Prima un buon caffè

Articolo pubblicato il 15 luglio 2003
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Articolo pubblicato il 15 luglio 2003

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Dopo il federalismo, oltre il funzionalismo. Per un'Europa democratica.

Il federalismo europeo è morto. L'idea, lanciata nella sua forma più moderna da Altiero Spinelli nel 1941, quella di un'Europa politica e democratica, sembra oggi collezionare molti meno consensi che in qualsisasi altro periodo storico. Le grandi organizzazioni che hanno fatto la storia del federalismo si limitano ormai al ruolo di comparse del dibattito pubblico, di vestali dell'establishment di Brussel, di ragazze pon-pon di una mesta e pomposa messa in onore dello status quo istituzionale europeo.

Funzionalismo in crisi

Eppure anche il funzionalismo, l'altra grande idea lanciata da Schuman, è oggi esausto. Secondo il geniale ideatore della CECA, l'unione economica avrebbe progressivamente portato - con un effetto a catena - all'unione politica. A cinquant'anni da questa istituzione, però, dobbiamo riconoscere che l'integrazione economica è arrivata agli sgoccioli. Dopo il Mercato Unico, la politica commericiale unificata e l'euro, di economico, in Europa, non c'è quasi più niente da integrare. Ma l'unione politica resta una chimera. La democrazia non è di casa a Brussel. Perché, semplicemente, non esiste un governo responsabile davanti a un Parlamento, e gli Stati conservano le redini del potere.

Ma con un movimento federalista in panne ed un funzionalismo economico che ha ormai dato tutto, come fare per democratizzare l'Unione Europea? Come far scivolare nel politico ciò che resta ancora impigliato nel diplomatico e, tutt'al più, nel tecnocratico? L'UE ha sempre più poteri. Ed è impossibile tornare indietro. Se vogliamo un'UE forte, dobbiamo democratizzarla.

Un'Europa stimolante... come la caffeina

La soluzione potrebbe nascondersi tra le nostre labbra. Le democrazie - dall'antica Atene alla moderna società dell'informazione - sono fondate sul diálogos, sulla parola. E una Torre di Babele come l'Unione Europea di oggi non potrà mai trasformarsi in una polis senza diventare prima un caffè. Il problema è che la diversità linguistica è un ostacolo colossale alla circolazione delle idee. E che senza circolazione delle idee non c'è democrazia.

E' per questo che è nato café babel, il webzine che sfrutta la velocità e l'accessibilità di Internet per offrire, gratuitamente, uno spazio di discussione pubblico aperto a tutte le opzioni politiche e - soprattutto - multilinguistico. Uno spazio nel quale non bisogna conoscere l'inglese per essere cittadini europei. Uno spazio che vuole essere una serra di idee innovative, di proposte e invenzioni politiche. Per migliorare l'Europa di domani. E criticare - in modo costruttivo - quella di oggi. Contro l'ortodossia della conservazione. Senza accontentarsi. E con una certezza: l'Europa, se diventa uno spazio di dibattito fecondo - non è interessante. E' appassionante. E' stimolante. Come la caffeina.

Il ruolo della nostra generazione

Perché è una chance, è un'opportunità. E non è un caso che sia la nostra generazione ad accorgersene. Siamo i primi a vivere l'Europa davvero. Erasmus ne è un esempio - come la mobilità lavorativa, Internet e l'apprendimento delle lingue.

Se questa generazione - la prima, vera "eurogeneration" - decide di impegnarsi, oggi, è per cambiare l'Unione Europea. Per liberare quell'idea di democrazia continentale che scalpita nelle nostre menti. Scegliendo un nuovo funzionalismo, quello che individua nella formula "Internet + multilinguismo" il Carbone e l'Acciaio moderni, i soli capaci di dare l'ultimo colpo di reni sulla strada che porta all'Unione politica.

Prima che il sogno di Spinelli sia finalmente realizzato, prendete un buon caffè, accomodatevi a café babel. Sarà la nostra rivoluzione pacifica e mentale.