Presidenziali irlandesi: in lizza un democristiano e tre candidati Gay!

Articolo pubblicato il 16 settembre 2011
Articolo pubblicato il 16 settembre 2011
Cosa hanno in comune un cronista sportivo di 81 anni, un opinionista del programma televisivo “The Dragon’s Den” e un attivista per i diritti civili (il senatore David Norris, nella foto)? Sono tutti candidati alla Presidenza dell’Irlanda. Se da un lato il governo fa di tutto per difendere “la più alta carica politica del Paese”, dall’altro i cittadini ribollono di rabbia.
Tornata elettorale molto attesa dunque, quella prevista per il 27 ottobre.

Qualche settimana fa, dal popolare quartiere georgiano di Dublino, il candidato favorito nei sondaggi, David Norris, ha annunciato il ritiro della sua candidatura. «Ho dimostrato che oggi finalmente è possibile per un gay aspirare alla Presidenza di questo Paese», ha dichiarato orgoglioso davanti a un gruppo di giornalisti schierati. «Essere eletto Presidente sarebbe stata l’occasione di estendere questa possibilità ad ogni cittadino; purtroppo però sono costretto a rinunciare», ha aggiunto. Al termine del discorso, quasi a voler chiosare la sua faticosa e a tratti drammatica avventura elettorale, ha voluto ricordare le parole del drammaturgo irlandese Samuel Beckett e il suo invito a «Provare ancora. Fallire ancora. Fallire meglio!»

Un candidato dichiaratamente omosessuale, difensore dei diritti civili e politicamente indipendente

La sconfitta è qualcosa che gli irlandesi hanno imparato a conoscere bene. Per molti, vedere eletto un Presidente dichiaratamente omosessuale, attivista per i diritti civili e lontano dalle logiche di partito, sarebbe stata l’occasione perfetta per fare piazza pulita di quella casta di corrotti faccendieri imputati di aver portato l’Irlanda al tracollo economico.

Per tentare di riconquistare i favori della gente, una settimana prima del ritiro di Norris, il partito Fianna Fáil ha scelto di candidare il volto noto della TV GayByrne (gay di nome, non di fatto), il quale ha invece finito per suscitare le ire del pubblico, dichiarando che l’Irlanda è governata da “quei pazzi di Bruxelles”. La scelta si è rivelata talmente fallimentare da costringere il partito a non presentare, per la prima volta nella sua storia, nessun candidato alle presidenziali. Ciononostante, al momento, a salire sul carro dei vincitori sembrano essere ancora i partiti della destra cattolica. Norris, abbandonato dai suoi sostenitori, si è infatti visto costretto a rinunciare alla corsa in seguito alle polemiche suscitate dalla famosa lettera, in cui chiedeva clemenza per il suo ex compagno attualmente in carcere per stupro. La perdita dell’appoggio elettorale poi, è costata a Norris, poco prima favorito nei sondaggi, la possibilità di essere eletto, facendogli così sfumare davanti agli occhi un’occasione irripetibile.

Malcontento generale

Nel frattempo, il partito conservatore Fine Gael ha scelto di candidare il democristiano Gay Mitchell, che ha mantenuto, lui sì, l’appoggio politico, nonostante le continue richieste di clemenza. Legato al cattolico Dignitatis Humanae Institute e all’Istituo anti-gay “Iona”, ha approvato le proposte di Rocco Buttiglione che in veste di deputato europeo aveva definito l’omosessualità un “peccato”. Secondo Sorcha McElrenny , studentessa a Dublino, “Gay Mitchell rappresenta tutto ciò da cui questo Paese cerca di scappare da decenni. Siamo rimasti tutti male nel vedere Norris costretto a ritirarsi. Norris era la nostra occasione di dimostrare il cambiamento in corso in questo Paese. Un’occasione che ci hanno strappato via”.

Il malcontento dunque non si placa, e anzi aumenta man mano che si scorrono i nomi de nuovi candidati: Séan Gallagher, opinionista della trasmissione Dragon’s Den, Gerry Adams, storico rappresentante del partito repubblicano Sinn Féin, l’ottantunenne commentatore sportivo Michael O' Muircheartaigh e infine Dermot Mulqueen, l’esperto agronomo che propone la fondazione di una nuova capitale e l’eliminazione di un nemico chiamato “fruttosio”.

Il 27 Ottobre

Non stupisce dunque che a poche settimane di distanza dall’annuncio di Norris, un terzo degli intervistati sperino che si ripresenti, anche perché è stata avviata una nuova campagna per rimetterlo in corsa. Secondo il sito WeWantNorris.com, “l’apparato politico, arcaico e antidemocratico irlandese, ostacola Norris perché è apertamente un difensore dei diritti umani. Non abbiamo voce in capitolo quando si tratta di scegliere il candidato alla Presidenza”. Nella stessa ottica vanno letti i commenti apparsi sulla pagina Facebook "David Norris for President", sintomatici di una rivolta in cui credono in molti: “Noi, popolo d’Irlanda, chiediamo il diritto di votare per dei candidati scelti da noi, non dalla casta dei politici” e “Non ci farete desistere. Non avete di fronte una persona sola ma una Nazione intera!”

Immagini: in alto (©) da ilovelimerick.ie; al centro: Norris © dalla pagina officiale del gruppo su Facebook Senator David Norris for President'; in basso: manifesto elettorale informatique/ Flickr