(P)orto Botanico

Articolo pubblicato il 16 febbraio 2016
Articolo pubblicato il 16 febbraio 2016

Non solo verde: oltre alle 12mila specie di piante che ne fanno il giardino più grande d'Italia, l'Orto Botanico di Palermo sta diventando centrale nell'organizzazione di convegni scientifici ed eventi culturali, come Una Marina di Libri dal 9 al 12 giugno. Un giro nel giardino botanico che piace tanto a stranieri e croceristi.

Piace più ai croceristi e agli stranieri che ai palermitani. È questa la prima impressione che riceviamo visitando l’Orto Botanico di Palermo, che con i suoi dieci ettari di giardino in cui ospita oltre dodicimila specie di piante, è il più grande d’Italia e tra i più importanti d’Europa. Di europeo l’Orto Botanico ha tanto, a partire dal suo ideatore, l’architetto francese Léon Dufourny, che nel 1789, reduce da un Grand Tour che gli fece apprezzare i templi di Segesta, Agrigento e Selinunte, decise di riportarne gli stilemi nel Gymnasium dell’Orto, l’edificio centrale in ordine dorico, e nei Tiepidarium e Calidarium, corpi laterali e fulgidi esempi di architettura neoclassica a Palermo.

L’Orto Botanico ha fin dalle sue origini la vocazione ad ospitare piante, alberi, fiori ed erbe provenienti da tutte le latitudini, anche tropicali, e forte fu la storica collaborazione con l’Orto di Berlino diretto da Adolf Engler, che consentì di importare e conservare collezioni provenienti anche da Australia, Sud America, Giappone e Africa. Il botanico tedesco è anche l’inventore di una tassonomia delle piante, il sistema Engler, che l’Orto ancora oggi adotta, ricevendone un dna internazionale che lo fa amare agli stranieri e sottovalutare ai palermitani: compiendo un tour del giardino in una mattinata invernale preceduta da giorni di forte vento, abbiamo registrato lamentele ingenerose da parte dei visitatori palermitani, subito pronti a indignarsi per qualche ramo spezzato e non prontamente rimosso in un’area davvero vastissima. Le accuse di incuria si ripetono anche sul libro visite e su Tripadvisor. Diverso, invece, ci è parso l’atteggiamento degli stranieri, che oscilla tra l’interesse dello studioso per le piante officinali e lo sbalordimento del fotografo davanti al grande Ficus Macrophylla. Si tratta di un target molto importante per l’Orto Botanico di Palermo, perché sono circa 10mila i croceristi di Costa Crociere, MSC Crociere e Royal Caribbean che settimanalmente si alternano negli sbarchi al Porto di Palermo. E anche durante il nostro tour nel giardino incontriamo parecchi russi, francesi e inglesi.

Attrazioni naturali

Ma cosa trova il visitatore all’interno dell’Orto Botanico? Oltre ai già citati ficus, i più grandi d’Europa, in primavera è straordinario l’Acquaryum, caratterizzato da una splendida vasca puntellata da ninfee in fioritura.

Il palmeto di Villa Bonnano è il più grande d’Europa, ma quello dell’Orto Botanico ospita più varietà concentrate nello stesso luogo: si va da palme che crescono con temperature anche sotto zero, a quelle abituate a sopportare anche cinquanta gradi. Spettacolare è anche il Bambù Gigante, che cresce fino a trenta centimetri al giorno, mentre il Ginkgo Bilboa è una pianta preistorica asiatica.

Tra corisie, agrumeti e fioriture di ogni tipo, meritano una visita anche la Serra Carolina, che ospita la pianta del caffè e la mimosa sensitiva, e la Serra della Regione, che vanta molte specie tropicali. C’è poi un’area dedicata alle erbe aromatiche. Un ricercatore ha ricavato un estratto antitumorale dall’aloe, così si possono portare a casa alcune foglie della piante con una libera offerta. Quasi tutte le piante sono individuabili grazie a delle targhe: l’Orto Botanico ha un suo targhettificio che le produce anche in linguaggio Braille per ipovedenti.

Verso l’Orto 2.0

L’Orto Botanico è gestito dal Dipartimento di Scienze Botaniche dell’Università degli Studi di Palermo: c’è quindi molta attenzione ai convegni di natura scientifica e negli ultimi anni stanno diventando numerosi e prestigiosi gli eventi a carattere artistico e culturale. Vale la pena ricordare, tra le varie manifestazioni, la mostra mercato della biodiversità La Zagara, ospitata da molti anni con espositori provenienti da tutta Italia. Notevole è stato il successo (oltre 3mila visitatori solo nelle prime settimane) della mostra scientifica multimediale del 2011 Antartide, un continente in equilibrio precario, del ricercatore palermitano Antonio Mirabella. L’arte è entrata all’Orto Botanico con la performance della guatemalteca Regina José Galindo, l’outsider art di Annamaria Tosini e la recente AntologicaMenteBottari dell'omonimo artista palermitano.

Dal 9 al 12 giugno ci sarà anche Una Marina di Libri, ormai considerato il festival di editoria indipendente più importante del Sud Italia. Una politica culturale che se ben organizzata potrà portare grandi benefici all’Orto Botanico in termini di visibilità e pubblico: ospitando Le Vie dei Tesori nel 2014, in un solo weekend furono ben 1750 i visitatori, senza contare che questi appuntamenti diventano virali nel web e producono una grande risonanza.

Altro spazio da scoprire è l’Erbario, una sorta di biblioteca dove vengono conservati i vari essiccati raccolti dai ricercatori, accessibile a tutti gli studiosi. Si sta procedendo alla digitalizzazione tramite scanner e accesso a internet, e l’Orto di Berlino ha donato diversi erbari che arricchiranno quello palermitano. Si ragiona poi su come sfruttare le nuove tecnologie ed è vicina la dotazione di tablet per consentire un servizio audio e video guida ai visitatori.

Teorie evolutive

Da ottobre la nuova direttrice è Cristina Salmeri, con un passato alle Università di Ferrara, Roma e Catania. A lei spetterà dimensionare correttamente il numero degli addetti e di gestire la disponibilità di Unicredit a donare all’Università di Palermo un terreno di proprietà della Banca, con l’intento di aderire al progetto di ampliamento dell’Orto Botanico. Un’operazione non semplice, perché l’area interessata è ubicata aldilà di via Tiro a Segno. Altra infrastruttura da valorizzare è il Gasometro, un’opera di archeologia industriale risalente agli anni Trenta, per il quale esistono numerosi progetti mai realizzati.

C’è anche un café - punto ristoro che collega il giardino ai dipartimenti universitari di via Archirafi, da qualche anno in attesa di autorizzazioni per essere aperto. Da espandere sarebbe il bookshop, angusto e poco fornito, mentre ci si chiede che senso abbia prevedere il biglietto da un euro per gli studenti universitari che comunque possono sempre entrare da via Archirafi: tanto vale abolirlo del tutto. Ma la priorità per un immediato ritorno d’immagine e pubblico, resta lo sviluppo di sinergie con il Porto di Palermo, per intercettare con politiche mirate il turismo internazionale e dei croceristi. Un target di appassionati che in patria, nella prima serata televisiva, fa vincere la guerra degli ascolti a certi reportage su ecologia, botanica e giardinaggio che in Italia interessano a pochi.