Prezzo che paghi, vino che trovi. O forse no.

Articolo pubblicato il 01 settembre 2016
Articolo pubblicato il 01 settembre 2016

"Non si può vivere bene dove non si beve bene", diceva Benjamin Franklin. Parole sante, e non serve nemmeno accendere un mutuo per seguire questa scuola di pensiero: basta sapere dove e come cercare la bottiglia giusta per appagare i vostri sensi.

Si inizia da piccoli, con il cucchiaio di vino rosso messo nel brodo dei tortellini insieme al pepe nero ed al Parmigiano, solitamente dalla nonna. Un attentato alla salute dell'infante giustificato al grido del "Perché fa sangue!", anche se crescendo poi non si capirà mai bene come questo possa eventualmente influenzare le giovanili resistenze dei bambini senza farne dei piccoli alcolisti in erba. Ma è solo da adulti, quando si è finalmente liberi ed economicamente indipendenti (questo non sempre), che per la prima volta ci si avventura per gli scaffali del supermercato alla ricerca della bottiglia perfetta. I primi tempi non sempre rifulgono di gloria enologica: le finanze, si sa, sono quelle che sono, ed i migliori amici delle vostre cene venute fuori dalla ricetta della pasta al forno di mamma saranno molto probabilmente le bottiglie di Verdicchio del 2014 da 1.99 euro in offerta, strategicamente posizionate vicino alle casse. Tuttavia acquisendo esperienza (e denaro, si spera) si inizia mano a mano ad apprezzare anche qualcosa di leggermente più sofisticato (o accettabile, a seconda dei punti di vista), frequentando cantine ed enoteche alla ricerca della bottiglia con il "quid" in più. Ed è qui che i più curiosi ed intraprendenti, iniziando a scrutare gli scaffali del locale, si rendono conto che il proprio acquisto da ben 20 euro (un'enormità, confrontato con i prezzi del Garzellino del Conad ai tempi dell'università) è in realtà una mossa da principianti in grado di smontare qualsiasi autostima e considerazione personale di conoscenza della materia, se confrontata con bottiglie dal valore di cento o mille volte superiore. Un po' ingenuamente, a questo punto, ci saremo tutti fatti questa domanda almeno una volta nella vita: cosa determina la differenza di prezzo tra una bottiglia da 4-5 euro ed una da 200?

Leggi di mercato

«Il prezzo di una bottiglia di vino è funzione di una moltitudine di fattori, ma nel medio-lungo periodo quello che lo determina maggiormente è l'incontro tra domande e offerta, come per qualsiasi prodotto» spiega Fabio Chinnici, docente di Gestione della Qualità presso il corso di laurea in Viticoltura ed Enologia dell'Università di Bologna. «L'offerta è chiaramente determinata dai volumi complessivi prodotti dall'azienda vinicola, ma anche dai volumi prodotti a livello di Denominazione protetta. Anche le tecniche e le tecnologie utilizzate in campo ed in cantina giocano il loro ruolo: ad esempio, le sempre più diffuse e ricercate tecniche dell'agricoltura biologica o biodinamica hanno costi produttivi tendenzialmente più alti. E questo senza parlare di ricerca e sviluppo: gli investimenti sono fondamentali per mantenere il livello qualitativo, nonché intercettare gli orientamenti del mercato e, nella migliore delle ipotesi, anticiparli». Sul lato del consumatore invece sono due i fattori chiave: le conoscenze in possesso di chi beve e l'efficacia delle azioni di marketing e comunicazione dell'azienda. «Con l'aumento della conoscenza delle peculiarità del prodotto il consumatore diviene in grado di decidere se premiarlo (pagando molto) o penalizzarlo (pagando poco o non comprandolo affatto). L'azienda, dal canto suo, promuovendolo in maniera efficace trasferisce al consumatore le informazioni in base a cui quest'ultimo può o meno farsi un'idea sul prodotto e sulla sua convenienza o meno all'acquisto. Un ottimo vino può rimanere invenduto se non viene "comunicato" in modo idoneo, ma vale anche il contrario». Un esempio? Basti pensare all'imponente crescita del mercato di vini naturali, bio e biodinamici, ma anche alla certificazione carbon footprint, senza dimenticare che il giudizio di un esperto assaggiatore di riconosciuta autorevolezza può esaltare o affossare un vino con una semplice pubblicazione su una rivista di settore.

Non è buono ciò che è buono...

Ma non è del tutto corretto affermare che «Il vino che costa di più è quello più buono», e questo per una serie di fattori. «Il gusto costituisce una parte non sempre prevalente della componente del prezzo di un vino» spiega Chinnici. «Produzioni limitatissime di vini provenienti da Chateau francesi e prodotti decenni or sono possono avere prezzi molto elevati, pur con notazioni organolettiche probabilmente vicine alla semplice soluzione idroalcolica. È innegabile che per questi vini la componente legata al territorio di partenza, alla tradizione e alla "fama" incide in maniera molto importante sul prezzo finale». Senza contare inoltre che il "buon vino" è un concetto legato fortemente al gusto personale. «Un buon vino è quello che ti piace. È pressoché impossibile stabilire una definizione univoca di "buon vino". Al contrario, alcuni di quelli che vengono comunemente definiti "difetti" possono contribuire all'apprezzabilità del vino degustato da parte di alcuni consumatori". Un anziano agricoltore, abituato ad anni di "vino fatto in casa», sarà difficilmente attratto da un vino più fresco ed acido, magari frizzante, apprezzato da una platea più giovane.

Supermercato o enoteca?

Buone notizie dunque: non serve avere una bottiglia di Brunello del Greppio di Biondi Santi in cantina (valore di mercato attuale: circa 500 euro) per poter affermare di bere del buon vino. Anche se bisogna comunque fare attenzione al prezzo: «Al di sotto di una soglia di prezzo che possiamo definire critica (5-6 euro) il rischio di acquistare vini decisamente scadenti aumenta in modo esponenziale. Per contro, già nella fascia compresa tra i 5 e i 10 euro è possibile acquistare vini dalle pregevoli caratteristiche sensoriali» afferma Chinnici. Ma anche il luogo dove si acquista il vino ha la sua importanza: «Se da un lato i supermercati garantiscono la possibilità di spuntare prezzi più convenienti, dall'altro si rischia una minore cura delle condizioni di esposizione della singola bottiglia in termini di tempo medio di permanenza sullo scaffale e temperatura. Chiaramente questo problema non si ha (o non si dovrebbe avere) parlando di negozi specializzati ed enoteche: oltre alla maggiore attenzione a queste variabili, si aggiunge sovente la ricercatezza delle etichette proposte, frutto della personale esperienza del gestore».

A conti fatti, se bere bene appare come una priorità imprescindibile per qualsiasi seguace del buon Bacco, è vero anche che quel che si beve non è l'etichetta, e che l'esperienza del vino è un qualcosa di personale che rimarrà comunque un mistero per chiunque ci circonda. D'altronde lo diceva anche Salvador Dalì: i veri intenditori non bevono vino, degustano segreti.