musica, guardano Mtv, dei film e si può notare anche una certa influenza della moda europea».

Cambiare il domani

Enkeleida Sharti, 32 anni, è arrivata in Kosovo dopo la Guerra nel 2000. Grazie ai fondi privati di suo marito, medico: «È un po’ difficile per una donna farcela da sola», ci confessa. Ha fondato un Istituto d’arte e di moda che festeggia oggi tre anni e inaugura la prima generazione di designer con la consegna dei primi diplomi l’estate prossima. Con lo sguardo rivolto all'Europa, in primavera gli studenti dell'ultimo anno partono per la prima volta per uno scambio. Destinazione: l'Istituto di Moda Burgo di Milano. «Il problema», prosegue l'ex aspirante al titolo di Miss Albania, «sono i criteri differenti per noi, 51 studenti».

Valdrin Sahiti, un ragazzo di Pristina al terzo anno di corso è il solo alla scuola di design. Un altro in Italia sta seguendo il corso di design industriale. «Quest'anno arriveranno due ragazzi nuovi», annuncia il resto della classe. Valdrin, 21 anni, sorride quando gli chiedo se il suo primo diploma in economia e finanza è "ragionevole" in una società ancora patriarcale. «L'arte e la moda non sono le priorità, questo è sicuro. Ma avremo delle ottime carriere perchè il Kosovo non ha dei buoni stilisti», incalza Enkeleida. «Perchè partire? Non siamo così lontani dallo stile di vita europeo. La gente fa shopping. C'è Zara e Mango. Tutti guardano la televisione. Non c'era nulla qui dopo la Guerra e non possiamo avere già ora una cultura radicata nel mondo della moda».

Top model per uno Stato al top

Dhurata Lipovica, 19 anni, aspetta davanti al salone di bellezza Fama. Ha un aspetto esile e un po’ spettrale nella strada buia e piovosa. Dopo aver vinto un concorso ed essere volata a New York per diventare la prima topo model “Ford” nel gennaio 2007, Dhurata ha preferito dare la priorità alla sua famiglia, agli studi e al Kosovo. Durante la Guerra aveva dieci anni e non ha votato alle ultime elezioni. Non sa se si sente europea oppure no «perché nessuno glielo ha mai chiesto». Quando era negli Stati Uniti doveva sempre spiegare dove si trovava il suo Paese. Un’impresa ardua. «Non potevo dire vicino alla Serbia. Nessuno conosce l’Albania, ma sanno collocare l’Italia, fortunatamente». Il mondo della moda è imprigionato dai valori morali, pensa la giovane modella. «Le top model, di solito, dicono agli stilisti cosa fare. C’è del potenziale, ma non ci sono persone sufficientemente preparate. Non ci sono dei veri negozi alla moda, né uomini che fanno sfilate. Conosco un ragazzo che è andato a vivere in Grecia: gli uomini lì sono pagati decisamente meglio. Una mia amica di 18 anni aveva la possibilità di fare l’indossatrice in Italia, ma suo padre non l’ha lasciata partire. Qui si vive con i genitori fino a 25 anni».

Dhurata spera che i valori morali cambino e permettano, per esempio, alle giovani modelle di portare i bikini liberamente durante i servizi fotografici: «Se vogliamo essere allo stesso livello degli europei, dobbiamo cambiare». Adesso Dhurata è studentessa in management all’Università americana del Kosovo e pensa di usare la sua tesi e la sua formazione negli Stati Uniti per aprire un’agenzia di modelle: «Se riusciremo a cambiare le mentalità, diventeremo un grande Paese, anche se il Kosovo è già meraviglioso. Faremo di Pristina una città come New York».

Foto nel testo: Xhoni Depo bar - pronunciato'Johnny Deppo' - ha aperto illegalmente sotto lo stadio di calcio di Pristina un bar alla moda. Miss Albania wannabe ha creato l'Accademia di Pristina dopo gli incoraggianeti di Fernando Burgo, il direttore dell'Istituto di Milano. Dhurata Lipovica è stata formata a New York al Kosovar Albanian il noto fotografo Fadil Berisha (Nabeelah Shabbir)